domenica, Settembre 20

Nigeria: Boko Haram torna indebolire la Presidenza Buhari A tre anni dalla sua elezione con la promessa di sconfiggere il gruppo terroristico, Buhari deve fare i conti con l’obiettivo mancato

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Il Governo federale della Nigeria ha confermato, domenica 25 febbraio, che mancano all’appello ben 110 studentesse del college di Dapchi nello stato nord-orientale di Yobe, dopo l’attacco avvenuto lunedì 19 febbraio e perpetrato da una presunta fazione del gruppo Boko Haram (‘educazione occidentale vietata’ nella lingua Hausa parlata nel nord della Nigeria). L’attacco non è stato tuttavia rivendicato.

Inizialmente, si era cercato di nascondere il rapimento delle ragazze e si parlava di una loro fuga nella foresta. Quando il fatto non poteva più essere negato, il portavoce del Governo dello Stato di Yobe, Abdullahi Bego, aveva dichiarato, per rassicurare l’opinione pubblica, che dodici studentesse era già state liberate dai militari, ma il giorno seguente la notizia era stata smentita.

Il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari è intervenuto definendo l’attacco alla scuola un ‘disastro nazionale’ e ha annunciato l’invio di un maggior numero di forze armate per la ricerca delle studentesse.

Questo ultimo episodio rappresenta uno dei maggiori rapimenti avvenuto dopo quello del 2014, quando oltre 270 studentesse di Chibok, cittadina dello stato di Borno situato a circa 275 km a sudest di Dapchi, furono sequestrate da Boko Haram.

Si tratta di un duro colpo inferto al Governo di Buhari che aveva fatto della lotta a questo gruppo terroristico uno dei pilastri della sua campagna elettorale del 2015, quando dilagava nel Paese il malcontento nei confronti del Presidente Goodluck Jonathan, reo di non aver combattuto e contrastato a sufficienza i terroristi di Boko Haram che tormentavano senza tregua il nordest del paese con attacchi e rapimenti.

I massacri sono continuati sotto la presidenza di Buhari, anche se l’Esercito nigeriano è riuscito a riconquistare alcune fette di territorio e a respingere il gruppo terroristico, che nel frattempo si è esteso nei vicini Paesi del Ciad, Camerun e Niger.

Una serie di piccole conquiste avevano comunque portato Buhari a considerare i terroristi islamici ‘tecnicamente’ sconfitti, ma a inizio gennaio 2018, aveva dovuto ammettere che, nonostante la sconfitta tecnica di Boko Haram, si verificavano ancora attentati isolati.

Ora, dopo questo ennesimo attacco, il Governo è stato costretto ad riconoscere che il gruppo jihadista non è stato definitivamente debellato, sollevando alcuni interrogativi.

Anzitutto, ci si chiede come sia possibile portare via 110 studentesse senza essere fermati. I terroristi hanno, infatti, percorso ben 200 km con 9 camion, rapito 110 ragazze e ripercorso la stessa strada passando attraverso numerosi posti di blocco.

Il governatore dello Stato di Yobe, Ibrahim Gaidam, è intervenuto al riguardo dichiarando che circa una settimana prima dell’attacco, le forze militari erano state ritirate dalla città di Dapchi. Ha anche ricordato che nel 2013 una scuola di Buni-Yadi era stata attaccata, anche in quel caso, una settimana dopo il ritiro delle truppe militari dalla città. Furono 29 gli studenti uccisi.

Sembrerebbe, quindi, che le forze militari siano incapaci di garantire la sicurezza del Paese, pur usufruendo di notevoli finanziamenti per la lotta al terrorismo. Nel dicembre scorso, i governatori dei 36 Stati che compongono la Nigeria hanno infatti approvato il trasferimento al Governo federale di un miliardo di dollari proveniente dal fondo ‘Excess Crude Account’ dove sono accumulati proventi della vendita di petrolio. Il miliardo di dollari rappresenta quasi la metà dell’attuale dotazione del fondo (2,3 miliardi).

A questo punto è legittimo chiedersi se i finanziamenti siano stati effettivamente impegnati per la lotta al terrorismo e se la mancata sconfitta di Boko Haram derivi dalla solo difficoltà del Governo di Buhari a garantire la sicurezza del Paese, soprattutto nelle aree più remote.

A ciò c’è da aggiungere l’indifferenza dell’Occidente, Stati Uniti in testa, nei confronti di Boko Haram, che oramai molti osservatori denunciano apertamente come indifferenza determinata dal fatto che l’Occidente non considera quella parte di Africa come parte dei suoi immediati interessi nazionali e quindi degna di investimenti militari già abbondantemente dirottati nella guerra contro lo Stato Islamico.

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