venerdì, Dicembre 13

Nucleare: ok, ma a giugno

0

La notizia è giunta pochi minuti fa: «Sono stati fatti abbastanza progressi per continuare a negoziare fino al 30 giugno». Per tanto l’accordo sul nucleare iraniano c’è, ma è rimandato a giugno. In serata è prevista una conferenza stampa per i dettagli.
«Ci sarà un comunicato formale e pubblico», ha chiarito il capo della diplomazia di Teheran, Mohammad Javad Zarif, aggiungendo che il comunicato «non è ancora stato preparato» e verrà letto prima in inglese, dal capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini, e poi in farsi dall’iraniano Zarif. L’obiettivo dei negoziati di Losanna, in Svizzera tra i Paesi del P5+1 (Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e Germania) e Teheran era di giungere a un accordo preliminare sul programma nucleare iraniano. La scadenza iniziale per questa prima tappa era quella del 31 marzo, ma è stato deciso di andare oltre fino alla giornata di quest’oggi. Per raggiungere un accordo «mancano letteralmente gli ultimi passi, e persino, in alcuni casi, mezzo passo», aveva detto nel tardo pomeriggio il Ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov.

Non si hanno ancora notizie dei 535 studenti dopo l’attacco da parte del gruppo estremista islamico somalo Al-Shabaab -guidato da Mohamed Dulyadin– al campus universitario di Garissa, nell’est del Kenya. Mentre le forze di sicurezza sono ancora al lavoro per risolvere la questione, si contano i morti che per ora sarebbero più di 70, alcuni dei quali decapitati. Nell’attacco -cominciato all’alba- i feriti hanno già raggiunto il numero di 79. I jihadisti hanno preso d’assalto il campus intorno alle 04:30 ora italiana: hanno sparato alle due guardie al cancello di ingresso e poi, una volta entrati, hanno aperto il fuoco a caso, prima di asserragliarsi in uno dei dormitori.
Resta imprecisato il totale di studenti e professori cristiani in ostaggio, che sarebbero la maggior parte. Il Ministero dell’Interno di Nairobi ha comunicato che sono stati rintracciati 280 degli 815 del Garissa University College e che è stato aperto un ponte aereo per trasportare i feriti più gravi negli ospedali della capitale. Tre delle quattro residenze universitarie -composte da circa 20 edifici situati a un km dal capoluogo- sono già state liberate grazie ad Esercito e Polizia; resta solo la quarta all’interno della quale sono presenti i terroristi. Il gruppo armato Al-Shabaab è in guerra con la vicina Somalia ed è stato più volte dichiarato dai loro miliziani che è loro compito «uccidere quelli che sono contro gli Shabaab», ha riferito uno dei portavoce, Sheikh Ali Mohamud Rage. Gli attacchi degli islamisti somali si sono moltiplicati sul territorio keniota negli ultimi anni. Dopo aver colpito località turistiche e scuole e aver causato 200 morti solo nel 2014,  si sono ulteriormente intensificati dopo l‘offensiva militare lanciata da Nairobi in territorio somalo nell’ottobre 2011. Le zone più interessate sono quella attorno alla frontiera con la Somalia, 700km, le aree di Mandera, Wajir ed anche Garissa ma l’attentato più sanguinoso resta quello di settembre 2013, quando gli Shabaab aprirono il fuoco sul centro commerciale Westgate nel cuore di Nairobi, uccidendo 67 persone. Secondo le autorità keniote di 815 studenti, ne mancherebbero per ora all’appello esattamente 535, ha riferito il Ministro degli Interni, Joseph Nkaissery. Intanto sulla mente dell’attacco, Mohamed Dulyadin è stata offerta dai servizi segreti kenioti una taglia di 200mila euro su chiunque ne dia notizie.

Una terrorista, che pare indossasse un giubbotto esplosivo, è crollata al suolo uccisa. Il suo compagno è invece fuggito, ma poco dopo è stato catturato e non ci sono state per ora rivendicazioni. La stampa ipotizza una nuova azione Dhkp-C e le conseguenze dell’attacco avvenuto oggi contro la sede della Polizia di Istanbul sono state decine di arresti. Oltre 50 presunti militanti della sinistra del Dhkp-C, considerato fuorilegge in Turchia, sono stati arrestati dai militari. Altri 29 persone sono state fermate ieri stesso in 4 provincie per presunti legami con l’organizzazione, una cui cellula ha rivendicato il sequestro e l’uccisione del giudice Mehmet Selim Kiraz, che stava indagando sulla morte di Berkin Elvan, il quindicenne colpito alla testa da una capsula di gas lacrimogeno durante le proteste di Gezi Park.  Solo nelle città di Smirne, Antalya ed Eskisehir 32 ragazzi agli arresti, parecchi trattenuti anche nell’università del Bosforo solo per aver esposto la foto di uno dei sequestratori del magistrato. I fatti di questi due giorni stanno mettendo in ginocchio la Turchia e sembrano tuttavia giocare a favore di Erdogan, spingendo gli elettori Akp (Partito islamico di cui Tayyip sarebbe il più alto esponente) a tornare verso la ‘stabilità’ del partito al potere che sta lentamente trasformando l’opera di laicizzazione di Ataturk in una vera e propria islamizzazione radicale al pari dell’Iran.
Le elezioni politiche previste per giugno avrebbero stavolta una posta in gioco molto alta data la perdita di consenso del capo turco. Il ‘sultano’ chiede una forte maggioranza assoluta per cambiare la Costituzione e imporre un regime super-presidenziale tagliato su misura per lui. Dopo aver espulso i giornalisti anti ‘regime’ dai funerali del PM  -che era riuscito a ottenere dal comando della Polizia i nomi dei tre agenti vicini a Berkin Elvan quando questi fu colpito- la Turchia si conferma una delle peggiori ‘democrazie’ per la libertà di stampa, oltre a detenere il record europeo (e non solo) di giornalisti incarcerati. La situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi in prossimità delle campagne elettorali nella prossima e decisiva elezione di fine primavera.

Proseguono i raid da parte della coalizione capeggiata dai sauditi sullo Yemen contro i ribelli Houthi. Intensi combattimenti stanno avvenendo ad Aden dove almeno 44 persone, di cui 18 civili, sono rimaste uccise in scontri fra i ribelli sciiti e i sostenitori del Presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Funzionari in servizio presso il porto di Aden hanno intanto smentito le notizie relative all’arrivo di truppe straniere nello scalo marittimo yemenita in cui pare che i militari avvistati sulle banchine avrebbero fatto parte dell’equipaggio di una nave cinese, inviata da Pechino per evacuare 230 cittadini stranieri ma di cui solo 34 sarebbero salpati per l’intensificarsi degli scontri. Le milizie degli sciiti hanno intanto espugnato il palazzo presidenziale di Aden, strategica città portuale dello Yemen e seconda capitale del Paese.

Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov definisce come «un classico esempio di demonizzazione della Russia» la notizia di alcuni quotidiani britannici, secondo cui il leader del Cremlino stia minacciando l’uso dell’arma nucleare contro gli Stati Baltici, per costringere la Nato ad arretrare dai suoi confini -oltre a fornire armi di Paesi Nato a Kiev- sono proseguiti i negoziati sul nucleare iraniano.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore