sabato, Gennaio 25

Nicaragua, il pugno duro di Ortega Dopo le proteste dei mesi scorsi, ecco la svolta autoritaria del Governo presieduto da Daniel Ortega, ne parliamo con i giornalisti Carla Pravisani e Maurizio Campisi che seguono le vicende del Paese dal Sud America

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Il Nicaragua sembra non trovare pace. Dalle proteste di aprile – protrattesi fino a settembre – sfociate poi in forti atti di contestazione contro il Governo, il Presidente Daniel José Ortega Saavedra sembra aver assunto un ruolo quasi dittatoriale, mettendo in atto una controreazione sempre più violenta e autoritaria con la chiara finalità di sedare ogni tentativo di rivolta e critica a quello che, ormai, può essere definito come un vero e proprio regime. L’ennesimo nella storia dei Paesi latinoamericani.

Nella giornata di ieri, Ortega ha ordinato l’espulsione dal Paese centroamericano della IACHR (Inter-American Commission on Human Rights), un’agenzia dell’OAS (Organization of American Sates), la quale è attiva nel denunciare i gravi abusi di potere da parte delle autorità nicaraguensi. Il leader sandinista, inoltre, ha stabilito l’allontanamento del Grupo Interdisciplinario de Expertos Independientes (GIEI) – nominato dall’OAS in accordo, paradossalmente, col Governo attuale – i cui membri avrebbero dovuto presentare oggi una relazione contenente i risultati delle indagini sulle violenze scaturite dopo l’inizio delle proteste nella primavera scorsa.

A fare le spese dell’ostracismo sandinista è stato anche il MESENI (Mecanismo Especial de Seguimiento para Nicaragua), branca dell’IACHR deputata a monitorare la situazione dei diritti umani nel Paese.

«Falsa piattaforma di diffusione delle informazioni per promuovere sanzioni contro il nostro Paese nellarena internazionale», con queste parole il Ministro degli Esteri, Denis Moncada, ha etichettato le organizzazioni e giustificato la loro espulsione. Moncada, poi, ha preso di mira anche il Segretario Generale dell’OAS, Luis Almagro, reo di essere partecipe della «escalation criminale e interventista, promuovendo azioni terroristiche nell’ordine politico, economico e militare che violano i diritti umani del popolo nicaraguense».

Prendendo atto dei fatti, Almagro, si è trovato costretto a rilasciare un comunicato stampa, pubblicato sul sito ufficiale dell’ente internazionale, nel quale si evince il categorico respingimento della decisione di Ortega, che «pone ulteriormente il Nicaragua sul terreno dellautoritarismo». «Espellere ricercatori e difensori istituzionali dei diritti umani», continua duramente il Segretario dell’OAS, «è caratteristico di coloro che non vogliono vedere fatta giustizia e perpetuare l’impunità».

Il bando delle organizzazioni si va ad aggiungere alle, almeno, 322 morti e agli oltre 500 feriti provocati, solamente da aprile, dalla dura risposta governativa.

Vittime della repressione sandinista sono anche giornali indipendenti come il ‘Confidencial’, diretto da Carlos Fernando Chamorro. La sera del 14 dicembre, infatti, la Polizia ha fatto irruzione nella sede del quotidiano e saccheggiato gli uffici dei giornalisti. Lo stesso Chamorro, arrivando in redazione la mattina seguente, ha trovato l’area circostante l’edificio sorvegliata dalle Forze Armate e, denunciando «l’occupazione assolutamente illegale», ha accusato il  «dittatore Ortega» di aver trasformato la Polizia nazionale in una forza delinquenziale.

Col passare dei mesi, dunque, la situazione è peggiorata e quella che sembrava essere solo una vigorosa controreazione alle proteste di piazza si è trasformata velocemente in un’imponente azione repressiva guidata da un Governo con un carattere dittatoriale.

Per capire meglio come è avvenuto questo cambio di atteggiamento di Ortega e se si può parlare realmente di svolta autoritaria, abbiamo intervistato la giornalista e scrittrice argentina, Carla Pravisani, il cui romanzo ‘Mierda’, contestualizzato nel Nicaragua delle elezioni del 2006, è stato fortemente criticato dalla stampa di regime che ne ha chiesto il suo ritiro dalle librerie, e Maurizio Campisi, giornalista e scrittore da anni in Sud America, autore di una trilogia noir nicaraguense, il cui primo volume è intitolato ‘Il segreto di Julia’.

