martedì, Luglio 16

Nord Stream 2: l’asse Mosca-Berlino che spaventa l’Europa Le preoccupazioni che ruotano attorno al gasdotto che dalla Russia arriva in Germania attraverso il Mar Baltico ne parliamo con Carlo Frappi, ricercatore Ispi e Nicolò Sartori ricercatore IAI

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Il 2019 dovrebbe vedere la realizzazione del Nord Stream 2, il gasdotto che trasporta gas naturale dalla Russia direttamente in Europa. Si tratta di un ingrandimento dell’ambizioso piano energetico russo-tedesco che aveva portato alla costruzione del Nord Stream, suggellato dall’allora Cancelliere tedesco Gerhard Schröder e dal Presidente russo Vladimir Putin. Un grande gasdotto sottomarino che percorre il Mar Baltico, dalla Russia alla Germania, e che consente di aggirare i Paesi Baltici e la Polonia, fedele alleato degli Stati Uniti in Europa. Un progetto che si presentava come ulteriore passo in avanti verso quel processo di ‘autonomizzazione’ della Germania verso gli USA, auspicato dall’ex Cancelliere tedesco.

La decisione di raddoppiare il Nord Stream e, conseguentemente, la quantità di gas naturale russo all’Europa ha provocato subito la dura reazione del Presidente americano. Il  completamento del Nord Stream 2, di fatto, metterebbe a repentaglio la strategia di esportazione dell’America che prevede l’immissione del GNL, il gas naturale liquefatto, in Europa, principale mercato di sbocco del gas americano. Da questa prospettiva le ultime sanzioni statunitensi alla Russia sembrerebbero mirate a sostenere l’esportazione del gas americano liquefatto sul mercato europeo.

Secondo il professore Carlo Frappi, ricercatore associato presso il Dipartimento di studi dell’Asia e del Nord Africa dell’Università di Venezia Ca Foscari e ricercatore per il centro Russia, Caucaso e Centro Asia dell’Ispi, nell’opposizione di Trump al Nord Stream entrano in considerazione due elementi prioritari. ʹʹIl primo attiene alle dinamiche della nuova competizione tra Stati Uniti e Russia per l’approvvigionamento di gas ai mercati europei. Il recente avvio e la progressiva crescita dei flussi di esportazione di GNL dagli USA ha determinato un nuovo piano di competizione tra i due attoriʹʹ.  
‘’Il gas proveniente via tubo dalla Russia’’, continua Frappi ‘’beneficia di un evidente vantaggio competitivo rispetto a quello statunitense, che si traduce in un livello di prezzi di commercializzazione sui mercati europei più conveniente per la parte acquirente’’.

Il gasdotto simboleggia la stretta relazione economica tra Mosca e Berlino, indebolendo ulteriormente quella relazione speciale che aveva caratterizzato i rapporti tra USA e Germania a partire dal processo di riunificazione tedesca. Il Cremlino ha dichiarato che il nuovo gasdotto contribuirà ad aumentare la stabilità regionale e rafforzare i legami tra Russia e Occidente.

Il Nord Stream 2 ha suscitato opposizioni anche all’interno dell’Europa stessa. Svezia, Finlandia e Danimarca hanno espresso riserve motivate da ragioni ambientali al riguardo, anche se poi l’arrivo al via libera è giunto dai primi due. Contrari anche il Regno Unito e la Polonia, Paese quest’ultimo che ha definito la mossa russa un espediente per rendere l’Europa più dipendente dai beni energetici di Mosca e punire l’Ucraina.
L’Europa si trova nuovamente divisa, questa volta sulla questione energetica, e pesa il rischio di una mancanza di coesione transatlantica, in una fase storica caratterizzata da importanti sfide alla sicurezza, in un clima in cui la fiducia tra Stati Uniti ed Europea è stata già compromessa a seguito di alcune politiche dell’Amministrazione Trump.

L’Ucraina resta il tema scottante e i suoi rapporti con Mosca rimangono tesi.
Il Presidente Petro Poroshenko ha dichiarato: «Questo non è un progetto commerciale, non è economico o redditizio, è assolutamente un progetto politico. Non ha senso, dal punto di vista economico, creare questo progetto. Questo è assolutamente un progetto geopolitico». Da parte sua la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sostenuto che la costruzione del Nord Stream 2 rappresenta un progetto economico comune, senza implicazioni politiche, anche se non mancano divisioni all’interno del suo stesso partito, a conferma di quanto il progetto in questione sia altamente divisivo.
Secondo il Presidente americano Donald Trump l’ingrandimento del gasdotto espone l’Unione Europea ad una manipolazione dell’offerta energetica da parte di Mosca, come successe con l’Ucraina, e Kiev costituisce un alleato strategico per gli Stati Uniti, e che ora si vede tagliata fuori con il rischio di perdere miliardi di dollari.  

Secondo Nicolò Sartori, responsabile del programma energia, clima e risorse e responsabile di ricerca presso il programma sicurezza, difesa, spazio dello IAI:gioca un ruolo importante il rischio che l’Ucraina venga taglia fuori dall’Europa. Con il gasdotto Putin escluderebbe l’Ucraina dal transito, Paese quest’ultimo che diventerebbe energeticamente e politicamente più dipendente dalla Russia stessa. La realizzazione del Nord Stream 2 è importante per Putin non perchè accresce la quota di mercato russa in Europa, ma perchè creerebbe un legame diretto tra Germania e Russia, la quale, dunque, non si troverebbe più legata ai Paesi di transito come l’Ucraina e la Slovacchia, ma potrebbe instaurare un legame diretto con il Paese economicamente, e probabilmente anche politicamente, egemone in Europa”.

