domenica, Novembre 17

Nuova base militare della Russia in Kirghizistan: stabilità o neo-imperialismo? Dinamiche sullo scenario centro-asiatico: possibile un nuovo insediamento militare russo nel sud del Kirghizistan con un incremento della presenza militare russa nel Paese. Ne parliamo con Ross Feingold

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L’obiettivo di un possibile nuovo insediamento militare russo nel sud del Kirghizistan, secondo quanto dichiarato dal Presidente Vladimir Putin, è la «sicurezza e stabilità in Asia centrale», ma potrebbe esserci molto altro.

La base russa presente in Kirghizistan, precisamente nella città di Kant, situata in prossimità del confine russo, può rappresentare un elemento di partenza di qualcosa di più grande.
Aperta nel 2003, sotto la coordinazione comune degli Stati appartenenti alla CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), organizzazione dei trattati di sicurezza collettiva tra quattro ex Repubbliche sovietiche (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Tagikistan, Russia e Kirghizistan), la base di Kant comprende, dal 2012, altre quattro strutture militari sparse nella Repubblica asiatica e raggruppate in un’unica entità.

Attualmente la Russia ha una presenza abbastanza limitata di aerei ed elicotteri d’attacco (classe Su-25 e Mi-24), perciò una seconda base, in particolare nel sud del Paese, conferirebbe una maggiore presenza strategico-militare in uno scenario con altalenanti dinamiche politico-sociali.

Le relazioni bilaterali russo-kirghise sono definite ‘tradizionalmente amichevoli’ e contraddistinte da floridi rapporti commerciali, il tutto rafforzato nel tempo da imponenti investimenti da parte della Federazione, sopratutto a sostegno delle difficili dinamiche sociali e religiose all’interno del Paese.

Lo scorso marzo, durante una conferenza bilaterale a Bishkek, la Federazione Russa e il Kirghizistan hanno firmato in totale 16 accordi intergovernativi, in cui i temi principali variavano dal processo d’integrazione nel quadro dell’Unione Euroasiatica (Uee) a nuovi complessi agroalimentari per la regione, in segno simbolico il Presidente Vladimir Putin, presente alla conferenza, ha invitato l’omologo kirghiso per un incontro a Mosca.

Lo scacchiere centro-asiatico avrebbe, quindi, delle pedine in più, con queste mosse Putin si avvicinerebbe in modo più concreto alla sua idea di affermazione mondiale della potenza russa e, con molta probabilità, anche in risposa alle recenti attività cinesi nella stessa area geografica.

Esempi eclatanti di queste politiche cinesi sono il ‘Memorandum of cooperation  2008/2010’, firmato nel 2007, che ha portato ad un aumento delle esportazioni del petrolio kazako e ad una massiccia diversificazione degli investimenti, attualmente il primo partner commerciale kazako è proprio la Cina con un export superiore di quasi un miliardo di dollari rispetto alla Russia, scavalcandola quindi nelle gerarchie commerciali.

Che la più grande paura di Putin sia proprio la Cina? Il mercato delle ex Repubbliche sovietiche sembra essere, quindi, vulnerabile, prova evidente è il nuovo progetto cinese  ‘One Belt, One Road’, che coinvolge attivamente questi territori con investimenti mirati sulle infrastrutture come ferrovie ed autostrade e fonti energetiche come centrali elettriche. In questi ambiti la Federazione Russa sembrerebbe in svantaggio, in modo particolare nel lungo periodo, data l’enorme capacità manifatturiera cinese, di gran lunga superiore a quella russa, infatti la Russia continua a mantenere il solo primato nell’esportazione di gas, greggio e rifornimenti militari.

Che sia quindi la mobilitazione militare il miglior segnale da parte di Putin all’ingerenza cinese? Queste vicende sono in continua evoluzione e si preannuncia una partita a scacchi silenziosa tra due grandi potenze, una emergente e dinamica ed un’altra che vuole ritornare ai fasti di un tempo nell’ambito internazionale. Se si rivelerà in modo eclatante questa disputa non si può sapere con certezza, di fatto adesso le pedine si stanno muovendo e perciò dobbiamo solo attenderePossiamo, però, provare a capire qualcosa in più di queste dinamiche centro asiatiche, lo abbiamo fatto intervistando Ross Feingold, analista politico in Asia che sovente ci aiuta addentrarci nei meandri della politica asiatica.

 

Parliamo subito degli obiettivi economico-strategici della Cina nell’area centro-asiatica.

