venerdì, Ottobre 2

No, la riforma non è un salva-ladri o uno svuota-carceri Con l' approvazione della riforma della Giustizia, è stata restituita dignità al cittadino detenuto

0

Avevano preconizzato, Cassandre inascoltate disastri sul fronte di scarcerazioni facili e indiscriminate, qualora il Governo avesse approvato la riforma della Giustizia che ha varato in zona Cesarini l’altra settimana. Indossati i panni delle dolorose prefiche avevano paventato una vera e propria apocalisse. Naturalmente non è, non sarà così. Chiunque dia anche una rapida occhiata al testo di riforma si può agevolmente rendere conto che il provvedimento non svuota un bel nulla; si limita a fare piccoli passi verso un modello di pena e detenzione in linea con quanto prescritto dalla Costituzione e dalle Corti Europee di Giustizia e dei Diritti dell’Uomo.

  Per cominciare: i reati più gravi sono – come è giusto siano – esclusi dalle misure alternative. Niente “liberi tutti”, per esempio, per mafiosi, camorristi, e simili. Per loro i portoni del carcere restano chiusi. Anche il peraltro discutibile regime del 41 bis, il carcere duro, non viene minimamente messo in discussione. Dunque? Si cerca di sfoltire la numerosa popolazione carceraria, questo sì: ci sono una quantità di carcerati per reati che possono essere scontati in altro modo (magari anche impiegati in attività di pubblica utilità?) rispetto a lunghissime, inerti giornate chiuse stipati nelle celle a far nulla di buono per nessuno. Lo certificano decine di studi e ricerche: il sovraffollamento favorisce e aumenta il rischio che la pena non sia rieducativa, come è interesse di tutti sia.

  Si stabiliscono inoltre maggiori tutele per i diritti dei detenuti in termini di salute, identità di genere, incolumità personale; e questo è un dovere che uno Stato civile ha nei confronti dei suoi cittadini, e a maggior ragione quando – per ragioni non importa quali – si stabilisce di privarli della loro libertà di movimento. In quel momento lo Stato si fa massimamente garante della salute psichica e fisica del cittadino a cui toglie la libertà. Si prevede, inoltre una nuova disciplina per i colloqui con i familiari, e per l’uso delle tecnologie informatiche all’interno del carcere. E’ deprecabile?

   Le forze del centro-destra, salvo sporadiche eccezioni, proseguono nella loro campagna di demagogia e allarmismo. In particolare la Lega di Matteo Salvini e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni suonano la grancassa. Forza Italia e Silvio Berlusconi, va riconosciuto, sono più cauti, prudenti. Ha un bel dire il ministro della Giustizia Andrea Orlando che nel testo approvato dal Governo non c’è un solo appiglio che possa essere utilizzato come “salva-ladri”, o “svuota-carceri”. Ha un bel dire che saranno comunque dei magistrati, i giudici di sorveglianza, a dover stabilire e valutare se e quando il comportamento di un detenuto merita di essere ammesso alle misure alternative al carcere; misure che prevedono precisi percorsi di lavoro e di servizio sociale, con il quale il detenuto avrà modo di restituire parte di quello  che ha tolto alla società, e soprattutto di non essere recidivo.

   Il principale obiettivo della riforma è rendere attuale l’ordinamento penitenziario previsto dalla legge di riforma penitenziaria 354/1975, e adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza della Corte Costituzionale, Corte di Cassazione e delle Corti europee.

   Si tratta di provvedimenti che non intaccano la giusta esigenza di sicurezza della collettività; come si è detto, sono esclusi i detenuti in regime di 41bis per reati di mafia e per i reati di terrorismo. Si cerca piuttosto di dare attuazione a quell’articolo 27 della Costituzione che prevede la finalità rieducativa della pena; al tempo stesso si facilita la gestione del settore penitenziario e si diminuisce il sovraffollamento.

   La riforma comporterà così ripercussioni positive sulla vita in carcere. Si potrà finalmente porre mano alla necessaria e sempre procrastinata ristrutturazione e messa a norma degli istituti carceri. Una realtà, quella del sistema penitenziario negata per troppo tempo, e di cui finalmente anche a livello dei “palazzi” del potere si prende atto, riconoscendo che la situazione ha raggiunto livelli intollerabili per un paese civile.

  E’ un inizio di lavoro; resta ancora molto da fare, e per dire: la questione dei minori, dei bambini cresciuti in carcere perché le loro madri sono detenute; le questioni legate all’affettività… Chissà se il Parlamento uscito dalle urne dopo il 4 marzo, e il Governo che prima o poi ne sarà espressione, avranno la stessa capacità di “visione” (anche se lentissima è stata la marcia verso il giusto obiettivo) del governo guidato da Paolo Gentiloni. Ci augura di sì, si teme il contrario.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore