mercoledì, Ottobre 16

Nigeria: triplice attentato di Boko Haram. Il DAESH si rafforza Sarebbe stato attuato per dare un segnale che Boko Haram è ancora una seria minaccia dopo la serie di sconfitte

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A distanza di circa un mese dall’attacco del gruppo terroristico Boko Haram contro varie basi militari nello stato del Borno (loro roccaforte politica  militare) e a distanza di poche settimane dall’attacco alla base militare nigeriana ubicata sul Lago Ciad, località di Diwka, il Jamāʿat Ahl al-Sunna li-daʿwa wa l-Jihād (nome originario arabo che significa: ‘l’istruzione occidentale è proibita’) domenica 16 giugno ha compiuto un triplice attentato suicida uccidendo 30 persone e ferendone oltre 40, secondo le prime stime ufficiali. Il numero di vittime potrebbe aumentare nelle prossime ore secondo il parere di Usman Kachalla, responsabile sanitario della zona colpita da questa ondata di violenze.

Le tre missioni suicida sono state attivate quasi contemporaneamente domenica nella città di Konduga a 38 km dalla capitale dello Stato del Borno, Maiduguri. Questo triplice attentato sarebbe stato attuato per dare un segnale che Boko Haram è ancora una seria minaccia dopo la serie di sconfitte inflitte tra il 2017 e il 2018 dalla coalizione africana Camerun, Ciad, Niger e Nigeria sostenuta da Nazioni Unite, Unione Africana, Unione Europea, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania.

Ma sono i vari attacchi alle postazioni militari del Borno State, attuati nelle precedenti settimane e mesi, lo scopo di Boko Haram è indebolire l’esercito regolare e a riprendersi i territori liberati dalla forza multinazionale africana. Nel 2019 siamo entrati nel decimo anno di guerra contro Boko Haram che iniziò l’insurrezione armata per creare il Califfato della Nigeria nel 2009. Il gruppo fu fondato da Ustaz Mohammed Yusuf nel 2002 nella città di Maiduguri (Borno State) con l’idea di instaurare un califfato nello Stato con la complicità dell’ex governatore Ali Modu Sheriff. É nel 2002 che Yusuf fonda una moschea, una scuola coranica e una associazione di assistenza alle famiglie povere presso Maiduguri. Attività caritatevoli e religiose che occultavano centri di reclutamento di futuri Jihādisti sia nigeriani che ciadiani e nigerini.

Il leader religioso viene arrestato a Maiduguri il 29 luglio 2009. La sua morte avvenne due giorni dopo in circostanze assai misteriose mentre era detenuto. La versione ufficiale parla di un tentativo di evasione dal carcere, ma è più probabile che si sia trattato di un omicidio politico ordinato dal governo federale con l’obiettivo di stroncare il pericoloso movimento salafista sul nascere. Purtroppo la morte di Yusuf rafforzò il movimento che venne preso dal suo discepolo Abubakar Shekau che si credeva deceduto. Shekau riuscì a formare un vero e proprio esercito terroristico sul modello del DAESH e ad associarsi prima solo con Al-Qaeda Magreb e dal 2016 con il ISIL. La tattica utilizzata è di esportare la violenza terroristica anche agli Stati confinanti. Shekau nutre progetti più ambiziosi del suo maestro. Dal Califfato del Borno siamo passati al Califfato dell’Africa Occidentale che dovrebbe essere una delle regioni del Grande Califfato Mondiale che il DAESH vorrebbe instaurare sul pianeta.

Secondo EJ Hogendoorn, ex Vice Direttore dell’area Africa della Associazione International Crisis Group, i recenti attacchi terroristici rientrerebbero in una ben studiata offensiva militare di Boko Haram contro l’esercito nigeriano e la forza multinazionale africana. Una offensiva resa possibile a causa della incapacità del governo federale di risolvere i problemi sociali del nord Nigeria che hanno originato Boko Haram: disoccupazione giovanile, corruzione, sotto sviluppo economico.

Con la difesa ad oltranza della roccaforte terroristica del Borno State e la guerriglia attuata in Camerun, Boko Haram sta cercando di mantenere i territori sotto il suo controllo in attesa di ingenti rinforzi promessi dal DAESH. Rinforzi composti da mercenari libici, ciadiani, maliani, somali, sudanesi, yemeniti, afgani, pakistani e siriani. Una specie di ‘santa armata’ che dovrebbe lanciare, non si sa quando, l’offensiva finale contro gli infedeli e realizzare il Califfato dell’Africa Occidentale.