Per quanto concerne i vantaggi strategici per Mosca,  prosegue Sartori, “non vanno letti con esagerazione, poichè il progetto ha valenza di mercato soprattutto su scala regionale, ma di per se non  giustifica un’ascesa globale della Russia, la quale in sostanza andrebbe ad instaurare un asse energetico, economico e politico più stretto con Berlinoʹʹ.

Qui si inserisce il secondo elemento offertoci dal professor Frappi alla base dell’opposizione statunitense alla realizzazione del Nord Stream 2, di portata strettamente politico-diplomatica. “In ottica statunitense l’eccessiva dipendenza dei mercati europei dagli approvvigionamenti di gas russo si tradurrebbe in vulnerabilità politica per gli alleati d’oltreoceano”, dichiara Frappi. “Per la Casa Bianca la sicurezza europea, intesa in termini prettamente energetici quanto in una più ampia dimensione strategica, si lega necessariamente alla diversificazione delle rotte e dei fornitori di metano ai mercati europei”, e continua “alla vigilia della scadenza di importanti contratti di transito di gas stipulati tra Gazprom e gli operatori delle reti nazionali di Paesi alleati e partner, come Ucraina e Polonia, la possibilità di raddoppiare i flussi di esportazione russi diretti in Europa attraverso la direttrice baltica ridurrebbe significativamente il potere negoziale nei confronti di Mosca di rilevanti interlocutori statunitensi nel vecchio continente”.

Il completamente del gasdotto aumenterebbe, così, la pressione geopolitica, offrendo alla Russia la possibilità di far deviare dai tradizionali Paesi di transito tutti i flussi di gas verso l’Europa, direttamente attraverso un unico punto di entrata: la Germania, principale alleata di Mosca in questa sfida. Una spina nel fianco per Washington, che considera un’Unione Europa a tradizione tedesca da sempre una minaccia.

A questo proposito afferma Sartori: “Con il Nord Stream 2 l’Unione Europea non diventerebbe più prigioniera di Mosca, perchè l’idea alla base del progetto è garantire indicativamente gli stessi flussi, però evitando il transito attraverso l’Ucraina, a causa del quale ci sono state forti tensioni nel 2006, 2009 e 2013, ma arrivando direttamente in Germania attraverso il Mar Baltico. In questo modo l’Unione Europea  -e, dunque, l’Italia stessa che importa gas russo- diventerebbe quasi totalmente dipendente dal transito attraverso la Germania e dalla relazione diretta russo-tedesca. E’ questo a spaventare maggiormente i Paesi europei, perchè tutto il gas che andranno a ricevere nel caso il gasdotto venga realizzato dipenderà dalla Germania, che avrebbe un vantaggio competitivo a livello di prezzi dell’energia, perchè i prezzi in Italia, ad esempio, sarebbero maggiorati da tariffe rispetto a quelli tedeschi in caso di connessione diretta via Nord Stream 2. Quindi più che la dipendenza tout court dalla Russia, sono la creazione dell’asse Berlino-Mosca e le sue implicazioni tanto politico-strategiche quanto economico-industriali ad allertare i paesi europei.

La Russia possiede le maggiori riserve di energia nel mondo,  la Germania ne è il più grande consumatore in Europa. L’energia è il collegamento primario di Mosca con gli altri Paesi, principale fonte di collaborazione economica tra la Russia e l’Occidente, di importanza fondamentale per l’Europa.

L’ingerenza statunitense negli affari europei, chiosa Frappi, “risulta tanto più dannosa nella misura in cui le autorità europee, e in particolare la Commissione, lavora da tempo, con crescenti margini di successo, nel complesso tentativo di de-politicizzare il dossier energetico, fondandolo su una più pragmatica logica di interdipendenza funzionale che lega indissolubilmente le necessità di esportazione della Federazione russa a quelle di importazione dei clienti europei”.

Gli Stati Uniti di Trump rischiano di diventare economicamente marginali per l’Europa, anche se dopo il vertice di Helsinki  ci sarebbe da domandarsi quanto effettivamente Washington sia preoccupata circa una sua marginalizzazione nel vecchio continente, da un punto di vista economico e strategico.  “E’ la dimensione strettamente economica, legata ai prezzi praticati dai due ‘’concorrenti’’ a determinare lo scarso peso degli approvvigionamenti di GNL statunitense sui mercati europei. Il gas russo è più conveniente e, in quanto tale, vede crescere la propria quota di mercato e i flussi di esportazione”, conclude Frappi. D’accordo sul punto anche Sartori che ribadisce quanto, sul piano energetico, i rapporti tra USA ed Unione Europea siano scarsi, poiché il gas naturale russo, essendo estremamente economico, viene preferito dall’Europa, al ben più costoso gas liquefatto statunitense. A parte la questione Nord Stream 2”, continua Sartori, va sottolineato che è Trump che sta portando avanti una battaglia commerciale all’Europa e si sta orientando verso una relazione più stretta con Mosca, e quindi un’eventuale marginalizzazione americana in Europa sarebbe il risultato di scelte da parte di Washington, e non da un’Europa che spinge per mettere da parte gli Stati Uniti.

Il Nord Stream 2, che copre un percorso di 1.200 chilometri, passando dalla costa russa, attraverso il fondale del Mar Baltico, fino a raggiungere la costa tedesca, dovrebbe entrare in funzione prima della fine del 2019.

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