sabato, Maggio 25

No Triv: il quorum non c'è, ma arriva il ricorso

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Avrebbe vinto il sì con uno schiacciante 86%, ma il quorum del referendum non ha superato il 50% più uno dei votanti arrestandosi al 31%. Diverse le razioni dal mondo politico con chi come il Movimento cinque Stelle (M5S) ringrazia tutti gli italiani che sono andati a votare ed hanno aderito al sì e chi come Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Green Pece afferma: «Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L’invito all’astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia» e prosegue  «Crediamo che Renzi e il suo governo dovrebbero invece ascoltare il segnale che viene dalle urne. Hanno votato, infatti, circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e in maniera massiccia contro le trivelle». Dello stesso pensiero dei pentastellati e di Giannì anche il WWF che attraverso un comunicato stampa fa sapere: «A conclusione di questa consultazione popolare è bene dire che il governo ha la maggiore responsabilità per aver portato l’Italia al referendum rispetto a una norma sulla proroga delle concessioni delle piattaforme offshore, inserita all’ultimo momento nella Legge di Stabilità 2016, che sapeva sin dall’inizio essere in contrasto con la normativa comunitaria e che sarà obbligato a modificare per intervento dell’Europa». Non si risparmia nemmeno Sinistra Italiana che attraverso Nicola Frantoiannai attacca il Premier Matteo Renzi e la sua presa di posizione in favore dell’astensionismo: «Matteo Renzi non perde l’occasione di rilanciare la sua propaganda sul Paese. Ci ripete la storiella dei lavoratori che avrebbero perso il posto se avesse vinto il si. Ripete la favola dell’impegno per le energie rinnovabili in un paese in cui gli incentivi per le fonti fossili restano ben più alti di quelli per le rinnovabili. Il tutto condito dall’ipocrita scena della scelta dolorosa sul non voto. La verità è che la sua è stata una scelta comoda, dettata dalla volontà di insistere su un modello di sviluppo senza futuro» e riferendosi al Tweet del deputato Pd  Ernesto Carbone prosegue: «Ma non si illuda perche’ 15 milioni di persone sono tante e ad ottobre lui non potrà nascondersi dietro l’astensionismo. Vedremo se diranno ‘ciaone’ anche in quella occasione». Dalla parte di chi festeggia per il nulla da farsi vi è Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera, che in linea con il pensiero del Presidente del consiglio afferma: «Il risultato del referendum è stato chiaro. Dobbiamo dar atto a italiani che hanno percepito che c’era rischio per lavoratori» e continua: «La strada per le energie rinnovabili la stiamo percorrendo da prima degli altri paesi in Europa, gli italiani lo hanno percepito e hanno capito che il referendum era inutile». Ma nel Pd c’è chi non la pensa come lui e si dissocia dai festeggiamenti pro astensione, come Gianni Cuperlo che in rappresentanza della fazione del ammonisce i colleghi di partito tramite il suo profilo di Facebook:«Serviva il quorum e il quorum non è stato raggiunto. Quindi chi voleva invalidare il quesito c’è riuscito e ha vinto. Chi, come me, pensava fosse giusto tentare la strada del quorum per far vincere il Sì ha perso. Le percentuali, almeno quelle, dicono questo» sottolineando successivamente i numeri di questo referendum: «però conviene dare un occhio ai numeri. Hanno partecipato al voto 15.806.788 cittadini. Di questi circa l’85 per cento (poco meno di 13 milioni e mezzo) ha votato Sì» e conclude: «Quando 15 milioni e passa di persone escono di casa per recarsi al seggio e dire la loro, il minimo che la politica (il governo e la sinistra) possono fare è mostrare rispetto. Irridere in modo scomposto tutto ciò, oppure – come ha fatto il vice segretario del Pd – parlare di risultati migliori delle attese è una prova di scarsa considerazione di parte dei tuoi stessi elettori e, temo, di una ancora più scarsa lucidità politica». E tra chi esulta e chi scuote la testa spunta l’ombra del ricorso che potrebbe essere presentato dalle associazioni che hanno sostenuto il il ‘sì’ al referendum di questa domenica e che verrebbe indirizzato al ministero dello Sviluppo Economico, con la ferma richiesta di sospendere 5 delle diverse concessioni estrattive . A darne l’annuncio vi è Enzo Di Salvatore, Professore di diritto costituzionale e Co-fondatore del Coordinamento Nazionale No Triv, che in una conferenza stampa, tenutasi oggi presso gli uffici della Camera, ha affermato: «Queste concessioni sono scadute da tempo e la proroga è illegittima. La norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti. Il Mise non si è mai pronunciato a riguardo, di conseguenza le aziende petrolifere stanno continuando ad estrarre senza autorizzazione».

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