Il comportamento di Ortega è quello di un dittatore che comanda una Polizia criminale che reprime e uccide la popolazione civile”, non lascia spazio a dubbi o incertezze la risposta della Pravisani, sollecitata sull’effettivo cambio di atteggiamento del Presidente nicaraguense. La giornalista entra poi nello specifico delle azioni che sta compiendo l’Esecutivo, “il Governo di Ortega sta perseguitando i difensori dei diritti umani, le organizzazioni della società civile, i giornalisti e i mezzi di comunicazione che ne criticano l’operato. Nelle ultime settimane, le sedi di nove ONG sono state perquisite”.

Ad aprile, le proteste erano scattate a seguito del tardivo intervento delle autorità nel gestire un incendio divampato nella Riserva Biologica Indio Maiz – che, propagatosi per dieci giorni, aveva distrutto 5.000 ettari di forestae sono successivamente diventate più intense dopo la decisione del Governo di riformare lIstituto Nazionale di Previdenza Sociale e il conseguente taglio alle pensioni. Sebbene le tensioni si siano palesate vigorosamente solo durante quest’anno, “il malcontento dei nicaraguensi”, dice la Pravisani, “viene da lontano, per esempio, nel 2013 un movimento spontaneo studentesco, che appoggiava un gruppo di pensionati in una protesta sulle pensioni, venne dissolto violentemente quando 300 paramilitari sostenuti dal Governo assaltarono il loro accampamento”. Da qui, dunque, è partita l’escalation di violenze e abusi messa in atto da Ortega.

Da quanto emerge dai rapporti delle varie ONG e delle organizzazioni umanitarie presenti sul territorio, il Nicaragua ora sembra essere di fronte ad una vera e propria oppressione dei diritti e delle libertà civili. Sì, è così”, conferma la Pravisani, che poi fa il punto sulla pratiche messe in atto dal Presidente nicaraguense, Ortega ha privato i nicaraguensi dei diritti e delle libertà fondamentali. E’ in atto un processo di persecuzione e di criminalizzazione a qualsiasi tipo di opposizione, basta vedere con quale brutalità si reprimono le proteste. Gli arresti arbitrari hanno lo scopo di eliminare tutte le voci dissidenti”.

Anche l’opposizione politica ha subito le conseguenze delle repressioni di Ortega. “Il Governo”, continua la scrittrice argentina, ha rimosso arbitrariamente la legalità dei partiti politici, delle ONG, dei mezzi di comunicazione. In questa maniera le regole del gioco sono rimaste la violenza e la repressione e non l’istituzionalità di uno Stato di diritto”.

Anche se osteggiata, l’opposizione ha saputo comunque catalizzare le proteste dei cittadini. Infatti, come illustra ancora la Pravisani, “è andato organizzandosi un movimento che si chiama Unidad Nacional Azul y Blanco (UNAB) che è formato da organizzazioni politiche e sociali, nazionali e internazionali, così come da settori imprenditoriali di nicaraguensi che vivono sia nel Paese che all’estero”. Obiettivo di tale movimento è generare una pressione internazionale per liberare i prigionieri politici e per ottenere che si sanzioni Ortega per la massiccia violazione dei diritti umani, oltre a trovare una soluzione pacifica che permetta terminare con la brutale dittatura”.

LUNAB ha indetto per oggi, 20 dicembre, uno sciopero generale, invitando i lavoratori di qualsiasi settore e tutti i cittadini a parteciparvi, per esigere le dimissioni del Governo, la libertà di tutti i prigionieri politici e la giustizia per tutti i nicaraguensi uccisi da questa dittatura.

Unaltra protesta, invece, si è tenuta in Costa Rica, dove circa 40.000 nicaraguensi – tra cui molti leader che hanno guidato le proteste dei mesi scorsi- si sono rifugiati in seguito alle pressioni e alle misure adottate dal Governo Ortega.

Domenica scorsa, gli esiliati hanno organizzato una marcia al confine tra i due Paesi per protestare contro il leader sandinista.

