martedì, Luglio 16

Niger: mistero sulla missione italiana? Il Governo di Niamey nega di aver mai richiesto l'intervento di Roma. Intervista a Giacomo Zandonini, operatore sociale e culturale ma anche giornalista freelance

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Lo scorso 17 gennaio, il Parlamento Italiano ha votato a favore della missione di supporto e addestramento in Niger: secondo i piani, si tratterebbe dell’invio di un massimo di quattrocentosettanta uomini dell’Esercito (mai tutti contemporaneamente e mai in azioni di combattimento), affiancati da centotrenta mezzi terrestri e da due aerei, al fine di addestrare le forze locali.

Il 30 gennaio scorso, però, è arrivata una doccia fredda da parte del Governo nigerino: secondo l’emittente francese ‘Radio France International‘ (RFI), le Autorità di Niamey avrebbero negato di aver richiesto l’intervento di Roma e persino di essere state informate della missione dal Governo italiano. Inoltre, il Governo della Repubblica del Niger si sarebbe detto contrario alla missione italiana sul suo territorio e avrebbe dichiarato di essere già supportato da esperti statunitensi e francesi.

Di certo, l’ipotesi secondo cui l’Italia abbia deciso di inviare una missione di supporto al Governo nigerino senza avvertirlo desta molto stupore.

È evidente come, negli ultimi mesi, la politica italiana si sia interessata molto alla regione del Sahel: nel suo recente viaggio nell’area, il Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha definito prioritario l’impegno di Roma in Africa. La ragione sembrerebbe ovvia: schiacciata dalla pressione dei flussi migratori che partono proprio dai Paesi dell’Africa sub-sahariana, l’Italia tenta di intervenire direttamente sulle cause del flusso. Per fare ciò, Roma ha ovviamente bisogno di intensificare i rapporti con dei Paesi che, storicamente, hanno forti legami soprattutto con la Francia: ecco dunque la missione militare in Niger e l’apertura di Ambasciate in Guinea e Burkina Faso (oltre che in Niger stesso).

A questo punto, restano da capire le ragioni delle stupefacenti dichiarazioni del Governo nigerino: ad una prima analisi, potrebbe trattarsi di una mossa politica volta a gestire delle dinamiche politiche interne al Paese o a prevenire eventuali reazioni di Paesi vicini. Un’altra ipotesi potrebbe essere che la Francia, che storicamente ha una forte influenza nell’area, possa essere preoccupata di una crescita italiana in quei Paesi: il fatto che la notizia sia arrivata da una testata francese (RFI), dunque, potrebbe non essere un caso; d’altro canto, almeno ufficialmente, il Governo di Parigi si è dichiarato favorevole alla missione italiana nell’ottica di una stabilizzazione dell’area che gioverebbe all’intera Unione Europea (in Italia c’è addirittura chi parla di una missione italiana asservita agli interessi francesi).

Per tentare di fare chiarezza sulla questione, abbiamo parlato con Giacomo Zandonini, operatore sociale culturale ma anche giornalista freelance, collaboratore di diverse testate ed esperto dell’area.

 

È realmente possibile che il Governo italiano abbia deciso di inviare una missione nel Paese senza prima concordarsi con le Autorità di Niamey?

Credo sia un’ipotesi molto difficile per diversi motivi. Il motivo principale è che, da quando è stato inviato l’Ambasciatore e sono quindi aumentate esponenzialmente le relazioni diplomatiche tra Italia e Niger, il dialogo tra i due Paesi è divenuto abbastanza stretto. Ci sono state anche diverse visite in Italia di diversi rappresentanti del Governo del Niger: a settembre, tra l’altro, è stato firmato un accordo, tra i rispettivi Ministeri della Difesa, il cui contenuto non è pubblico ma si può immaginare che preveda una cooperazione militare che gettasse le basi di questa presenza che oggi si sta per avviare.

Quale è, attualmente, il rapporto tra Italia e Niger? Quale quello tra Francia e Niger?

