venerdì, Giugno 5

Noi vogliamo l’Europa casa comune, non la carità pelosa di Ursula Gli ‘aiutini’ non li vogliamo. Ribadire che a noi non serve solidarietà, né aiuti straordinari. Vogliamo che l’Europa sia unita e una, e per averla siamo disposti anche a fare sacrifici. Insomma: un Governo serio rimanderebbe al mittente l’offerta

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Vorrei provare, mettendo a confronto due contributi di queste ore, a svolgere un minimo di ragionamento pacato e realistico su quanto accade oggi in Italia, ma specialmente sul futuro, cioè sul modo in cui saremo o vorremmo essere quando questa vicenda del coronavirus sarà conclusa, come inevitabilmente sarà.
Vorrei farlo evitando discussioni e polemiche, magari ridicole, come quelle dei bambini sufficientemente bambini da portare o meno a spasso intorno casa, ma anche le rozze, disgustose, inutili polemiche dei vari Fontana e facondi Gallera, circa il mancato aiuto all’orgogliosa Lombardia che, dimenticata la superiorità arrogante che vanta ogni giorno, ora piatisce perché ‘ha fatto da sola’, irritata perché il Veneto pare abbia fatto meglio, e infine anche la volgare, grossolana, oscena, pacchiana sceneggiata di Salvini e della D’Urso intenti a biascicare preghiere in TV, con o senza umidi baci di rosari vari, osannata dallo stesso Sgarbi che parlava e parla di banale influenza, citando l’autrice della frase e che osa insolentire la cerimonia suggestiva e drammatica del Papa solo, che recita una preghiera per l’intero mondo. Libero ognuno di non crederci, ma non di sbeffeggiare e insultare. Libero ognuno di crederci, ma non di trasformare la religione, anzi, la fede, in feticismo.

Sorvolo, infine, altresì, sul solito offensivo articolo della ‘Bild’ sull’amore per l’Italia e per il suo ‘tiramisù’ che fa il paio con la pistola sugli spaghetti, e anche sulla ennesima scialba, sciatta e retorica conferenza-quasi-stampa di Conte, che dovrebbe imparare a non seguire più le indicazioni dell’innominabile Casalino, anzi … beh lasciamo perdere.

Vorrei leggere insieme, non commentare, due articoli, per trarre spunto di ragionamento: quello della signora Ursula von der Leyen, intitolato scorrettamente ‘scusateci ora l’UE è con voi’, e quello di un biologo svedese, Fredrik Sjöberg, sul modo in cui la Svezia sta affrontando l’epidemia.

Scorrettamente’, dico perché io, nell’articolo della signora von der Leyen, di scuse non ne vedo nemmeno l’ombra. Anzi!
Dopo le prime frasi di circostanza sulla solidarietà dimostrata dagli italiani (la sorprende evidentemente) nell’affrontare la situazione, poi dice che, finalmente, la
Commissione della UE (si badi non la UE) èvicinaall’Italia. Finalmente, dico, perché mi pare che sia stata proprio lei a mostrare scarso interesse per le richieste italiane. Ma sia come sia, poi la signora von der Leyen, elenca tutta una serie diaiutidecisi o in corso di decisione, un elenco puntuale, pignolo, burocratico: hanno spedito mascherine, finanzieranno la ricerca del vaccino, hanno lasciato passare le merci dal Brennero, hanno predisposto fonti e facilitazioni di finanziamento per le imprese e per lo Stato, una cassa integrazione per l’Europa denominata SURE, una sorta di cassa integrazione, e che eccita molto Zingaretti- e infine spiega «Questo sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri dimostrando così vera solidarietà europea». Prestiti, ‘garantiti’: cioè prestiti di altri garantiti dagli Stati europei. E ci risiamo con la solidarietà.
Io credo che l’articolo, francamente un po’ arrogante e molto condiscendente della signora von der Leyen, vada respinto duramente dal nostro Governo. Cioè, mi correggo, andrebbe respinto. Mentre naturalmente sarà salutato con gradi squilli di tromba per celebrare il successo di Conte e la generosità dei nostri cari partner. E, infatti, per non perdere tempo e non lasciare spazio ad equivoci, in una nota del 1° aprile la Commerzbank tedesca, invita a vendere ititoli spazzaturaitaliani: ‘vera solidarietà europea’, direbbe la signora von der Leyen!

No, non ci siamo, lo dico chiaramente e non in termini salviniani o meloniani, ma in termini umani, giuridici e politici. Se questa Europa è UNA, non si tratta di stanziare fondi, anzi, di garantire lo stanziamento, per il Meridione di Europa, arretrato e povero. Si tratterebbe invece di avere una politica comune, economica e sociale e anche culturale. Comune. Cioè unitaria, unica. Si tratterebbe di progettare uno sviluppo che risponda alle finalità scritte a chiare lettere nei trattati, ad esempio nell’art. 3, dove si parla continuamente di politica comune, di mercato unico, ecc. Dove sono questa cose nel suo discorso?

C’è, è vero, una offerta di aiuto, ma con mezzi eccezionali e non di politica ordinaria, cioè con mezzi che sono culturalmente e economicamente, ma in specie politicamente, una somma di aiuti ‘concessi’ da vari Stati. «Abbiamo fatto tutto il possibile per portare i Paesi europei a ragionare come una squadra e assicurare una risposta coordinata a un problema comune»: insomma c’è voluta fatica per convincerli a mandandarci mascherine, milioni di mascherine … solo a noi, ne servirebbero miliardi, ma grazie lo stesso.

