giovedì, Ottobre 29

Non chiamatelo ‘terrorismo bianco’, è solo islamofobia

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La capitale britannica sembra essere stata presa di mira. Ieri, 19 giugno, un van investe dei fedeli, provocando 1 morto e 10 feriti, che si trovavano di fronte la Moschea di Finsbury Park, ma in un modo del tutto inaspettato. Questa volta, infatti, alla guida del van c’era un ‘bianco’ ed è stato compiuto nei confronti di musulmani, non di occidentali, volontariamente.

Bisogna dire che, alcune ore dopo, conosciuta l’identità, il mainstream ha parlato, immediatamente, di terrorismo bianco. Il colpevole, Darren Osborne, stando alle testimonianze, avrebbe, infatti, urlato di voler uccidere tutti i musulmani.

Uguale modalità, dunque, ma diverso è il punto di vista e lo scopo dell’ennesimo attentato. Che sia una conseguenza dell’islamofobia dilagante, e una risposta, al terrorismo di matrice islamica? Questo genere di attentato, inaspettato fino a ieri, può alimentare l’odio verso la cultura radicale islamica tanto da generare un fenomeno di emulazione e una sorta di circolo vizioso dal quale sarà sempre più difficile uscire? È terrorismo bianco, ovvero religioso? Oppure è il frutto dell’islamofobia che, con la religione, non c’entra nulla?

Gli analisti se lo stanno chiedendo e noi abbiamo intervistato Stefano Allievi, docente di sociologia presso l’Università di Padova e gran conoscitore dell’Islam.

 

Professore, rispetto a quanto accaduto ieri, si parla di terrorismo bianco. Le voglio chiedere: non le pare vi sia ‘paura’ nell’usare il termine ‘terrorismo cristiano’?

No, credo che sia impreciso e largamente inesatto chiamarlo ‘terrorismo cristiano’, nel senso che finché non rivendica di essere tale non lo è. Anche se una persona è nata, ipotizziamo, cristiana, o dice che lo fa per quel motivo lì, in realtà lo fa contro i musulmani. E ci sono molte persone che, non su base cristiana, se la prendono con i musulmani.

Quando si parla di terrorismo bianco, parliamo di terrorismo solo cristiano o anche di altri gruppi religiosi?

Io non parlerei neanche di terrorismo bianco, ma si può parlare di islamofobia. Sono persone, e ce ne sono molte, che ce l’hanno con gli immigrati, spesso con i musulmani in particolare; c’è una lunga campagna che va avanti da anni che è più caratterizzata da xenofobi di destra che non da un messaggio religioso, di qualunque tipo, almeno fino ad ora.

Ci può fare un quadro del terrorismo bianco in Europa?

Diciamo che è una tendenza lunga che va avanti da un paio di anni. Non a caso, è da qualche anno che, proprio in Gran Bretagna, è stato inventato il termine islamofobia. Il precedente più tristemente illustre è la strage, anche più grossa degli ultimi attentati di matrice islamica, di Breivik in Norvegia in cui sono state uccise persone, neanche musulmane, ma semplicemente progressiste, sulla base di una piattaforma ideologica radicalmente xenofoba e anti islamica. Diciamo che c’è una semina di lungo periodo. Io purtroppo ho sentito ieri, ho visto e letto sui social, ho sentito persone esordire dicendo ‘si è sbagliato, ma se la sono cercata’ e vedono questo terrorismo come una risposta al terrorismo islamico. A mio parere, è più una conseguenza di una campagna che è anche di odio che va avanti da molto tempo. Francamente trovo fuorviante definirlo cristiano o qualcosa di simile.

Qual è quindi la situazione in Europa?

La situazione è che esistono, in tutti i Paesi, frange anti islamiche molto motivate e radicali. Esistono da tanto tempo anche nei confronti delle moschee; io stesso ho diretto una ricerca comparativa europea sui conflitti intorno alle moschee in Europa ed è evidentissimo che le moschee sono al centro di un trattamento differenziato, tanto che, nei casi peggiori, arriva agli attentati incendiari o, come ieri, ad un attacco alle persone che uscivano dalla moschea. In molti casi, che non fanno mai notizia, si arriva semplicemente agli insulti, alla raccolta di firme, ai comitati, fino ad una perversione istituzionale, una specie di strisciante islamofobia istituzionale, come sono le leggi contro i target musulmani. In Italia, 3 regioni hanno approvato delle leggi esplicitamente contro le moschee. Questo è un dato significativo. In Italia c’è poi un problema ulteriore, a mio parere, molto serio e sottovalutato, cioè che contro l’islam si è sdoganato un linguaggio medio, dei mass media e della politica, molto duro e forte che in altri Paesi esiste ma è appannaggio di frange estreme del mondo politico. E in Italia, invece, è tragicamente il linguaggio mainstream, quello dei mass media, della politica. Per capirlo, basta fare un esercizio molto semplice, prendere i giornali di oggi, di ieri e dell’altro ieri, le trasmissioni televisive, le dichiarazioni politiche, sostituire alla parola musulmani la parola ebrei e vedere che effetto ci fanno. Le giudicheremmo inaccettabili e irripetibili.

