sabato, Ottobre 24

Nord Corea: la risposta USA oggi a colpi di test missilistici

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A 4 giorni dal lancio del secondo missile balistico intercontinenale (Icbm) nordcoreano in grado di colpire quasi tutti gli Stati Uniti, da Los Angeles a, forse, New York, per altro ampiamente previsto, il Pentagono ha a sorpresa deciso di effettuare oggi il test di lancio di uno dei suoi missili intercontinentali.

Mentre di solito questi test vengono previsti con settimane se non mesi di anticipo, il lancio di oggi tra le 10 e le 14 ora italiana, dalla base aerea di Vanderberg, in California, non era stato programmato, e la notizia è arrivata ieri nel tardo pomeriggio europeo.

E’ quindi da considerare un’ennesima prova di forza di Washington contro Pyongyang, dopo i recenti sorvoli della penisola da parte di bombardieri strategici Usa B-1B Lancers scortati da caccia giapponesi e sudcoreani.

Il lancio vedrà protagonista un ‘Minuteman III’ in grado di trasportare una testata all’idrogeno, estremamente più distruttiva di una semplice atomica, a ben 13.000 km di distanza, ossia perfettamente in grado di centrare tutta la Corea del Nord e la capitale Pyongyang.

Il ‘Minuteman III’ è in servizio dal 1970 e costituisce il nerbo del deterrente nucleare terrestre americano: ben 450 esemplari sono pronti al fuoco, dietro ordine presidenziale, in silos sotterranei, 150 per ogni base in 3 Stati, North Dakota (Minot Air Force BAae), Wyoming (F.E. Warren Air Base) e Montana (Malmstrom Air Force Base).

Il Pentagono, intanto, ha rilevato un livello ‘insolitamente alto e senza precedenti’ di attività sottomarina al largo delle coste nordcoreane e ha raccolto le prove di un ‘test di espulsione’ avvenuto all’indomani del nuovo lancio di un missile balistico da parte di Pyongyang.

Un test di espulsione prevede il lancio cosiddetto ‘a freddo’ di un missile, ovvero un sistema che utilizza vapore ad alta pressione per spingere un missile fuori dal serbatoio di lancio prima che i suoi motori si accendano; il che evita che le fiamme e il calore del motore danneggino la chiatta sottomarina o il sommergibile da cui viene lanciato.

Secondo una fonte del Ministero della Difesa alla Cnn, il test è stato realizzato presso il cantiere navale di Sinpo, domenica, per la terza volta in poche settimane, la quarta dall’inizio dell’anno.

La diplomazia americana intanto è al lavoro e da’ segnali discordanti: se da un lato l’improvviso test è chiaramente da interpretare in chiave di minaccia, o comunque, come una conferma della schiacciante superiorità militare americana, dall’altro lato il Segretario di Stato Rex Tillerson ha affermato di non mirare ad alcun ‘regime change’ in Corea del Nord. Nessuna ‘opzione irachena’ per Pyongyang, insomma, ma un deciso invito – l’ennesimo – a dire addio alle ambizioni nucleari del regime nordcoreano.

«Non è nostro interesse avere colloqui se Pyongyang si siederà al tavolo convinta di poter proseguire nel proprio programma nucleare», ha affermato il Segretario di Stato americano, rassicurando che «non vi stiamo minacciando, ma voi, invece, rappresentate una minaccia inaccettabile per noi e pertanto dobbiamo rispondere».

Nonostante il tentativo di ‘indorare la pillola’, la Casa Bianca è tutt’altro che morbida con la Cina – altro grande giocatore della regione – accusata puntualmente di non fare abbastanza per risolvere la questione coreana e convincere Kim Jong-un ad abbandonare il suo militarismo. Twitter si è esposto come suo solito su Twitter affermando che la cina «per i suoi significativi legami economici» possa godere di una relazione unica con Pyongyang e potrebbe dunque fare di più per aiutare Seoul e Washington.

Il secondo lancio nordcoreano mostra un miglioramento tecnologico che spaventa il Pentagono: il missile testato il 5 luglio metteva in pericolo solo l’Alaska, mentre gli ultimi tentativi sembrano dimostrare che anche le città sulla costa occidentale degli Stati Uniti possano essere sotto la gittata degli ICBM di Pyongyang.

La difesa missilistica statunitense, inoltre, è piuttosto datata e non è mai stata veramente messa sotto stress. In tanti, in ambienti militari, si domandano se un rinnovo del sistema difensivo americano sia ora tra le priorità dell’Amministrazione Trump.

Il sistema difensivo antimissile USA, ideato nel 1983 sotto l’amministrazione Reagan,prevede sette fasi di reazione: l’individuazione del lancia via satellite, l’allerta di monitor di difesa che verifica il tipo e la traiettoria del razzo, il dispiegamento degli intercettori in caso di minaccia reale, la determinazione di quale sia la vera testata e quali siano solo ‘esche’ rilasciate dal vettore, le stazioni radar comunicano con certezza quale sia quella da neutralizzare, e l’intercettore la abbatte. Il tutto avviene in circa 30 minuti.

James Syring, viceammiraglio responsabile della difesa avverte il Pentagono:«Dobbiamo presumere che oggi la Corea del Nord sia in grado di arrivare agli Stati Uniti con un ICBM che porti testate nucleari. E non direi che siamo in grado di affrontare comodamente tale minaccia». Ciò che preoccupa è l’obsolescenza di un sistema che non è mai – fortunatamente – stato messo seriamente alla prova (sono falliti 3 degli ultimi 5 test).

Anche per questo Trump ha confermato l’investimento di 40 miliardi di dollari nell’ammodernamento della difesa antimissile americana. Fino ad ora i rapporti del Pentagono non fanno ben sperare: nuovi guasti e problemi fanno sospettare che, se dovesse effettivamente essere impiegato in una situazione di reale attacco, il sistema non sarebbe affidabile. L’ultimo test, a maggio, ha visto l’utilizzo di intercettori nuovi che si sono mostrati ‘impeccabili’. Ma in molti continuano a considerare il sistema nel suo complesso affidabile come “un lancio di dadi”.

Intanto Pyongyang stringe ancora il controllo sulle comunicazioni per evitare che «i residenti possano fare chiamate internazionali» e far trapelare informazioni scottanti sullo stato della difesa coreana. Il Governo ha infatti bloccato le SIM con i numeri che iniziano con ‘191’, quelle abilitate alle chiamate estere.

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