Il rapporto tra Niger e Francia è chiaramente molto stretto. Il Niger nasce, di fatto, come risultato della colonizzazione francese: prima dell’arrivo dei francesi non esisteva e non è un caso che prenda il nome dal fiume che lo attraversa per un tratto estremamente ridotto del suo corso, nel sud del Paese, dove sorge la Capitale che è stata voluta dalle Autorità francesi. Da lì deriva un rapporto molto stretto che è quasi sempre rimasto tale anche per le necessità dei vari Governi che si sono succeduti in Niger, necessità che vanno dall’appoggio internazionale, alla dipendenza da aiuti esteri per mantenere i propri bilanci e le proprie spese, a tutta una serie di attività legate al welfare dei cittadini. Infine, per quanto riguarda la difesa, c’è una dipendenza ormai decennale nei confronti di personale militare e di polizia francese che assolve ad attività di consiglio e formazione molto consolidata. Per finire, all’interno della cosiddetta France-Afrique, il Niger è lo Stato che, soprattutto con l’attuale Presidenza di Mahamadou Issoufou, si è rivelato più disponibile a richieste provenienti dalla Francia e da altri Stati europei, dall’Unione Europea, dai principali donatori internazionali (tra cui gli Stati Uniti e il Giappone).

L’Italia è entrata in questa relazione privilegiata fra Niger e Francia causando anche alcuni malumori da parte francese fin dalla nomina dell’Ambasciatore. In particolare, la notizia dell’avvio di una missione militare italiana, diffusa la scorsa primavera, anche se chiaramente prematura, aveva creato un po’ di malcontento sia da parte dei partner francesi che a livello locale. In effetti, la notizia dava per imminente qualche cosa che poi non si è verificato, però la tendenza era chiara: l’Italia ha poi fatto una richiesta esplicita alla Commissione Europea, ha coinvolto la Germania e le cose si sono evolute rispetto alla scorsa primavera; oggi siamo arrivato a questo punto, in un contesto in cui, comunque, la Francia ha un ruolo predominante anche nel decidere la politica estera dello stesso Niger. L’Italia è un soggetto un po’ nuovo che deve crearsi degli spazi con difficoltà: questo, secondo me, è anche uno dei motivi del fatto che è stata diffusa questa notizia sul fatto che le autorità del Niger non sapessero dell’invio dei militari italiani. C’è un certo malcontento da parte di alcune voci, che ufficialmente non si sono rivelate, interne alle Forze di Sicurezza locali, ai Generali, ad alti funzionari governativi ma anche, forse, da parte dei partner francesi. Queste sono solo ipotesi, però io spiegherei piuttosto in questo modo la notizia. Poi ci sono altre questioni relative al consenso dell’opinione pubblica nigerina nei confronti delle missioni militari straniere in genere.

Quale è la situazione interna in Niger?

Il Niger è una Repubblica Presidenziale. Oggi il Presidente, eletto nel 2011 e confermato nel 2016, è Mahamadou Issoufou che è una persona storicamente legata alla Francia, come una buona parte della leadership nigerina fin dai tempi dell’indipendenza; Issoufou è anche legato alla ‘Areva’, una compagnia a partecipazione statale francese, che gestisce l’estrazione di uranio nel nord del Niger e che ha un potere molto forte perché è un’attività strategica nell’approvvigionamento di energia delle centrali nucleari francesi e che, allo stesso tempo, influenza la politica estera francese e nigerina.

Un altro dato importante è che, negli ultimi venticinque-trenta anni, in Niger si sono avuti due episodi di ribellione contro il Governo centrale da parte di gruppi armati del centro-nord del Paese, nella regione di Agadez, che rivendicavano, tra l’altro, una parte maggiori degli introiti derivati dall’estrazione dell’uranio. L’attuale Governo, creatosi dopo gli ultimi accordi di pace del 2009, ha cooptato sia all’interno del partito del Presidente, sia all’interno dello stesso sistema di Governo, una serie di persone legate a queste ribellioni e cerca di mantenere una coesione sociale e territoriale distribuendo le proprie risorse.

