venerdì, Settembre 25

Nimr al-Nimr: ‘Le parole più potenti del fragore dei proiettili’ Uomo di pace e tolleranza, al-Nimr offrì dal pulpito un futuro fatto di molteplici colori

0
1 2


Beirut – Il mondo islamico è ancora fermo al 2 gennaio, giorno in cui uno dei suoi leader religiosi più popolari e rispettati è caduto per mano del regime di al-Saud. Giustiziato per aver osato opporsi al dispotismo che il regime esercita sulle minoranze religiose dell’Arabia Saudita, lo sceicco Nimr al-Nimr è stato brutalmente ucciso dalle autorità per mettere a tacere il crescente movimento pro-democratico nel cuore della monarchia arabica.

Oppositore di lungo corso del regime, al-Nimr apparteneva a una lunga tradizione di difesa dei diritti umani, una vera e propria voce di speranza e compassione nel buio. Nel suo ruolo di leader spirituale, aveva portato un messaggio capace di valicare i confini delle fedi, radicandosi nell’eterna lotta dell’uomo contro la tirannia, quel desiderio di autodeterminazione politica che tante volte, nel corso della storia, ha permesso alle nazioni di sollevarsi contro il dispotismo. Uomo moderno e rinascimentale, che sul solco di Voltaire, Rousseau e Robespierre considerava l’indipendenza e la libertà come l’espressione dei diritti che Dio ha donato agli uomini. Lo sceicco al-Nimr era una spina nel fianco del regime saudita, a ricordare costantemente che per quanto sia la paura a comandare nel regno, tuttavia si solleva la ribellione; la velata promessa che per ogni volta che avesse dovuto chinarsi o subire un’ingiustizia, il popolo avrebbe avuto il suo posto al sole: la libertà.

Nel luglio 2012, l’agenzia di stampa saudita confermò l’arresto di al-Nimr, accusato di incitamento alla sedizione. Durante l’arresto, fu brutalmente aggredito e ferito con colpi di arma da fuoco sebbene, non essendo armato, non costituisse alcuna minaccia per gli agenti, e infine detenuto in stato di ‘incommunicado’. Seguirono una serie di accuse, tra cui quella di ‘disobbedienza al sovrano’ e di aver incitato, guidato e partecipato a manifestazioni, imputazioni che hanno sollevato le proteste dei gruppi a difesa dei diritti umani, compresa Amnesty International, per la violazione della libertà di manifestazione del pensiero, inserendo l’arresto di al-Nimr all’interno della campagna di regime volta a reprimere ogni forma di dissenso. Dopo l’arresto, le autorità saudite e i principali mezzi di informazione hanno etichettato il carismatico leader come un dissidente sciita, nel tentativo (gli esperti misero in guardia) di ridurne il messaggio a un confronto settario, invece di ascoltare il grido di una nazione che chiedeva l’emancipazione politica.

Uomo di pace e tolleranza, al-Nimr offrì dal pulpito un futuro fatto di molteplici colori, radicato non nell’esclusione e nell’ostracismo ma nel pluralismo, nel rispetto e nella giustizia sociale. Figlio di Qatif, nella provincia orientale dell’Arabia Saudita, era un musulmano devoto, un seguace di Ahlul Bayt, la casa del profeta Muhammad. Emarginato dall’Arabia Saudita wahabita, poiché la sua fede non si allineava ai comandamenti salafiti, al-Nimr era un musulmano tradizionale: il suo Islam era quello praticato dai profeti, il suo messaggio quello scritto nel Corano e la sua devozione quella data al profeta Mohammed e alla sua progenie.

“È perché pronunciava il vero messaggio dell’Islam, giustizia, tolleranza e compassione nella rettitudine, se il regime di Riyadh ha cercato di infangarne il nome e, alla fine, gli ha tolto la vita. Riyadh era terrorizzata dalle verità che lui pronunciava, del futuro che offriva a Hijaz [precedente denominazione per l’Arabia Saudita]”, afferma Hassan al-Zubeyri, docente di religione comparata. “Il wahabismo, la religione di stato saudita, ha alle spalle una lunga storia di repressione dell’Islam tradizionale. Oggi questa battaglia si è manifestata con l’esecuzione di un religioso islamico. L’ambizione wahabita di imporre la propria interpretazione dell’Islam mediante l’annichilimento di tutte le altre scuole di pensiero: comprendere questo significa comprendere la persecuzione che i musulmani sciiti hanno subito in Arabia Saudita e in tutto il mondo islamico. Non tutti sanno, infatti, che l’Islam sciita è il più puro, la pratica dell’Islam più tradizionale, poiché è fondato sulla tradizione del profeta Muhammad e della sua progenie, i custodi del mondo”, aggiunge al-Zubeyri.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore