venerdì, Agosto 7

‘Next Generation Ue’: tra Paesi frugali e un bilancio UE da lievitare Secondo gli analisti PIIE i Paesi frugali e quelli dell’Est avrebbero buoni motivi per accogliere il piano Ursula figlio di quello di Macron e MerKel. Ne parliamo con Hoai-Thu Nguyen, Policy Fellow del Jacques Delors Centre di Berlino

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Next Generation Ue’, il piano per la ripresa economica europeo lanciato ieri dal Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen,evidentemente ‘figliodella proposta lanciata la scorsa settimana da Germania e Francia, è, e per qualche settimana sarà, al centro del dibattito non solo economico dell’intera Europa, in particolare nei Paesi mediterranei più colpiti dal coronavirus Covid-19.

Al centro delle trattative tra i 27 molti i punti aperti.
Al di là della soddisfazione per un piano che vuole volare alto nel progettare il futuro, l’interrogativodi fondo è sulla disponibilità dei Paesi così detti frugali e di quelli dell’Est a dare il loro assenso, ea quali condizioni. Interrogativo che si era posto fin dall’entrata in scena della mossa franco-tedesca, a fronte della quale è stato subito chiaro che la Commissione si sarebbe mossa nella stessa direzione.
Il Peterson Institute (PIIE) è tra gli osservatori che, guardano al colpo di reni di Macron e Merkel, sottolineano come i Paesi del Nord in particolare,ma anche dell’Est, avrebbero un incentivo a sostenere il piano se si rendessero conto che questo intervento indirettamente mette il turbo alle loro economie. Jacob Funk Kirkegaard, analista senior del PIIE, sottolinea come, ad esempio, il piano franco-tedesco prevede di finanziare investimenti in 5G, il che andrebbe «a beneficio probabilmente di Nokia (Finlandia) ed Ericsson (Svezia)», multinazionali che sicuramente incoraggerebbero i loro governi a dare l’assenso al piano. Altresì, la Danimarca, altro Paese frugale, «è il più grande esportatore di turbine eoliche al mondo e sede di grandi società di sviluppo eolico offshore (in una delle quali, il Governo danese possiede una quota importante)» il che potrebbe convincere il Governo danese a sostenere il Green Deal, che, non a caso, è il punto di riferimento e approdo del ‘Next Generation Ue’ . «E l’enfasi della Merkel sulla ‘mobilità innovativa’ e altre attività di ricerca e sviluppo potrebbero portarevantaggi per l’industria automobilistica tedesca e le sue grandi filiali nell’Europa orientale». E così si potrebbe continuare con altri esempi per tutti i 27, non soltanto per l’Europa del Nord ma anche e forse soprattutto per l’Est.

Il piano presentato ieri riprende e ufficializza la proposta franco-tedesca, dove tra i grandi passi avanti che propone vi è quello della responsabilità collettiva europea nel finanziare la battaglia contro la pandemia e attraverso di essa il rilancio economico dell’Europa.

La proposta Merkel-Macron relativa al Fondo di recupero è un segnale politico importante”, ci spiegava, poche ore prima dell’intervento all’Europarlamento di Ursula von der Leyen, Hoai-Thu Nguyen, Policy Fellow del Jacques Delors Centre di Berlino. “Proponendo che l’UE emetta debiti congiunti e li ridistribuisca come sovvenzioni agli Stati membri (il che significa che i debiti sarebbero debiti comuni dell’UE e non debiti dei singoli Stati membri), Francia e Germania hanno fatto un passo importante per l’UE, anche per quanto riguarda ciò che potrebbe essere possibile in futuro. È anche un segnale importante per quanto riguarda la condivisione dell’onere finanziario della crisi nell’UE”. Alla luce della proposta Merkel-Macron, prosegue Hoai-Thu Nguyen, “penso che la proposta di prendere in prestito 750 miliardi di euro sui mercati, che sarebbe rimborsata in futuro dai bilanci dell’UE, e ridistribuirli in una combinazione di sovvenzioni e prestiti agli Stati membri, ben aderisce alla proposta di Merkel e Macron. Se fosse accettato da tutti gli Stati membri sarebbe un grande passo in avanti”.

Altresì, sottolinea il PIIE, il piano andrà pesaresulla fiscalità, «andando incidere indirettamente sul quadro di sorveglianza fiscale dell’UE, non da ultimo il Patto di stabilità e crescita (PSC), per l’era postpandemica».

Ma molti altri sono i punti che saranno oggetto della discussione, tutti punti, per di più, che sono i più qualificanti e strategici del ‘piano di Ursula’.
Uno di questi punti è quello delle così dette ‘risorseproprie’, ovvero la possibilità di incrementare il bilancio UE creando nuovi flussi di entrate dirette, fonti di finanziamento maggiori di quelle attuali, come per esempio l’imposta sul digitale,piuttosto che quelle sul carbone o la plastica. Comegià spiegato, agire su questa parte del bilanciosignificherebbe evitare di incrementare il versamento annuo dei diversi Stati, e,contestualmente, apportare risorse importanti alle casse dell’Unione. La Commissione ha avanzato anche l’idea, in questo ambito, di un’imposta sulle operazioni delle ‘grandi imprese’, senza fornire dettagli su come potrebbe funzionare. Il dato più importante emerso da alcuni cronisti ben addentrati nelle stanze della Commissione e che i funzionari del Presidente von der Leyenhanno affermato, nei documenti tecnici, che «nel loro insieme, queste nuove risorse proprie potrebbero teoricamente coprire i costi di rimborso e interessi dell’intero importo del denaro preso in prestito per il piano di risanamento».
Se questi funzionari avessero fatto bene i conti, un fatto del genere sarebbe straordinario per il futuro dell’Unione, non soltanto perché, a quel punto, ci sarebbero risorse ben superiori per far decollare l’Unione sullo scenario internazionale -solo per fare un esempio, con i fondi risparmiati sul bilancio apportato dai singoli Stati ci sarebbero le risorse per parecchi dei progetti che compongono il Green Deal europeo, che, molto saggiamente, è stato conservato come barra di indirizzo e controllo del Next Generation Ue, facendo della sostenibilità per davvero una grande occasione di sviluppo, crescita e ricchezza.
Il dibattito su questo sarà molto complesso e duro, in quanto c’è da sottolineare che in passato i governi nazionali sono sempre stati restii a concedere nuove fonti di entrate al bilancio dellaCommissione. Una delle motivazioni è certamente il fatto che un poderoso bilancio UE svincolato dai versamenti annui dei singoli Stati darebbe alla Commissione maggiore forza e maggior potere, ovvero maggiore indipendenza dalle influenze e richieste dei singoli Stati, e vorrebbe dire avere la potenzialità per la costruzione di una UE sempre più federale.

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