Ma, diciamoci le cose come stanno: non so nemmeno darle torto, non del tutto, almeno. Guardiamoci in viso tra di noi: cosa abbiamo fatto ieri e oggi per guadagnarci la stima e il rispetto di altri Stati, o, se preferite, per imporlo? Abbiamo insolentito i Paesi europei in ogni modo e la UE in particolare, promesso tutto e fatto niente, abbiamo svillaneggiato il Parlamento Europeo, mostrando ad opera del futuro Ministro degli Esteri (vi rendete conto?) le ‘marchette’ pagate alla Francia, abbiamo giocato a rimpiattino con l’euro, mettendo in campo perfino i ‘borghini’, abbiamo nominato Ministro dell’Europa il prof. Paolo Savona che ne diceva peste e corna un giorno sì e l’altro pure, abbiamo mantenuto imperterriti un bilancio pubblico da follia, senza muovere un dito che sia uno per mostrare di essere non in grado -lo siamo perfettamente se volessimo- ma intenzionati a cancellare la bruttura di 150 miliardi annui di evasione fiscale. Abbiamo perfino cercato di fare una politica ‘autonoma’ andando a sbaciucchiarci con i cinesi per vendergli qualche chilo di arance e vari dei nostri porti e così via.

Non sto facendo i soliti discorsi autofustigatori, anzi, il contrario: ma solo delle persone fuori di senno non si rendono conto di quanto poco ci siamo fatti rispettare, pur avendo mandato talvolta uomini di valore nelle istituzioni europee, uomini che, appena lì venivano apprezzati dagli altri Paesi, e sbeffeggiati da noi.
I nodi, purtroppo, vengono al pettine. E solo noi li possiamo sciogliere oggi.
L’ho scritto anche ieri: noi abbiamo i mezzi e gli strumenti, la fantasia e la forza. Ma dobbiamofare’, con generosità e spirito d’impresa. Finanziare la cassa integrazione va bene se serve a obbligare le imprese a fare il loro mestiere, se serve a eliminare la sciocca concorrenza tra privato e pubblico e trasformarla in cooperazione: il contrario, per intenderci, della Lombardia e della sanità lombarda. E bisogna mostrare di essere capaci di farlo rapidamente, e bene, cioè ridurre la burocrazia e la relativa accidia. E farlo capire all’Europa, per fare capire che ciò è nell’interesse dell’Europa, e non dell’Italia o degli italiani, del progresso, e non dei pescecani, di una globalizzazione utile, e non solo di sfruttamento.

E quindi? Accettare e dire grazie, falsificando col titolo il senso di un discorso tutt’altro che di scuse, magari riportando in rosso -che volgarità!- le ‘frasi di scuse’? Tutt’altro.
Ribadire che a noi non serve solidarietà, né aiuti straordinari. Vogliamo che l’Europa sia unita e una, vogliamo superare i nazionalismi più o meno velati, nostro incluso, ma vogliamo una politica comune economica e sociale e per averla siamo disposti anche a fare sacrifici. E ciò non per noi, ma per l’Europa, che, da come appare dalle parole della signora von der Leyen, non ha nulla a che vedere con quello che era alla sua origine e nei suoi intenti: non, in una parola, l’Europa che dà un po’ di soldi a quei poveracci per metterli a tacere, ma che investe quei soldi per costruire la casa comune.

L’Unione, cioè, dell’art. 2 del Trattato: «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini», che non è l’Europa della Merkel e di Orbàn per non parlare di Salvini; l’Unione dell’art. 6.3 «I diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali», la norma che sancisce l’unità e l’unicità dell’Europa, unicità.

E l’altro articolo che citavo all’inizio? Con toni magari un po’ altezzosi, si dice una cosa seria e dura, per noi. Si afferma non che la Svezia non adotta misure di protezione, al contrario, si dice che le misure sono indicate sommessamente dal Governo come ovvi suggerimenti, nella certezza che tutti li seguiranno, consci come sono che il Governo non parla a vanvera e che li dà, quei suggerimenti, nel consapevole interesse di tutti, e che quindi non occorrono controlli di Polizia, perché la coscienza sociale di ciascuno basta.
Non so se funzionerà davvero, io spero di sì. E non ne traggo nemmeno ‘lezioni di civiltà’, anzi, dico: siamo proprio sicuri che una cosa del genere non funzionerebbe anche da noi e magari anche meglio dell’imposizione attuale, che è più di facciata che di merito, al di là delle varie contraddizioni, precisazioni, burocratismi idioti?

La mia impressione, per quel poco o nulla che vale, è proprio l’opposto. L’Italia in questa crisi ha imparato molto, o meglio dimostra di essere molto diversa dell’immagine che di sé essa stessa dipinge. E infatti, sono e resto convinto, che la solita distribuzione di denaro a pioggia, senza costrutto, senza regole e, specialmente, senza chiedere nulla in cambio, se non qualche voto, avrà effetti perniciosi. E renderà inevitabile e irrefrenabile un‘ulteriore caduta del prestigio dell’Italia, ma specialmente della sua capacità economica, per metterci ancora più vicini alla strada della Troika.

Se solo, però, avessimo un Governo, che dico, un ceto politico all’altezza, la condiscendente sufficienza della signora von der Leyen, sarebbe da tempo largamente umiliata e forse capirebbe quanto la sua ‘caritatevole’ (e pelosa) offerta è lontana dalla realtà.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.