martedì, Agosto 4

Niger: mistero sulla missione italiana? Il Governo di Niamey nega di aver mai richiesto l'intervento di Roma. Intervista a Giacomo Zandonini, operatore sociale e culturale ma anche giornalista freelance

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Quale è la posizione francese sull’intervento italiano? È possibile che il Governo di Parigi, che ufficialmente ha concordato con l’Italia l’intervento in Niger, sia in realtà contrario o, piuttosto, potrebbe trattarsi di una frattura tra differenti interessi francesi?

Sicuramente la missione è stata concordata tra Italia e Francia, tanto che è stata annunciata a Parigi da Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni, a dicembre. La questione è ancora tutta da costruire: questa forza congiunta del G5 Sahel, all’interno della quale rientra (con accordi ancora in fase di negoziazione) anche la presenza militare italiana, è una costruzione che, in generale, viene percepita come nata su pressioni francesi. La Francia ha certamente una grossa voce in capitolo anche se, di fatto, la forza congiunta è composta solo dai cinque Paesi del Sahel, quindi non prevede la presenza di militari stranieri, se non in un ruolo di appoggio a questa forza che arriverà ad avere tra i quattromila ed i cinquemila uomini.

Si può dunque ipotizzare che l’Italia entri in un’operazione in cui la Francia ha un ruolo di controllo militare. Ci sono però moltissime variabili: secondo me, va anche considerato che si tratta di un dispositivo in costruzione, che non si è ancora raggiunto un finanziamento totale necessario (420 milioni di euro per il solo primo anno di operazioni), e poi ci sono anche questioni regionali importanti perché ogni Stato dell’alleanza ha delle agende diverse di politica interna ed estera.

Di fatto, l’Italia sta giocando e giocherà la sua partita in una regione in cui, nonostante non abbia una posizione di forza, si sta accreditando con una certa credibilità anche attraverso questo grosso contributo che è stato sbloccato la scorsa estate a partire da luglio e che ancora dev’essere concluso.

Per quanto riguarda l’ipotesi secondo cui, dietro le dichiarazioni del Governo nigerino, ci siano degli interessi francesi, direi che può essere, ma rimaniamo nel campo delle ipotesi. Sicuramente il Niger sta diventando, per diversi motivi, uno Stato più strategico e non solo per l’Italia: a breve aprirà anche un’Ambasciata del Belgio ed una dei Paesi Bassi. Diversi Stati europei hanno individuato il Niger come un luogo importante e l’Italia vuole giocare la propria parte.

Sicuramente un altro aspetto è quello della Libia: dal Niger, in qualche modo, si guarda anche a quello che succede in Libia e, per l’Italia, la Libia è stata anche un terreno di scontro con la Francia, soprattutto per quanto riguarda i negoziati sui Governi libici che si sono succeduti. Sicuramente, quindi, all’interno di questa missione c’è anche la partita libica: la possibilità di rinegoziare con la Francia su un piano diverso e anche la questione legata alle risorse perché, poco oltre il confine, nel sud della Libia, ci sono ampi giacimenti petroliferi in cui è attiva anche l’ENI con degli impianti che, attualmente, operano a regime molto ridotto

Come hanno reagito i Paesi vicini alla notizia della missione italiana?

È importante dire che l’intervento italiano si inserisce in una situazione estremamente mobile e in costruzione, perché questa forza del G5 Sahel è una creatura di cui è difficile prevedere il futuro non avendo un riferimento politico: di fatto, al momento non dipende da alcuno Stato ma da un coordinamento degli Stati Maggiori di ciascun Paese che nominano a turno un Comandante in Capo, però al livello politico non ha un referente locale… secondo alcuni il referente occulto sarebbe chiaramente la Francia.

Ci sono poi delle questioni diplomatiche abbastanza accese: la posizione dell’Algeria, ad esempio, sembrerebbe essere abbastanza critica nei confronti di questo G5 Sahel; allo stesso modo la pensano altri Stati della regione. Il Niger ha avuto alcune tensioni con il Ciad, in particolare su un caso di estradizione di oppositori ciadiani che erano bloccati dalle Autorità nigerine a novembre; c’è una presenza, nel nord del Niger, di gruppi armati che sono legati a gruppi ribelli contro il Governo del Ciad; c’è la questione aperta con l’Algeria sul rimpatrio di cittadini nigerini che avviene ormai in maniera sistematica dallo scorso agosto; inoltre, l’Algeria ha sempre avuto un ruolo nello sfruttare a proprio vantaggio comunità presenti in Niger, soprattutto i Tuareg, come già faceva Gheddafi fino al 2011; anche la politica estera del Mali, per quanto estremamente debole e condizionata dalla situazione di conflitto, non è allineata a quella del Niger.

Di fatto, l’Italia entra in Niger, che oggi è ritenuto un Paese stabile socialmente e politicamente, in un contesto che, però, è ancora in fase di sviluppo e in cui esiste comunque questo conflitto asimmetrico che si combatte nel nord del Mali e nel nord della Nigeria, con degli sconfinamenti significativi in Niger, Burkina Faso, in Ciad e in altri Paesi della zona: questo implica la necessità di accompagnare la presenza militare ad un lavoro diplomatico fortissimo e molto complicato.

Come mai il Governo italiano non ha reagito alle affermazioni del Governo nigerino sulla missione?

Probabilmente perché queste dichiarazioni sono state presentate come allusioni: sono state riportate da ‘Radio France Internationale‘ ma in forma anonima, quindi è probabile che si sia pensato che la strategia migliore fosse lasciar passare in silenzio, anche se RFI ha una grossa circolazione in molti Paesi africani francofoni, tra cui il Niger; questo ha un po’ rincarato dei dubbi da parte di alcuni rappresentanti locali, della società civile e dell’opinione pubblica locale nei confronti di questa missione. In ogni caso, credo che poi sia prevalsa la linea del far passar sotto silenzio e di non rispondere a quelle che son ritenute delle allusioni. Un altro fatto, che secondo me è interessante, è questo: ieri è stata diffusa da ‘BBC Africa‘ una breve intervista sulla radio in cui, oltre a un po’ di persone per le strade della Capitale Niamey si esprimevano in modo scettico sulla presenza dei militari stranieri e sulla nuova missione italiana, era presente una dichiarazione del Ministro degli Esteri nigerino che, pur non prendendo le distanze da questo intervento militare, cercava di riequilibrare affermando che sicuramente non esiste ancora una posizione unanime a riguardo. Sicuramente, quindi, delle cose si sono mosse all’interno delle Istituzioni nigerine e tra coloro che contano veramente nel Governo (che ha dei legami importanti con la Francia): questo ha provocato queste espressioni di scetticismo che, però, saranno probabilmente tutte risolte a livello interno e, immagino, implicheranno un lavoro ulteriore della Diplomazia italiana volto a convincere le voci critiche e rendere più accettata, per lo meno nei piani alti, la presenza dei nostri militari.

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