martedì, Marzo 19

Nigeria: tutte le insidie sul voto Le principali minacce alla sicurezza si chiamano: Boko Haram, conflitti tra contadini e pastori, bandite armate, separatisti del Biafra, teppisti politici, partigianeria delle forze di sicurezza

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Il 16 febbraio 2019, circa 84 milioni di cittadini della Nigeria (su di una popolazione di circa 200 milioni) saranno chiamati alle urne per scegliere il Presidente e i membri dell’Assemblea Nazionale. Due settimane dopo, il 2 marzo, saranno chiamati nuovamente al voto per eleggere i governatori e i membri dei parlamenti dei 36 Stati. Uno sforzo elettorale molto ingente per il Paese più popoloso del continente, prima economia dell’Africa, Paese con moltissime difficoltà politiche e soprattutto di sicurezza.

La sicurezza, infatti, è la più grande insidia che pesa sul voto nigeriano, che mette in secondo piano gli altri rischi, quello dei brogli tra i primi. Le violenze e i conflitti striscianti, secondo gli analisti, potrebbero influire sulla gestione e sui risultati delle elezioni, le paure e le divisioni potrebbero incidere pesantemente non solo sul non-voto, ma anche sulla scelta degli elettori.

E’ di ieri la notizia che almeno 15 persone sono morte in una calca scoppiata alla fine di un comizio del Presidente Muhammadu Buhari a Port Harcourt, nel Sud-est della Nigeria. Lo scorso fine settimana, cinque persone erano rimaste uccise in scontri scoppiati tra sostenitori dell’APC (All Progressives Congress), il partito al potere,  e del principale partito di opposizione, il PDP (People’s Democratic Party), nella regione petrolifera del Delta del Niger.

Le ultime tre tornate elettorali in Nigeriasono state mortali’, sottolinea ‘Crisis Group’. Nel corso delle ultime del 2015 sono morte più 100 persone, ne erano morte 800 nel 2011. Secondo il think tank, le violenze potrebbero mettere a repentaglio la stessa stabilità del Paese. Dal giugno 2006 al maggio 2014, addirittura vi erano stati circa 915 casi di violenza elettorale nel Paese, con circa 3.934 morti.
Il monitoraggio di gennaio di ‘Crisis Group’ rileva come le violenze legate alle elezioni siano aumentate, aumentando il rischio di incidenti peggiori nelle prossime settimane,  Boko Haram  ha aumentato gli attacchi nel nord-est e le violenze criminali nel nord-ovest hanno ucciso dozzine di persone. Una dozzina di incidenti gravi a tutto gennaio, inclusi gli attacchi di teppisti. I dettagli sono pesanti.
Le violenze sono aumentate in particolare, poi, dopo che il Presidente Muhammadu Buhari ha annunciato, a fine gennaio, di aver sospeso il giudice Walter Nkanu Samuel Onnoghen,  Presidente della Corte suprema della Nigeria, accusato di non aver dichiarato alcuni conti bancari in valuta estera. Una sospensione che l’ONU ha denunciato essere una violazione dei diritti umani in relazione all’indipendenza del sistema giudiziario e alla separazione dei poteri.

Sei gli Stati più a rischio: Fiumi, Akwa Ibom, Kaduna, Kano, Plateau e Adamawa. Le dinamiche in ogni Stato variano, ma tutte presentano almeno due dei quattro principali fattori scatenanti: un’intensa lotta tra i due partititi principali -APC e PDP- per il controllo degli Stati con grandi elettori, enormi entrate pubbliche; rivalità locale tra ex e governatori; tensione derivante dal conflitto etnico-religioso o quello tra pastori e contadini; e la presenza di gruppi criminali che i politici possono reclutare per attaccare i rivali e i loro elettori.

Le principali minacce alla sicurezza si chiamano: Boko Haram;  conflitti tra contadini e pastori;  banditi armati;  separatisti del Biafra;  teppisti politici; partigianeria delle forze di sicurezza.

In occasione delle ultime elezioni del 2015, Boko Haram era al culmine della sua forza, da allora, un’enorme operazione militare ha significativamente indebolito il gruppo, ma l’organizzazione terroristica  e ben lontana dall’essere sconfitta. Negli ultimi mesi, Boko Haram ha condotto attacchi mortali contro gli agricoltori e rapito donne e ragazze. Ha intensificato gli attacchi alle basi militari, uccidendo soldati e sequestrando armi. Per tanto il gruppo è sicuramente tra le minacce più importanti che gravano sul voto del 16 febbraio.
Gli analisti sostengono che la corruzione e la disuguaglianza siano alla base del successo del gruppo. Nonostante sia la più grande economia dell’Africa, la Nigeria, ricca di risorse naturali, a partire dal petrolio, ha una delle popolazioni più povere del continente. Circa la metà dei suoi duecento milioni di persone vive con meno di $ 1,90 al giorno -e il tasso di povertà è più alto nelle regioni settentrionali a maggioranza musulmana.
Il petrolio ha svolto un ruolo importante nel guidare la disuguaglianza economica in tutto il Paese: una piccola élite ha a lungo gestito le entrate petrolifere, svariati Ministri del Governo sono stati accusati di appropriazione indebita di decine di miliardi di dollari dal settore.
In queste elezioni questi sono fattori che pesano moltissimo, la lotta per i posti di comando è spietata, gli analisti definiscono questo voto una ‘gara senza esclusione di colpi’ che potrebbe comportare acquisti di voti su larga scala, brogli e, dunque, violenze significative, a partire da  Boko Haram -ancora più accanito in questa situazione- ma non solo, a entrare in gioco, infatti, sono anche i così dettiteppisti politicie  le forze paramilitari emerse come risposta a Boko Haram. Nell’area nordorientale del Paese queste forze paramilitari potrebbero essere usate per costringere gli elettori al voto pilotato.