Liniziativa, però, non ha avuto il seguito sperato dagli organizzatori: il motivo è da individuare nelle frizioni tra autorità costaricane e nicaraguensi. “Dobbiamo tenere in conto che la relazione tra Costa Rica e Nicaragua, da quando Ortega è al Governo, non è mai stata amichevole”, dice Campisi, che prosegue la sua analisi spiegando come  dal momento della crisi, a parte un paio di interventi del Presidente Alvarado, la Costa Rica ha cercato di mantenersi al margine della situazione interna nicaraguense”. Questo clima, ovviamente, si è ripercosso sull’esito della manifestazione. “In questo panorama, la manifestazione degli esuli non ha avuto una grande risonanza sui mezzi di comunicazione”, chiarisce il giornalista italiano, “la protesta alla frontiera si è tenuta senza incidenti, ma non ha avuto nemmeno l’incidenza che ci si aspettava proprio per evitare uno strappo definitivo tra due Paesi che dividono trecento chilometri di confine comune”.

Chi si è rifugiato in Costa Rica vive con la costante paura di essere intercettato e ucciso dalle spie mandate da Ortega. “Dalle interviste che stanno rilasciando nei mezzi di comunicazione centroamericani, i leader della protesta insistono sul fatto che nei loro confronti è in atto una repressione che coinvolge anche i familiari rimasti a casa, attraverso intimidazioni e minacce”, dice Campisi, che poi si sofferma sul pericolo che gli esiliati correrebbero se dovessero rientrare nella loro terra natia, è indubbio che, se tornassero in patria, ad attenderli c’è il carcere. È importante però ricordare che i 40.000 – ma possono anche essere di più – non sono necessariamente persone che fuggono dalla Polizia. Anzi, principalmente sono persone che hanno perso il loro lavoro in seguito alla crisi politica ed economica e che cercano all’estero un’opportunità per sopravvivere”.

A contribuire a questo cambio di passo più autoritario e ad accrescere la paura di dei dissidenti del Governo Ortega è stata anche l’approvazione di una contestata legge sul terrorismo, che ha attirato su di sé le attenzioni da parte delle organizzazioni internazionali, tra cui l’ONU, e dei media. Lo scorso 16 luglio, infatti, l’Assemblea Nazionale ha emanato la legge n.° 977, denominata ‘Ley Contra el Lavado de Activos, el Financiamento al Terrosismo y el Financiamiento a la Proliferacion de Armas de Destruccion Masiva’, con la quale si riformano gli articoli 394 e 395 del Codice Penale nicaraguense. Attraverso questa modifica, chiunque può essere considerato un terrorista, e proprio da qui scaturisce la preoccupazione degli enti internazionali e dei partiti di opposizione. Ortega, infatti, potrebbe avvalersi di tale legge e mascherare sotto il principio dell’anti-terrorismo le violente reazioni che ha messo in atto negli ultimi mesi con il contributo delle Forza Armate.

É una legge che si presta ad essere interpretata, per cui può essere usata anche contro chi, in realtà, sta solo esercitando il proprio diritto di protesta”, spiega il giornalista italiano, che prosegue, le pene previste sono molto dure. In generale, è un tentativo di criminalizzare i movimenti di protesta, prassi comunque comune in maniera trasversale per molti Governi, anche di quelli del nostro emisfero che si professano democratici”.

A fronte di quello che sta accadendo, è lecito chiedersi quale futuro attende Ortega, se la sua posizione è salda o se nei prossimi mesi dobbiamo aspettarci un colpo di scena.

Secondo la Pravisani è difficile prevedere la caduta di Ortega”, che vede nella pressione internazionale, quella del settore imprenditoriale, il ruolo dell’opposizione, l’indebolimento interno del Frente Sandinista”, i fattori da cui dipenderà l’effettiva fine dell’Amministrazione Ortega. Nelle forti controreazioni perpetrare dalle forze governative, però, si possono scorgere delle crepe “ci sono molti fattori che lasciano Ortega con meno margine di manovra e per questa ragione la repressione e la violenza si intensificano”, continua l’argentina, che chiosa così si intuisce che la dittatura è vicina alla fine, ma è difficile sapere quando questo accadrà.

Il regime di Ortega è tenace”, spiega, invece, Campisi, che prosegue dicendo come tale Amministrazione non goda di ottima salute, ma poggia su basi solide, che sono il frutto di anni di indottrinamento e di proselitismo. Ha dimostrato di non voler cadere e che pur di mantenere il suo posto privilegiato, è disposto ad usare ogni mezzo, a scapito delle regole democratiche”. Il giornalista italiano, quindi, parla della tendenza e del  vizio di forma del Nicaragua”, che è quello “di non aver mai assimilato, per la sua peculiare storia, il valore della democrazia. Alla protesta di piazza segue il ricorso periodico alla violenza. È un Paese dove è sempre stato difficile fare prevalere la legalità, indipendentemente dal Governo di turno”.

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