All’interno di questa situazione, si inserisce anche una crescente presenza militare straniera che nasce per diversi motivi: la ragione principale è che il Niger, da una parte è disponibile ad ospitare questa presenza e, dall’altra, è ritenuto un Paese stabile all’interno di un’area con delle crisi e dei conflitti significativi, sia al livello locale che internazionale, in Libia, in Mali e attorno al Lago Ciad. Il Niger è stato colpito dalla crisi del Lago Ciad, nata dalle azioni di Boko Haram, e anche, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo, dall’aumento di attacchi sul suolo nigerino da parte di gruppi armati, in parte affiliati con gruppi di ispirazione jihadista con base nel nord del Mali. In alcune zone di confine, dunque, c’è una situazione di leggera insicurezza e poi c’è un larghissimo territorio, quello del Sahara, che occupa i due terzi del Paese e percorso da diversi traffici di armi, di droga e di movimenti legati alle migrazioni internazionali. In questo quadro si inserisce e viene motivata la presenza militare straniera, soprattutto francese, statunitense, tedesca e, a breve, anche italiana.

Quale è la posizione dell’opinione pubblica nigerina nei confronti dell’intervento italiano? Quale quella sulla politica dei Paesi occidentali in genere?

Nell’opinione pubblica si sono espresse diverse voci contrarie alla presenza militare straniera. In un Paese storicamente molto povero (negli ultimi anni sempre agli ultimi posti delle classifiche sugli indici di sviluppo), i temi che veramente interessano l’opinione pubblica e la società civile (che non è estremamente organizzata e sviluppata), però, sono quelli legati alle spese alimentari, alle tariffe dei trasporti, ai salari non corrisposti dallo Stato per lungo tempo, alle borse di studio per gli studenti: insomma, questioni più legate ad una vita quotidiana fatta di lotta per la sopravvivenza e di difficoltà molto più concrete. Da un mese a questa parte, ci sono state una serie di proteste con manifestazioni di strada contro la nuova legge finanziaria che sta portando all’innalzamento di alcuni prezzi di prodotti di base.

Di fatto la questione militare non è così sentita, però si sono levate da parte di alcuni rappresentanti della società civile un po’ di voci critiche: la domanda è cosa vengano a fare in territorio nigerino queste truppe straniere e se queste portino veramente sicurezza oppure se non facciano diventare il Paese un bersaglio. Lo scorso ottobre c’è stato questo attacco in cui, in un’imboscata vicino al confine con il Mali, sono morti alcuni militari nigerini e quattro militari statunitensi. Questa vicenda è circolata molto: in realtà non era la prima volta che accadeva una cosa del genere, ma la novità è che c’erano militari statunitensi in pattuglia con i nigerini. Un’altra questione che ha fatto un po’ dibattere è stata la presenza di droni, sia francesi che americani, autorizzati all’utilizzo delle armi (fino all’anno scorso venivano utilizzati esclusivamente per ragioni di sorveglianza): questa cosa è stata percepita dalla popolazione locale come qualcosa di estremamente lontano e anche un po’ minaccioso.

Il consenso, quindi, non è altissimo. C’è anche un sentimento popolare che a volte è anche rivolto contro i francesi, la cui presenza è rimasta dall’epoca coloniale. È un Paese con cui si hanno dei rapporti ambigui: da una parte è un Paese fondamentale per il Niger, dall’altra viene criticato e si cerca di distanziarsi; anche la presenza italiana, quindi, è stata vista come un aggiungersi di un’altra forza militare di cui non si capisce benissimo la necessità quando, invece, per molti nigerini (e forse anche per alcuni membri del Governo e delle Forze di Sicurezza) sarebbe più importante rendere efficaci le forze nazionali che, nonostante una leggera crescita negli ultimi anni, rimangono ancora estremamente deboli, male equipaggiate e con salari molto bassi.

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