martedì, Marzo 19

Nigeria 2019: le elezioni che potrebbero fare la differenza Gli elettori saranno chiamati alle urne per scegliere il Presidente e i membri dell'Assemblea Nazionale

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Domani circa 84 milioni di cittadini della Nigeria (su di una popolazione di circa 200 milioni) saranno chiamati alle urne per scegliere il Presidente e i membri dell’Assemblea Nazionale. Due settimane dopo, il 2 marzo, saranno chiamati nuovamente al voto per eleggere i governatori e i membri dei parlamenti dei 36 Stati.

Definito il ‘gigante d’Africa’ il Paese più popoloso del continente, prima economia dell’Africa, settima popolazione al mondo per abitanti e terza per popolazione giovane, popolazione che negli ultimi vent’anni è aumentata del 60% e nel 2050 è stimato che la popolazione arrivi a 429 milioni di persone, di cui 152 sotto la soglia di povertà.

Sono elezioni difficili, molto, sia per i problemi di insicurezza che gravano sul voto, sia perché in qualche modo questa tornata elettorale sarà il banco di prova della tenuta della transizione democratica avviata nel 2015 con l’uscita di scena del presidente Goodluck Jonathan e l’assunzione della presidenza da parte dell’opposizione, con il Presidente Muhammadu Buhari. Il momento è molto complicato per il Paese, sia perché le divisioni etniche e storiche si sono acuite, mentre la corruzione continua ad essere uno dei piu’ gravi problemi, sia perchè l’economia -troppo dipendente all’estrazione del petrolio e con il gravame del terrorismo islamico di Boko Haram non ancora sconfitto, anzi, che dal 2009 ha provocato la morte di 27mila persone e  una grave crisi umanitaria con oltre 1,8 milioni di sfollati- manda segnali di preoccupazione, mentre Washington a Pechino guardano con attenzione e interesse -sia economico che geopolitico.

Nel 2018 il Pil è cresciuto dell’1,9% eppure l’indice di sviluppo umano e’ uno tra i più bassi al mondo
0,514, che pone il paese al 152esimo posto. Con un Pil pro capite che e’ passato negli ultimi cinque anni dai 3200 dollari del 2014 agli attuali 1900. L’economia non ha trovato vie di diversificazione significative per affrancarla dal petrolio che rappresenta la prima componente del Pil.
La Nigeria è il sesto Paese al mondo per esportazione di greggio e la peggiore crisi economica che ha vissuto e’ coincisa con il crollo del prezzo del barile. “Con i tassi di disoccupazione che sono raddoppiati”, sostengono gli analisti,, dall’insediamento di Buhari, “l’aumento dell’inflazione e un deciso innalzamento del debito pubblico, le numerose riforme del settore agricolo dell’attuale presidente costituiscono l’unica politica economica di cui il Paese ha realmente beneficiato durante il suo mandato”. 

Il cancro della corruzione è preoccupante per l’economia in particolare.
La Nigeria è uno dei Paesi con il piu’ alto tasso di corruzione e non si sono registrati significativi miglioramenti. Dal 2009 Boko Haram ha provocato la morte di 27mila persone e ha provocato una grave crisi umanitaria con oltre 1,8 milioni di sfollati.

L’emigrazione, che caratterizza il Paese, ha raggiunto livelli preoccupanti e deriva da un mercato del lavoro che non riesce ad occupare soprattutto i giovani che – ha scritto il candidato dell’opposizione Atiku Abubakar – «non stanno lasciando la Nigeria solo a causa della cattiva retribuzione e delle condizioni di lavoro, ma stanno partendo perché non c’è speranza». Oltre ai giovani, ci sono i professionisti che non riescono a trovare occupazione. Un gran numero è formato da medici che, per esempio, ora lavorano nel Regno Unito.

Molti andare all’estero, richiedendo il visto per farlo legalmente. Dal 2010, i visti di lavoratori qualificati nel Regno Unito sono aumentati costantemente – 620 emessi nel 2017.  Ci sono anche quelli che intendono studiare all’estero o unirsi ad altri membri della famiglia già presenti. Alcuni vogliono rimanere per lunghi periodi, altri vorrebbero ritornare alla fine dei loro contratti o studi.

Molti dei migranti che portano la rotta del Mediterraneo centrale in Europa provengono dalla Nigeria e approdano in Italia dopo essere partiti dalla Libia. Nel 2016, quasi 40.000 nigeriani sono arrivati ​​in Italia, più di ogni altra nazionalità. Circa 18.000 sono invece sbarcati nel 2017. Ma gli ultimi dati mostrano che c’è stato un calo significativo. Solo 1.250 nigeriani sono arrivati in Italia via mare nel 2018.

Questo calo riflette la tendenza più ampia: un minor numero di migranti ha attraversato il Mediterraneo lo scorso anno. L’ONU afferma che le rotte utilizzate dai trafficanti di esseri umani sono in costante cambiamento e dipendono da una serie di fattori, ma il calo dei numeri che raggiunge l’Italia è attribuito principalmente a una più stretta cooperazione con la guardia costiera libica.