La Cina ha numerosi obiettivi economici e strategici in Asia centrale (le ex repubbliche sovietiche di Kazachistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan). Per la ‘Belt One Road’, l’Asia centrale è una via terrestre fondamentale per il trasporto merci su rotaia verso l’Europa. Anche se è improbabile che la ferrovia sia più economica o più efficiente del mare per gli anni a venire,  per i leader cinesi è prudente continuare ad adottare queste strutture (ferrovie, magazzini, ecc.) in caso di volatilità dei prezzi del trasporto marittimo o della sua sicurezza. Anche se il Kirghizistan e il Tagikistan non esportano energia, gli altri Paesi dell’Asia centrale lo fanno, e sempre di più in Cina piuttosto che in Russia. Per la Cina è una fonte di gas naturale e petrolio per aumentare le riserve già presenti, e una via di rifornimento più veloce per le vaste regioni occidentali, in cui queste risorse possono arrivare dal confine e non dai lontani porti della costa orientale. Gli Stati centro asiatici, come molti altri Stati nel mondo soprattutto nel sud e sud-est asiatico, non hanno una propria capacità produttiva, sono quindi mercati per le merci prodotte in Cina. Si va dai beni a buon mercato ai costosi prodotti informatici, a questo proposito la Cina ha poca concorrenza da parte della Russia, la cui capacità produttiva è molto inferiore. Un obbiettivo strategico sempre più importante per la Cina è quello di garantire che gli Stati dell’Asia centrale cooperino nella gestione della continua minaccia da parte delle organizzazioni terroristiche islamiche e del movimento separatista nello Xinjiang. Nell’era post 9/11, la Cina ha aumentato la cooperazione antiterrorismo con i suoi vicini. Recentemente, questi vicini di casa collaborano al rimpatrio degli uiguri della provincia dello Xinjiang, che cercano rifugio temporaneo nei Paesi vicini dell’Asia centrale, che sono etnicamente simili e che condividono la religione islamica. Sebbene la critica globale alle politiche della Cina nello Xinjiang sia recentemente aumentata in modo significativo, i Paesi dell’Asia centrale continuano a cooperare con la Cina. In Asia centrale la maggior parte dei sistemi politici non ha democrazie di stile occidentale e il trasferimento democratico del potere e raro. Più in generale, l’impegno della Cina in questa regione attraverso la cooperazione commerciale e di sicurezza amplia il numero di Paesi che non faranno commenti sullo stile di governance, sulla situazione dei diritti umani o sul trattamento delle minoranze religiose ed etniche. La Cina desidera, quindi, sviluppare ulteriormente l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai come piattaforma di cooperazione non solo in materia di sicurezza, su cui si è concentrata inizialmente la SCO, ma anche in altri settori, come il commercio. Se ciò dovesse accadere, potrebbe indebolire l’influenza russa in Asia centrale, e in particolare indebolire le organizzazioni dei Paesi dell’ex Unione Sovietica come l’Unione economica euroasiatica (che comprende il Kazakistan e il Kirghizistan) e l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (che comprende il Kazakistan, il Kirghizistan e il Tagikistan).

La Russia può tentare di inserirsi in veste di antagonista in queste dinamiche tramite la disposizione di contingenti militari nelle ex Repubbliche sovietiche?

Tra gli Stati successori dell’ex Unione Sovietica sono presenti le Repubbliche centro-asiatiche e la Russia risente fortemente l’ingerenza di altri Paesi, in particolare nella sua capacità di guidare le loro politiche estere, commerciali e di sicurezza, da qualunque fronte provenga, come da Stati Uniti, Unione Europea, Iran o Cina. Tuttavia, la realtà e che l’influenza russa in queste ex Repubbliche sovietiche si sta evolvendo e, potenzialmente, indebolendo. La Russia può offrire reti commerciali e protezione attraverso varie organizzazioni, come la Comunità degli Stati Indipendenti, l’Unione Economica Eurasiatica e l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. La Russia è anche una fonte di armi ed altre attrezzature militari. Molti cittadini dei Paesi dell’Asia centrale lavorano in Russia e versano grandi somme di denaro ai loro parenti, un importane contributo alle economie di questi Paesi che non vuole essere messo a repentaglio. La capacità della Russia di offrire aiuti, o attrezzature militari scontate è però suscettibile alle variazioni dei prezzi di mercato del petrolio e di altre esportazioni chiave come il gas naturale, il che aggiunge volatilità alle relazioni bilaterali della Russia con i paesi dell’Asia centrale. La Cina può offrire vantaggi più tangibili ed immediati. Ciò include investimenti in infrastrutture quali reti di comunicazione, strade e ferrovie (anche se vi è il rischio di una trappola del debito e/o di perdere il controllo di tali beni a favore della Cina), la costruzione d’impianti per la lavorazione delle risorse naturali, nonché l’acquisto di risorse naturali e di prodotti agricoli. Una cosa che ha offerto un grande vantaggio alla Russia è stata la continuità di Vladimir Putin come Presidente o Primo Ministro. I Paesi dell’Asia centrale lo conoscono bene (soprattutto perché i cambiamenti di leadership in questi Paesi sono anch’essi rari), e lui conosce bene i suoi omologhi e gli attori economici chiave della regione. La Cina non può competere con questi legami, anche se la situazione potrebbe in futuro cambiare se il Presidente Xi Jinping rimarrà incarica per anni in futuro, ora che i limiti di durata del mandato sono stati eliminati. Indipendentemente da ciò, se la Cina non è in competizione sulle relazioni diplomatiche, lo è invece con il denaro contante. Si tratta di una grande sfida da superare per la Russia.