Secondo le analisi disponibili, in Nigeria ci sono oltre venti bande criminali.  
Si stima che oltre il 70% della popolazione viva al di sotto della soglia di povertà, la disoccupazione giovanile è arrivata al 33% e 13 milioni di bambini e ragazzi non vanno a scuola. Ciò comporta che un numero significativo di giovani finiscono nelle bandi criminali. Molte di queste bande sono reclutate dai politici pronti a ricorrere alla violenza e alla retorica incendiaria per intimidire gli avversari o l’elettorato, piuttosto che creare disordini ai seggi, organizzare subbugli  a fronte di risultati sfavorevoli.
Secondo alcuni osservatori, c’è il rischio che azioni di queste bande possano, in alcune aree del sud, anche bloccare il voto.

Il nord-ovest della Nigeria, in particolare gli Stati di Zamfara e Kaduna, è stato colpito da assalti di bandite armate. Fuoriusciti dalle foreste nelle quali si nascondono, questi gruppi hanno attaccato, violentato, rapito e derubato diverse comunità. Secondo Amnesty International, 371 persone sono state uccise e 18.000 sono sfollate dallo Zamfara nel 2018; il Governo dello Stato ha riferito che, dal 2011, i banditi hanno ucciso 3.000 persone, rapito 500 individui e distrutto 2.000 case. La risposta del Governo federale è stato un aumento degli agenti sul terreno, ma con scarsi risultati.
Il pericolo è che queste bande possano mettere a rischio gli spostamenti dei funzionari elettorali e del materiale elettorale.

Altra insidia viene dal conflitto  tra pastori e contadini, che ha  ucciso oltre 1.500  e  causato la fuga di 300.000 persone dalle loro case nel solo 2018, e che gli analisti considerano la minaccia in assoluto più grave per la Nigeria.
E’ causato dalla competizione per la terra e l’acqua tra pastori per lo più nomadi e agricoltori prevalentemente insediati. I sondaggi rilevano che questo scontro è  la preoccupazione maggiore dei nigeriani, e molti sono insoddisfatti della risposta del Governo a questo problema, e molti ritengono che l’APC e le forze di sicurezza siano schierati dalla parte dei pastori. Questa convinzione potrebbe alimentare violenze etniche e partitiche  -con le bande dei teppisti politici pronte entrare in azione. Nel corso degli ultimi mesi si è registrata una crescita delle milizie etniche, come quelle del Bachama e del Fulani ottimamente fornite di armi anche sofisticate acquistate illegalmente.

Altro elemento destabilizzante che grava sul voto è il separatismo del Biafra, nel sud-est della Nigeria. L’alito separatista è soffiato pesantemente da quando Buhari è entrato in carica, nel 2015. Il gruppo più radicale che guida questo movimento è l’Indigenous People of Biafra (IPOB). Il suo leader, Nnamdi Kanu, è scomparso dopo che i soldati hanno fatto irruzione nella sua casa, nel settembre 2017, per un anno rifugiato in Israele. Al suo ritorno, il IPOB ha avviato una campagna volta a boicottare e interrompere le elezioni 2019, a meno che il Governo non inviti a un referendum sull’indipendenza. Un altro gruppo pro-Biafran, la Biafra Zionists Federation (BZF), pare intenzionato invitare i suoi sostenitori all’adesione al boicottaggio.
Anche se gli attivisti non inibiscono fisicamente il voto, sostengono gli analisti, possono generare paura nell’elettore facendo in modo così che non si rechi ai seggi, in una zona, quella a sud-est già caratterizzata da una bassissima affluenza.

A tutto ciò si aggiungono altri due interrogativi: il ruolo delle forze dell’ordine e la loro partigianeria, e il voto degli sfollati.
Secondo gli osservatori le forze di sicurezza in Nigeria sono molto partigiane. L’Esercito in particolare sarebbe schierato in gran numero, almeno ai vertici, con l’APC, il partito di Governo, e il rischio che si paventa è che possano esercitare pressioni sull’elettorato.
In occasioni di recenti tornate elettorali locali, gruppi di osservatori indipendenti, incluso il Centre for Democracy and Development  CDD), hanno riferito di una diffusa condotta scorretta da parte delle agenzie di sicurezza, tra cui l’intimidazione di giornalisti, degli osservatori e degli elettori.
La parzialità delle agenzie di sicurezza è  tra le più potenti di tutte le minacce alle elezioni generali di questo 2019.

Ultima insidia è quella che viene dal rischio che gli sfollati -e sono svariate migliaia- non possano votare, il che determinerebbe un senso di sottrazione dei diritti che potrebbe aumentare le tensioni e dunque le violenze.

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