giovedì, Dicembre 12

Nord-Sud e le banche field_506ffb1d3dbe2

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La situazione economica internazionale e quella europea attirano l’attenzione di mass media e cittadini e in questo contesto, nelle ultime settimane, ha ricevuto ampio spazio la futura attività di vigilanza della BCE (Banca Centrale Europea) sulle banche più grandi dell’Area Euro e quali risvolti tale vigilanza comune potrà avere sui sistemi bancari europei. Al contempo, però, si tende a dimenticare che in ambito bancario esistono diversità non solo a livello internazionale, ma anche tra le regioni italiane. Infatti, cittadini, istituzioni e organi di informazione sembrano trascurare gli indicatori che segnalano l’esistenza di ampie differenze tra le aree del Paese.

Al fine di analizzare queste differenze territoriali utilizzeremo alcuni semplici indicatori. I risultati ci mostreranno una realtà completamente differente tra Nord, Centro e Sud Italia. Come facilmente intuibile, la situazione delle regioni meridionali è in tutti i casi peggiore rispetto alle regioni del Centro e del Nord.

Il primo indicatore analizzato è il rapporto tra impieghi e depositi. Quando il valore di questo rapporto è superiore all’unità, ciò indica che il settore bancario sta impiegando in un’area più risorse rispetto a quante ne riesce a raccogliere. Cioè, i prestiti erogati sono superiori ai depositi raccolti tra la clientela. Nel caso in cui tale indicatore sia inferiore all’unità la situazione è, ovviamente, opposta e, semplificando, la banca presta a quel territorio meno di quanto riesce a raccogliere.

Nella figura 1 è rappresentato tale rapporto per le regioni italiane. Nel grafico, per completezza di informazioni, è riportato anche il dato medio nazionale. Si nota in modo evidente come le regioni con un rapporto tra impieghi e raccolta più elevato siano concentrate nel Centro-Nord Italia. Inoltre, ad esclusione della Val d’Aosta, che data la sua natura ha caratteristiche particolari, le uniche regioni con un valore inferiore all’unità sono situate nel Meridione. La prima regione meridionale in questa particolare classifica si posiziona al nono posto, la Sicilia. Risalta anche una differenza tra i valori espressi nelle prime otto regioni, che sono vicini o superiori a 1,5, e i valori delle altre regioni, vicini o inferiori all’unità. Da questo primo grafico, quindi, deduciamo che la propensione del sistema bancario ad impiegare risorse è superiore al Centro-Nord rispetto al Sud Italia. 

 

Figura 1: Rapporto tra impieghi e depositi nelle regioni italiane, II trimestre 2013

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Fonte: elaborazione su dati della Banca d’Italia

 

Prendiamo ora in esame i tassi di interesse praticati sui prestiti alla clientela. Si mostrano anche in questo caso i dati regionali e la media nazionale. Suddividiamo l’analisi e mostriamo i tassi praticati sui prestiti alle famiglie e quelli dei prestiti alle imprese osservando, in ciascun caso, i prestiti a lungo termine, cioè oltre i 5 anni. Nella figura 2, dedicata ai prestiti alle famiglie, si nota che solo in due regioni meridionali, Abruzzo e Basilicata,il tasso di interesse praticato è inferiore alla media nazionale. Tutte le altre regioni del Sud mostrano tassi di interesse superiori alla media. Il valore registrato in Sicilia (5,23%) è di 4 decimi superiore alla media nazionale (4,8%) e otto decimi superiore a quello praticato in Lombardia (4,43%).

 

Figura 2: Tassi di interesse sui prestiti alle famiglie di durata superiore a 5 anni, II trimestre 2013

Forte grafico due 

Fonte: elaborazione su dati della Banca d’Italia. Il dato medio nazionale è ottenuto utilizzando una media ponderata.

 

La stessa elaborazione è presentata nel grafico 3, ma questa volta si riferisce a prestiti destinati alle imprese. In questo caso la differenza è molto più marcata. Tutte le regioni meridionali sono oltre la media nazionale e la differenza in valore assoluto è molto ampia. Tra il tasso registrato in Sardegna (5,32%) e quello registrato in Lombardia (3,26%) ci sono due punti percentuali di differenza. Non è una differenza trascurabile. Si consideri che questa divergenza va a gravare sui costi delle imprese meridionali, che devono pagare, a parità di ammontare del prestito, una quantità di interessi nettamente superiore. Si nota anche un’altra particolarità: le regioni meridionali, ad esclusione dell’Abruzzo, mostrano tutte valori superiori al 4,5%, mentre negli altri casi i tassi di interesse sono più vicini alla soglia del 4%.

 

Figura 3: Tassi di interesse sui prestiti alle imprese di durata superiore a 5 anni, II trimestre 2013

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Fonte: elaborazione su dati della Banca d’Italia. Il dato medio nazionale è ottenuto utilizzando una media ponderata.

 

Per ultimo, si analizza la rischiosità del credito e si mostra il rapporto tra sofferenze e impieghi, che rappresenta l’indicatore più spesso utilizzato in questo tipo di analisi. Per omogeneità di confronto, anche in quest’ultimo grafico, ai dati regionali sarà affiancata la media nazionale.

Tutte le regioni meridionali mostrano un’incidenza delle sofferenze sul totale degli impieghi superiore alla media nazionale nel secondo trimestre 2013. Particolarmente difficile la situazione in Basilicata e Molise, con valori superiori al 15%, più del doppio della media nazionale (7,1%). La regione del Sud che figura in posizione migliore è la Sardegna, undicesima. Anche la rischiosità del credito mostra una spaccatura tra Nord e Sud Italia.

Questa maggior rischiosità può giustificare i tassi di interesse superiori registrati nelle regioni meridionali. Poiché il credito è più rischioso le banche impongono un tasso superiore ai prenditori. Ma bisogna ricordare che la teoria economica prevede anche una relazione inversa, esempio tipico di selezione avversa. Quindi, potrebbero anche essere tassi così alti che scoraggiano una parte di possibili buoni prenditori riducendo ulteriormente le possibilità di sviluppo dell’area.

 

Figura 4: rapporto tra sofferenze e impieghi, II trimestre 2013

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Fonte: elaborazione su dati della Banca d’Italia

 

Riassumendo i risultati fin qui osservati, l’analisi ha mostrato alcune particolarità territoriali nella relazione tra banche e clientela. Si è notata una maggior propensione ad erogare impieghi delle banche operanti nel Centro e nel Nord rispetto a quelle operanti al Sud. Al contempo, il livello dei tassi di interesse praticato alla clientela è più elevato nelle regioni del Meridione. La differenza nei tassi di interesse è spiegata, almeno in parte, da una differente rischiosità del credito, superiore al Sud. Queste differenze territoriali non sono recenti, ma sono ormai radicate nella storia del credito in Italia. E anche se vi è un fondamento economico alla base di alcune scelte delle banche (se vi è più rischio, i tassi praticati dalle banche devono essere superiori) queste differenze territoriali, in alcuni casi particolarmente marcate, dovrebbero richiedere una maggiore attenzione sia da parte delle autorità di vigilanza, ma soprattutto da parte dei governi.

Infatti, gli imprenditori italiani si lamentano, giustamente, di avere un accesso al credito più problematico rispetto a quello dei Paesi core dell’Area Euro. A parità di politica monetaria europea, le imprese italiane sono costrette a pagare tassi più elevati rispetto alle imprese concorrenti tedesche o francesi. Si dimentica, però, che tali differenze, come evidenziato da questa analisi, sono vieppiù presenti tra le regioni italiane. Ciò significa che se l’imprenditore medio italiano è sfavorito nel gioco della competizione rispetto ai competitors stranieri, ancor di più lo è un imprenditore meridionale.

E la stessa considerazione può essere proposta per le famiglie. Quelle meridionali sono costrette a pagare un carico di interessi superiore a parità di prestito.

Questo status quo contribuisce ad ingabbiare il sistema economico meridionale limitandone lo sviluppo. I governi, quindi, dovrebbero cercare di migliorare il contesto del credito nelle regioni meridionali. A tal fine si potrebbe agire in due direzioni. Da un lato è possibile affrontare in modo diretto il problema attraverso alcuni strumenti da implementare o rafforzare: ad esempio, si potrebbero prestare garanzie statali sui prestiti al fine di agevolare l’accesso al credito sia dal punto di vista dell’ammontare dei prestiti che dei tassi di interesse (misura che è stata recentemente varata dal Governo e destinata soprattutto alle giovani coppie volenterose di acquistare una casa); oppure si potrebbe favorire lo sviluppo di canali di finanziamento alternativi a quello bancario, come i mini bond. Dall’altro lato, una operazione più ampia potrebbe riguardare le condizioni di contesto in cui vivono le famiglie e operano le imprese meridionali. Ridare vigore all’economia, aiutare lo sviluppo occupazionale, migliorare le infrastrutture, sono tutte operazioni che, migliorando il contesto, possono favorire la riduzione delle differenze territoriali anche di quelle presenti nel settore bancario. 

 

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