Con l’abbandono della base americana in Kirghizistan si apre un vuoto di potere sullo scenario?

Dal punto di vista degli Stati Uniti, la chiusura, nel 2014, del Manas Transit Center ha creato un ostacolo alla fornitura di truppe in Afghanistan e privato di una presenza altamente visibile in Asia centrale. Tuttavia, l’Esercito statunitense può adattarsi a tali situazioni grazie alle sue straordinarie risorse e capacità, tra cui personale, budget, attrezzature e tecnologia. Se gli Stati Uniti avessero la necessità di far volare personale e forniture a bersagli o teatri di operazioni da località terrestri o marittime più lontane, sarebbero in grado di soddisfare le proprie esigenze in una eventuale missione e quindi di mantenere una presenza di alto profilo in Asia centrale. Gli Stati Uniti hanno anche la capacità di mantenere la propria influenza invitando militari dell’Asia centrale a partecipare ad esercitazioni militari multilaterali tenute altrove, cosa che Cina e Russia fanno, ma non così spesso o in tanti posti nel mondo come fanno gli Stati Uniti. Presumibilmente né la Cina, né la Russia sono state in grado di approfittare della chiusura del Manas Transit Center. La loro influenza in Kirghizistan continua a basarsi sui punti di forza e di debolezza di Cina e Russia nel commercio, nelle infrastrutture e in altri investimenti e in materia di cooperazione nell’ambito militare, la Russia detiene vantaggi storici, per adesso, ma la Cina possiede un crescente vantaggio a lungo termine.

Quanto le risorse presenti in queste aree possano rendere inevitabile uno scontro Cina Russia? e se si di quale tipo e entità?

Ogni Paese dell’Asia centrale ha i suoi punti di forza nelle risorse naturali. Il Kazakistan possiede petrolio e gas, il Kirghizistan possiede risorse minerarie (ma poco petrolio e gas naturale), l’Uzbekistan possiede cotone, oro e gas naturale, il Tagikistan ha carbone (con piccole quantità di petrolio e gas naturale) ed infine il Turkmenistan possiede anch’esso petrolio e gas naturale. La Russia è il partner d’investimento che i Paesi dell’Asia centrale conoscono meglio, ma spesso può essere un partner d’investimento solo per i settori dell’industria petrolifera e del gas (upstream, midstream e downstream). Le aziende cinesi possono invece essere sia partner per investimenti che acquirenti per la merce prodotte nelle repubbliche. Considerata la debolezza della Russia nel settore manifatturiero, viene, invece, sfoggiata con orgoglio la sua capacità (sia dal Governo che dalle principali aziende russe) di svolgere un ruolo chiave nell’industria globale delle risorse. Quando i prezzi di mercato sono elevati il Governo russo e le aziende ne traggono enormi profitti dando al Governo un grande impulso alla capacità di realizzazione degli obbiettivi di politica estera. Quando i prezzi sono bassi, invece, la Russia perde dinamismo economico e allo stesso tempo capacità di realizzazione degli obbiettivi di politica estera, riuscendo comunque a mantenere un’influenza grazie alla sua entità nelle industrie  delle risorse energetiche globali, dall’estrazione e raffinazione mineraria fino ad altri servizi downstream. A parte lo storico vantaggio nell’ambito diplomatico, la Russia sembra trovarsi in una situazione di svantaggio per il futuro. Dal punto di vista economico, la Cina ha semplicemente di più da offrire ai Paesi dell’Asia centrale. È molto probabile che la Russia cercherà di offrire altri incentivi ai Paesi dell’Asia centrale per mantenere la sua influenza. Ciò potrebbe includere la cooperazione militare (compresa la vendita di armi), incontri al vertice più frequenti con il residente Putin e con una maggiore agevolazione per i lavoratori espatriati dall’Asia centrale che trasferiscono il denaro in patria. Passando dalla presenza in Siria con un ruolo di supporto al Governo di Bashar al-Assad nella guerra civile ed arrivando fino al più recente ruolo di supporto al Governo venezuelano di Maduro, è chiara la sorprendente capacità di Putin di rimanere rilevante anche quando i prezzi delle materie prime diminuiscono e la Russia non ha altri beni da immettere nel mercato oltre le risorse energetiche. Questo ci dimostra che anche se la Cina ha più da offrire, la Russia troverà il modo di rimanere rilevante in Asia centrale. Con l’espansione delle presenza della Cina in questi Paesi, sia attraverso il Belt One Road, sia come partner d’investimento di risorse che come cliente di prodotti locali, l’Asia centrale si raffigura certamente come un fattore che può causare un deterioramento delle relazioni bilaterali, attualmente stabili, sino-russe.   

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