Attaccando le caserme militari Boko Haram intende ripulire la regione della presenza di esercito, polizia e istituzioni del governo federale. Gli attentati diretti contro la popolazione civile sono un chiaro messaggio che le forze di difesa nigeriane non sono in grado di proteggere le popolazioni locali. Se queste desiderano protezione devono unirsi alla causa di Boko Haram.

«Le forze di sicurezza regionali stanno faticando ad adattarsi alle nuove tattiche militari di Boko Haram. La Multi National Joint Task Force (MNJTF) con quartiere generale a NDjamena Ciad, nonostante il supporto delle truppe d’élite americane e francesi, soffre ancora di problematiche logistiche e di coordinamento tra i vari eserciti che impediscono il controllo totale del Borno e del bacino transfrontaliero del Lago Ciad. Zone remote con poche strade che rendono l’accessibilità alle aree di intervento molto difficile» spiega Hogendoorn sollevando un altro preoccupante fenomeno militare di Boko Haram.

«Questo gruppo terroristico ha iniziato a puntare sui bambini. Li sequestra per farli diventare dei terroristi. Questa tattica fu scoperta a causa del sequestro di massa avvenuto nel 2014 a Chibok: 276 ragazze delle quali circa 164 liberate dalle forze dell’ordine o fuggite da sole tra il 2017 e il 2018. All’epoca il governo federale e la comunità internazionale non avevano compreso la tattica di Boko Haram credendo che il rapimento collettivo fosse indirizzato ad ottenere prostitute per i combattenti e visibilità internazionale. Obiettivi reali, ma all’interno di una strategia di reclutamento di minori per rafforzare i ranghi dopo un attento lavaggio del cervello. Dal 2018 ad oggi molti attentati contro obiettivi civili sono stati fatti utilizzando ragazze e ragazzi dai 10 ai 15 anni. La MNJTF ora si trova costretta a fare la guerra a dei bambini soldato».

La comunità internazionale in collaborazione con Unione Africana e Nazioni Unite sta cercando di concentrare considerevoli sforzi finanziari per progetti di sviluppo regionali capaci di risolvere i problemi sociali che sono all’origine del supporto popolare a Boko Haram, diminuito ma ancora significativo. I progetti si concentrano sulla prevenzione dei conflitti tribali, rafforzamento delle istituzioni federali e dei servizi sociali, integrazione nel tessuto economico di ex terroristi arresisi o scappati da Boko Haram.

Saskia Brechenmacher ricercatrice presso il Carnegie’s Democracy, Conflict, and Governance Program pensa che questi sforzi finanziari non siano ben indirizzati e quindi poco efficaci. «I settori interessati dal supporto finanziario internazionale non sono le uniche cause del conflitto. Ben più importante è la corruzione che dilaga all’interno delle forze armate e dei governi di Nigeria, Camerun, Ciad e Niger. Senza dimenticare le continue violazioni dei diritti umani dei soldati governativi o di quelli della forza multinazionale africana. I civili delle zone occupate da Boko Haram sono stretti da una morsa infernale di insicurezza proveniente sia da Boko Haram che dagli eserciti regolari e polizie regionali. Scarsi e improduttivi i tentativi di integrare gli ex terroristi nel contesto sociale e tessuto economico di origine. Questi ex terroristi rimangono spesso disoccupati e isolati dalla società che ha subito le loro violenze in passato. Di conseguenza ritornano a militare presso Boko Haram che, astutamente, non li punisce per la defezione ma li accoglie con rinnovato entusiasmo. Anche i progetti di sviluppo economico sono mal orientati in quanto i donatori internazionali si attendono risultati immediati e quindi promuovono progetti economici di corto respiro. Lo sviluppo economico di una regione da decenni abbandonata dalle autorità centrali richiedo tempo e progetti a largo respiro di cui risultati possono essere visibili a medio lungo termine. Inoltre devono essere associati alla lotta contro la corruzione, riforme economiche e rispetto dei diritti umani al fine di riconquistare la fiducia popolare».

Nel frattempo Boko Haram sembra orientarsi nel rafforzamento della sua capacità militare, associato agli sforzi del DAESH per realizzare il Califfato d’Africa. Sforzi che hanno costretto vari governi dell’Africa occidentale a dichiarare lo stato di emergenza anche nei Paesi dove il fenomeno dell’Islam radicale era sconosciuto come in Burkina Faso. Il DAESH ora tenta di espandersi anche nell’Africa Orientale attraverso penetrazioni all’est del Congo. Nel Corno d’Africa mantiene il controllo del gruppo terroristico somalo Al-Sabaab e sta aspettando con impazienza lo scoppio della guerra civile in Sudan per entrare in gioco come attore principale e conquistare lo strategico Paese africano.

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