giovedì, Novembre 21

Nord Corea: se la Cina si ritira, Mosca è pronta a prenderne il posto

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«Dire alla Corea del Nord che non scenderemo a patti fintanto che non ‘denuclearizzerà’ completamente il Paese», afferma Georgy Toloraya, Presidente di diversi programmi regionali per la Russian World Presidential Foundation, «è come dirle che non parleremo mai». E’ un ulteriore voce che spinge per una soluzione diplomatica di compromesso della situazione nordcoreana: «La Corea del Nord non ci piace, ma esiste, e dobbiamo metterci il cuore in pace. Dobbiamo procedere presumendo che il regime non cambierà».

La linea russa, effettivamente, sembrerebbe simile a quella cinese, Paese con cui Mosca condivide le responsabilità di ‘buon vicinato’ con Pyongyang. Entrambi i Paesi non sarebbero favorevoli a vedere una Corea unificata e sotto l’egemonia statunitense. L’ennesimo Paese filo-atlantista alle porte, per Mosca, sarebbe molto più pericoloso dell’attuale turbolento Stato della Corea del Nord.

E’ la Cina, però, che viene spesso considerata l’alleato numero uno di Pyongyang, il suo ‘padrino’ politico e principale partner commerciale. Quello verso Pechino rappresenta il 90% del valore totale del commercio estero della Corea del Nord. Questa posizione, eredità della guerra fredda e retaggio di una vicinanza politica e ideologica che Pechino – quando si tratta di fare affari – sembra aver dimenticato, ha fatto sì che la Cina sia vista come principale responsabile dell’esistenza stessa del problema nord-coreano.

Gli Stati Uniti hanno sempre tentato di fare pressione perchè i cinesi mediassero – con le buone o con le cattive – e spingessero Pyongyang a rinunciare alle sue ambizioni militaristiche e di sviluppo nucleare. L’Amministrazione Trump, in particolare, ha rimproverato i cinesi di non fare abbastanza e lo stesso Trump ha minacciato che, se la supposta negligenza di Pechino dovesse continuare, gli Stati Uniti «risolveranno il problema da soli».

A poco sono serviti gli appelli di Pechino, che ha invitato la comunità internazionale ad abbassare i toni dello scontro, ricordando che la Cina favorirà sempre l’azione diplomatica. Una flotta americana è stata fatta salpare verso i porti della Corea del Sud, mentre il Vicepresidente Mike Pence visitava l’alleato di Seoul. Difficile prevedere l’esito del braccio di ferro diplomatico tra i due schieramenti. Certo è che se la Cina dovesse effettivamente fare un passo indietro e rinnegare la storica ma ambigua ‘amicizia’ con Pyongyang, l’altra grande Potenza della regione non starebbe a guardare.

Fa riflettere la scelta di Pyongyang di nominare la Russia, per il terzo anno di fila, come ‘miglior alleato’ della Nord Corea. La notizia viene dall’agenzia stampa nord coreana ufficiale. Il posto, in precedenza è sempre stato riservato alla Repubblica Popolare Cinese o a Cuba. Segno dei tempi che cambiano?

Da un lato, è innegabile, Mosca si è sempre esposta in maniera piuttosto critica verso le ambizioni e I piani della Nord Corea. Dal 2014 la Russia ha in parte contribuito al regime di sanzioni tutt’ora in vigore bloccando i rifornimenti di navi e elicotteri. Atteggiamento ben diverso da quello tenuto ai tempi dell’Unione Sovietica, il cui vecchio modello istituzionale e politico venne ricalcato dalla ‘giovane’ corea del Nord negli anni ’40. I rapporti tra le due nazioni si sono interrotti bruscamente con il crollo dell’URSS: la fetta di commercio estero con la Russia scese all’1%, sostituita in gran parte dalla Cina. Mosca ha sempre a stento tollerato i test missilistici coreani, a sole 200 miglia da Vladivostok.

Stando a un’analisi del think-tank ‘Strafor’, la posizione del Cremlino si è ammorbidita da quando l’Occidente ha imposto alla Russia una serie di sanzioni economiche conseguentemente alla controversa annessione della Crimea in Ucraina. Da allora Mosca ha violato più o meno apertamente le restrizioni sul commercio verso Pyongyan e ha mostrato segni di apertura. Nel 2014, si legge nel report, i russi hanno cancellato il 90% del debito nord-coreano risalente ai tempi dell’URSS, che ammontava a 11 miliardi di dollari, permettendo ai coreani di pagare l’ammontare restante senza interessi. La bassa percentuale di commercio che i due Paesi intrattengono potrebbe essere sottostimata. Buona parte dei beni venduti dalla Cina alla Corea del Nord, infatti, non vengono conteggiati nonostante abbiano effettivamente la loro origine in Russia. Mosca ha inoltre donato alla Nord Corea un’importante quantità di aiuti alimentari.

Il progetto più grande tra le due Nazioni, è però di natura diversa. Si tratterebbe di un enorme piano infrastrutturale nel confine russo-coreano per la cooperazione e la costruzione di una linea ferroviaria tra i due Paesi. Si parla anche di potenziare il porto nordcoreano di Rajin, che fornirebbe un hub per il commercio di carbone russo verso la corea del sud. Russia e Nord Corea hanno anche stipulato un patto che permetterà agli ingegneri di Pyongyang di studiare all’estero, nelle scuole russe. Aumentano anche le forniture di petrolio siberiano ai coreani, in precedenza dipendenti da quello cinese.

La Russia sembra aver compreso che – con il peggioramento delle relazioni con l’Occidente – avere una certa influenza sul regime nordcoreano può rivelarsi essere un’utile risorsa diplomatica per risolvere con successo empasse ben più importanti, come quello in Siria, o in Ucraina. L’aspetto economico del riavvicinamento può sembrare marginale, ma il potere diplomatico che Mosca potrebbe guadagnare aprendosi a una Nord Corea mai così isolata e mai così tanto critica, viste le promesse e i toni usati in campagna elettorale e nelle settimane scorse, per l’Amministrazione Trump, è effettivamente enorme.

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