E questo monitoraggio più attento delle coste della Libia ha reso le traversate illegali molto più difficili. Le testimonianze di coloro che tornano in Nigeria dopo i tentativi falliti lo confermano, afferma Jorge Galindo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM). I dati delle Nazioni Unite suggeriscono che i nigeriani non stanno cercando di raggiungere l’Europa attraverso la Spagna, che ora è il principale punto d’ingresso per altri migranti nel Mediterraneo.

Le cifre sulla migrazione, tuttavia, non includono i nigeriani che hanno lasciato le loro case ma non sono riusciti ad attraversare l’Europa – si ritiene che molte migliaia siano detenute nei centri di detenzione in Libia o lungo la strada in altri paesi africani. Circa 11.500 nigeriani sono tornati a casa, assistiti dall’IOM, dal 2017.

Fuori da questo schema, è emerso un modello che rivela da dove in Nigeria i migranti hanno iniziato i loro viaggiUn lato positivo della migrazione sono le rimesse che si riversano nell’economia nigeriana. La Nigeria ha ricevuto 22 miliardi di dollari di rimesse nel 2017, la quinta più alta al mondo, secondo la Banca Mondiale.

È più difficile ottenere cifre esatte per le persone che si trasferiscono in Nigeria perché vi è libera circolazione di persone nella regione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas). Il numero totale di migranti in Nigeria è stimato in 1,2 milioni, la maggior parte dei quali proviene dal Benin, dal Ghana e dal Mali, secondo le Nazioni Unite.

73 i candidati che ambiscono divenire Presidente, ma di fatto solo due si contenderanno la Presidenza per davvero: il Presidente uscente, Muhammadu Buhari, dell’APC (All Progressives Congress)  -il partito al potere-,  e Atiku Abubakar, del principale partito di opposizione, il PDP (People’s Democratic Party),

Buhari si presenta all’elettorato con un ‘pacchetto’ di promesse dalla precedente elezioni non mantenute -dall’economia alla lotta al terrorismo, con, anzi, un Boko Haram decisamente florido. La sua rielezione a molti osservatori pare complicata: dipenderà dal fatto se sarà’ stato convincente o meno nelle giustificazioni che avrà’ saputo o non saputo dare ai nigeriani per i suoi fallimenti.

Abubakar è un ex vicepresidente, uomo d’affari che  ha fatto fortuna nel settore dei servizi petroliferi. Sostiene politiche fiscali pro-crescita -creazione di 3 milioni di posti di lavoro e la promessa di far uscire dalla povertà’ 50 milioni di nigeriani- e maggiori investimenti esteri e nazionali, sebbene abbia offerto pochi dettagli. E’ considerato dai media e dalla società civile come corrotto, accusato proprio da Buhari di essere coinvolto in attività’ internazionali di riciclaggio di denaro. Starebbe avendo il favore dei vertici militari, fatto di non poco conto visto il ruolo che questi giocano negli equilibri del Paese sia dal punto di vista economico che politico.

Elezioni, secondo gli analisti, molto incerte -Buhari e Abubakar sarebbero in un testa a testa-   in un Paese fondamentalmente diviso e conflittuale: nord -19 Stati, a maggioranza musulmana-, contro un sud -17 Stati, a maggioranza cristiana- industrializzato e ricco di giacimenti petroliferi.

C’è una norma non scritta, che la presidenza nigeriana si alterna tra rappresentanti del nord e del sud ogni otto anni. Sia Buhari che Abubakar sono musulmani della stessa etnia -Fulani- e della stessa regione.  Il vincitore deve ottenere la maggioranza del voto nazionale e almeno il 25 percento dei voti in due terzi degli stati del paese. Se nessun candidato raggiunge entrambi, i primi due si confronteranno in un secondo turno, anche se questo non è mai successo. La commissione elettorale sovrintenderà a oltre 120.000 seggi elettorali, una sfida immensa in un grande paese con scarse infrastrutture. Le riforme della Commissione negli ultimi anni hanno ridotto in modo significativo le brogli elettorali. Tuttavia, nel 2018 si sono intensificate le elezioni governative, l’intimidazione degli elettori e l’acquisto diretto di voti da parte dei servizi di sicurezza e delle milizie. Poiché Buhari e Abubakar sono della stessa regione, religione e gruppo etnico, c’è meno potenziale per la rivolta elettorale a trasformarsi in conflitto settario rispetto al passato. Ma se non c’è un vincitore chiaro, o se il perdente dichiarato non concede, aumenterà la possibilità di violenza. Anche i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Lagos hanno affermato che «vendere il proprio voto è come vendere la propria coscienza. Come cittadini onesti dobbiamo evitare azioni che possano sminuire la credibilità delle elezioni» ed hanno rivolto un appello ai nigeriani, affinché svolgano «il proprio dovere civico con diligenza e patriottismo» e «nessuno incentivo finanziario» dovrebbe influenzare chi si reca alle urne,

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