giovedì, Ottobre 22

Nimr al-Nimr: ‘Le parole più potenti del fragore dei proiettili’ Uomo di pace e tolleranza, al-Nimr offrì dal pulpito un futuro fatto di molteplici colori

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Se l’Arabia ha perso, di fatto, uno dei suoi maestri più carismatici, il messaggio di al-Nimr ha trovato una nuova eco nella voce di Mohammed al-Nimr, il primogenito dello sceicco. Quello che segue è un estratto di un’intervista che Mohammed al-Nimr ci ha concesso.

 

Molto è stato detto e scritto a proposito di suo padre, lo sceicco Nimr al-Nimr, ma sono stati pochi i mezzi di informazione che si sono scomodati di guardare oltre la narrativa saudita per vedere l’uomo e il messaggio che lui rappresentava: pace, tolleranza e democrazia. Può parlare ai nostri lettori di quegli ideali per i quali suo padre ha combattuto con tanta passione?

Mi permetta di citare mio padre: «Le parole sono molto più potenti del fragore dei proiettili». Mio padre era un sostenitore della pace, il suo messaggio per le persone era di resistenza pacifica alla tirannia, perché non vi può essere giustizia laddove è presente un diktat, che sia politico o religioso. La gente di Qatif ha subìto un’oppressione sistematica per decenni. Le minoranze religiose in Arabia Saudita sono disprezzate. Rientra addirittura nel sistema scolastico: ai bambini a scuola si insegna che l’Islam sciita è il male, che gli sciiti sono apostati e, pertanto, devono essere trattati duramente. Questi sono i pregiudizi che mio padre stava cercando di combattere.

Mio padre non ha mai incitato alla violenza… Diceva alla gente di resistere pacificamente, di esercitare la moderazione e sopportare, di non rispondere con violenza. Il regime di Riyadh ha affermato che lui incitava alla violenza, ma ciò è semplicemente falso.

Riyadh ha sempre dipinto le rivendicazioni di giustizia e autodeterminazione politica da parte di Qatif alla luce del settarismo. Forse però il divario cui si appella il regime, che pure esiste tra le comunità islamiche, non è altro che un disegno mirato a distrarre dalla tirannia perpetuata dai funzionari contro un popolo per via proprio della sua posizione contraria alla tirannide.

L’Islam sciita, e più in generale tutto l’Islam, rifiuta la tirannia e l’ingiustizia. Quelli sono i valori che mio padre difendeva, valori universali: la gente possiede dei diritti, tutto qui. Ma esisteranno sempre genti e poteri che tenteranno di negare tali diritti per esercitare il controllo. Il settarismo è un’invenzione! È stato il regime di Riyadh a creare divari tra il popolo, usando la religione per giustificare l’odio.

Suo cugino, Ali Mohammed, resta in carcere. Cosa possiamo fare noi, spettatori e mezzi di informazione, per contribuire al suo rilascio immediato e incondizionato?

Direi… farsi sentire! Nel caso di mio padre, si è mantenuto il silenzio e ciò non ha portato a nulla, lo hanno ucciso ugualmente. Le autorità ci hanno persino negato le spoglie, togliendoci la possibilità di una degna sepoltura. È questo il regime con cui abbiamo a che fare. Siamo rassegnati al nostro destino, ma non per questo staremo in silenzio. Il modo migliore per onorare mio padre adesso è vivere delle sue parole e garantire che il suo nome sia ricordato per la persona che era.

 

Traduzione di Barbara Turitto

 

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