giovedì, Ottobre 29

Niente è per sempre nell’Europa che cambia

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Europeismo o euroscetticismo? La recente elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Francia rappresenta un elemento imprescindibile rispetto al livello di gradimento dell’Europa. Ciascun paese, da questo punto di vista, si muove in una determinata direzione e, all’interno di ciascuno, esistono diverse correnti. In Finlandia gli euroscettici non mancano, così come in Italia e in Germania: ecco perché il dibattito richiede di essere approfondito. Qual è il quadro, quali le prospettive, le scelte dei principali leader nella nuova Europa che si va configurando con le prossime scadenze elettorali di Germania e Italia? Ne abbiamo parlato con il prof. Philipp Genschel, che insegna Scienze politiche pubbliche, comparate ed europee presso lo European University Institute di Fiesole

 

Macron e l’Europa: ‘Tempo di riformare l’Europa’, afferma Macron, ma i consensi al Front National, rispetto al 2002, sono aumentati dal 20 al 35%. Come si può conciliare la sua visione con la realtà?

La principale necessità è che dalle elezioni parlamentari a giugno (11 e 18) risulti una maggioranza con cui Macron possa lavorare. Non è affatto chiaro se questo accadrà. Lo stesso partito di Macron (En marche!) è nuovo e non testato. La maggioranza di quasi 2/3 che lo ha sostenuto durante il secondo turno delle elezioni presidenziali è eterogenea e fragile. Ha incluso i sostenitori di partiti molto diversi, dalla sinistra estrema ai socialisti, dai verdi ai repubblicani, che correranno separatamente per le elezioni parlamentari. Mentre tutti hanno condiviso il desiderio di fermare Le Pen, non è chiaro se tutti sono altrettanto desiderosi di contribuire al successo della presidenza di Macron.

L’europeismo di Macron maschera il mantenimento dello status quo? Fino a che punto la sua visione può definirsi quella dell”Europa delle lobby finanziarie’ piuttosto che dei cittadini?

Per quanto riguarda l’Europa, l’ideale politico di Macron è certamente più vicino allo status quo (piena adesione nell’Unione europea, unione monetaria, Schengen, ecc.), rispetto alla preferenza di Le Pen di mettere tutto a rischio per riconquistare la sovranità politica ed economica francese. È facile capire perché la difesa dell’integrazione europea possa rendere felici le ‘lobby finanziarie’. La questione è: fa più male ai cittadini lui (e specialmente all’ultimo terzo della cittadinanza, quello più vulnerabile, a chi è fuori dal mercato del lavoro, ai giovani disoccupati) rispetto all’alternativa del nazionalismo economico e politico che Le Pen ha da offrire? Trovo difficile crederlo: le delocalizzazioni economiche e le disfunzioni causate da un’uscita dall’UE vanificherebbero tutti i vantaggi che, per ipotesi, il ritorno a una moneta nazionale potrebbe avere.

Che tipo di presidenza tedesca, sia come figura che come ruolo, ma indipendentemente dalla corrente politica, sarebbe preferibile tra qualche mese?

Un governo tedesco più vicino alle sue idee per l’avanzamento dell’integrazione sarebbe di aiuto per Macron, e specialmente per il rafforzamento della zona euro più di quanto il governo attuale non sia stato in passato. Quindi il passaggio da un governo a guida cristiano-democratico (Merkel) a un governo socialdemocratico (Schulz)  renderebbe certamente le cose più semplici per Macron. Eppure, anche il governo attuale si rende conto che per rilanciare il motore franco-tedesco ha bisogno di aiutare Macron a portare avanti con successo la sua presidenza. Le recenti esternazioni di Schäuble relative al fatto che l’eccedenza del surplus economico potrebbe rappresentare un problema per il resto d’Europa e che non ci sia bisogno di controlli fiscali particolarmente severi per la Francia può indicare questo tipo di consapevolezza.

Quali altri Paesi potranno giocare un ruolo importante nell’Europa dei prossimi anni? Oltre ai soliti, si parla di un nuovo protagonismo della Spagna: è solo una stagione positiva oppure c’è di più?

Tra i Paesi più importanti ci saranno quelli che possono creare i problemi più importanti. primo fra tutti la Gran Bretagna. I negoziati per la Brexit impegneranno non solo la Gran Bretagna ma anche il resto dell’Europa per gli anni a venire. Altre potenziali fonti di guai sono da collocare nell’Europa orientale, per esempio in Paesi come l’Ungheria e la Polonia. L’Italia è anche un potenziale problema, grande, ma economicamente e politicamente fragile.

Cosa è cambiato rispetto all’immagine dei leader (uscenti) Renzi, Merkel e Hollande immortalati a Ventotene l’estate scorsa, uniti per l’Europa ma anche lacerati da questioni interne?

La differenza più evidente sembra stare nel fatto che Renzi e Hollande non sono più in carica, mentre Merkel si sta ancora facendo strada. La domanda più importante sembra essere se il motore franco-tedesco possa essere ravvivato di nuovo (negli ultimi anni la Francia è stata per lo più assente lasciando la leadership a una Germania riluttante e talvolta ferma all’autosufficienza) e se l’Italia possa diventare parte di quel motore (meno probabile).

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