Da questo punto di vista, ritiene che L’Italia sia un Paese esposto?

No, anzi i dati ci dicono proprio il contrario. Credo che l’Italia stia facendo degli errori da questo punto di vista. L’Italia non ha ancora subito, per fortuna, attentati di rilievo, alcuni sono stati sventati prima ancora che ci potessero anche solo provare, e abbiamo un numero di foreign fighter che è enormemente più basso rispetto agli altri Paesi europei. Quindi è meno esposto e lo è stato finora, nonostante l’Isis proclami come suo nemico il Vaticano stesso e il Papa. E finora non ci sono stati attentati gravi contro i musulmani; ci sono state offese, scritte, ma questo non si può chiamare terrorismo perché non lo è; è, invece, un’islamofobia abbastanza diffusa e si tende, anche in queste ‘sciocchezze’, a sminuire la gravità dei fatti. C’è una violenza simbolica preoccupante, ancor di più quella istituzionale.

In che senso?

Nel senso che si facciano delle leggi che discriminano esplicitamente alcune religioni e si va contro quello che è l’abc sul quale si è costruita la logica dei diritti in Occidente. Che questo venga giudicato normale, ad esempio che si dica, nel caso della legge lombarda, che è lecito chiedere ai cittadini se vogliono un referendum, anche se ha solo valore consultivo, in cui possano dire se sono d’accordo o meno ad avere una moschea nel loro territorio, è di una gravità inaudita, perché la logica del diritto in Occidente non dice che le minoranze possono insistere se le maggioranze sono d’accordo. Le logiche del diritto nascono precisamente per tutelare i diritti delle minoranze che sono tangibili.

Per quanto riguarda, invece, la Gran Bretagna?

La situazione in Gran Bretagna è molto ambivalente. È anche uno dei Paesi, in Europa, dove le comunità, anche islamiche, sono più diffuse; anche nel paesaggio istituzionale, ci sono deputati, lord, sindaci, parlamentari europei, consiglieri, moschee. L’islam fa parte del paesaggio istituzionale; è stato, ad esempio, celebrato il Ramadan alla presenza dei Primi Ministri precedenti. Fa parte del Paese, già a partire dalla sua storia coloniale. Per cui, l’andamento è ambivalente: da un lato abbiamo una sostanziale libertà di culto, di associazione, una presenza molto forte, e, dall’altro, abbiamo un aumento dell’odio anti-immigrato e anti-islamico in generale. C’è anche una polizia che collabora con le forze islamiche. Londra è anche la città dove le associazioni islamiche del mondo sono attivissime, ben finanziate e anch’esse fanno parte del paesaggio sociale e urbano.

Ci sono connessioni tra questo tipo di odio anti-islamico di estrema destra e quello religioso nella realtà europea?

Molto poco, perché le comunità religiose sono molto solidali tra di loro e lo hanno dimostrato in tantissime occasioni. Quando c’è stato il referendum in Svizzera, tutte le comunità religiose erano contro o quando c’è stata la legge francese contro i simboli religiosi nelle scuole, tutte le comunità religiose erano contro questa legge. Anche in Italia c’è un livello di collaborazione molto grosso, per cui no, direi che c’è una grammatica religiosa che viene condivisa. Anche quando si è trattato delle leggi regionali contro i luoghi di culto, le comunità religiose, a partire dalla chiesa cattolica, erano contrarie a queste discriminazioni. Dopodiché, anche all’interno del mondo cattolico, esistono voci radicate anti islamiche dure. Il grosso della Chiesa Cattolica è su un’altra posizione, all’interno della chiesa cattolica resistono delle posizioni di questo genere. Su questo non c’è dubbio.

Dopo i fatti di Londra ritiene che vi possa essere il rischio che questo tipo di terrorismo abbia seguito?

Diciamo che la campagna che è stata fatta ha posto le premesse per il manifestarsi e per dare legittimazione a questo odio, per cui il rischio c’è. L’effetto imitazione, che vale anche per altri tipi di violenza, sicuramente c’è; ci sono persone pronte a discriminare gli immigrati musulmani sul loro territorio, inclusi moltissimi sindaci che, così facendo, violano le basi stesse della Costituzione italiana che garantisce libertà di culto a tutti, non solo ai cittadini, ma a tutti. Queste cose avvengono già da anni; il rischio è, non che possano esserci attentati terroristici, ma che questa cosa sia passata nel silenzio e nell’accettazione dei più. Si pensa che è giusto prendersela con i musulmani perché è giusto così.

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