sabato, Dicembre 7

Nicaragua: parti lontane dall’ accordo, si ritorna in piazza Senza risultato l’incontro tra governo e società civile. Daniel Ortega smentisce ogni responsabilità da parte della Polizia.

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Si è tenuto ieri, sotto speciali misure di sicurezza, l’incontro tra il governo e i rappresentanti della società civile per trovare una soluzione alla crisi che da un mese affligge il Nicaragua. Dopo poco più di due ore i negoziati sono terminati senza un nulla di fatto: Daniel Ortega e la moglie Rosario Murillo si sono ritirati senza dare dichiarazioni alla stampa, secondo loro consuetudine.

Svoltasi presso il Seminario di Fatima, nel centro di Managua, con la mediazione della Chiesa Cattolica, la riunione si è presto spenta di fronte alle posizioni diametralmente opposte delle parti in causa. Invece della ricerca di una soluzione congiunta, sin dalle prime battute si è assistito a un dialogo tra sordi. Gli studenti –che hanno letto davanti all’assise il nome di tutte le vittime della repressione, ormai quasi settanta- hanno chiesto da subito la fine della repressione e le dimissioni di Ortega e del suo governo. Il presidente, poco disposto a fare concessioni, ha ribattuto difendendo l’operato della polizia che, secondo la sua ricostruzione, si è vista continuamente attaccata dai manifestanti.

«La polizia è la vittima di questa campagna» ha affermato e insistito Ortega, dimostrando in questa maniera come il governo difficilmente riconoscerà le proprie responsabilità per le morti dei manifestanti. Secondo il presidente, le università nicaraguensi –primo fra tutti il Politecnico di Managua- sono in mano a bande paramilitari fortemente armate che rappresentano un pericolo per la cittadinanza. Nel continuare il suo discorso, Ortega ha chiesto che si ripristini la legalità, il diritto al libero transito e la ripresa di ogni attività economica, termini poi ribaditi con grande risalto dai mezzi d’informazione legati al governo.

La richiesta, levatasi da più parti, di un cessate al fuoco da parte della polizia non ha però trovato risposta. Il presidente ha ribadito che la polizia è acquartierata e che da tempo ha ricevuto l’ordine di non sparare sulla folla. Una circostanza, questa, smentita da testimonianze di ogni tipo. Solo la sera anteriore all’incontro, la città di Matagalpa è stata teatro di sparatorie che hanno lasciato sul terreno due morti –un impiegato comunale e un professore- e una quarantina di feriti. In seguito alla repressione cruenta del corteo di protesta, individui armati hanno attaccato la centrale della polizia, ferendo gravemente quattro agenti. Altri due manifestanti, che appoggiavano gli studenti del Politecnico, sono stati uccisi a Managua.

Dopo l’impasse dei negoziati si è in attesa di una recrudescenza degli scontri. Una folla si è riunita nel tardo pomeriggio e ha invaso una delle arterie più trafficate della capitale, la rotonda Jean Paul Genie, per protestare contro il risultato dell’incontro mattutino e contro le parole del presidente. La strada per Masaya (una delle città più colpite dagli scontri dei giorni scorsi) è stata di nuovo bloccata. Ortega, nel difendere la polizia, ha difeso l’unico baluardo nel Paese che, assieme alla Juventud Sandinista, gli può garantire fedeltà e incolumità. Nei giorni scorsi l’esercito si è dissociato da un intervento contro la popolazione. Il colonnello Manuel Guevara, portavoce delle Forze armate, ha dichiarato che i militari non effettueranno nessuna repressione e che seguiranno le indicazioni costituzionali che non prevedono attività contro la popolazione civile.

Intanto, oltre alle 68 vittime accertate e alle centinaia di feriti, il Nicaragua deve far fronte a ingenti danni materiali. I saccheggi, che si sono ripetuti negli ultimi giorni, hanno messo in ginocchio le attività commerciali delle principali città nicaraguensi. Gli analisti hanno indicato in 250 milioni di dollari le perdite in termini economici. In gran crisi il settore turistico e i prodotti per l’esportazione, mentre le materie prime giungono a singhiozzo e con difficoltà. Le vie di comunicazione soffrono infatti di continui posti di blocco improvvisati dalla popolazione.

In giornata, nel frattempo, giungerà nel paese la delegazione della Commissione Interamericana per i Diritti Umani per investigare gli eccessi dei giorni passati. Il suo arrivo è stato presentato dal governo come un gesto di distensione per garantire, per dirla con le parole di Ortega, una “giustizia per tutti”.

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