domenica, Agosto 9

Next Generation Ue: il coraggio di Ursula attende quello degli Stati Il Recovery Plan proposto dalla Commissione von der Leyen è la nostra grande ma anche ultima occasione. Ora mettere all’angolo i Paesi taccagni e mettere mano al risanamento di quanto in Italia non funziona

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A conti fatti, la Commissione europea, con l’intervento di ieri di Ursula von der Leyen al Parlamento UE, propone una sorta di mediazione tra le proposte Merkel-Macron, i Paesi frugali’ (da altri definiti più seccamente ‘taccagni’, ‘stingy’: Austria, Olanda, Svezia e Danimarca) e le spinte dell’Italia. Una mediazione fra tre opinioni, e il risultato è rilevante, anche perché il piano, definito ‘Next Generation EU’, ha una potenza di fuoco da 750 miliardi di euro, almeno per ora.
Ottima proposta, dunque.

Sembra proprio che la signora von der Leyen (e per essa la signora Angela Merkel direi) abbia preso coraggio nei confronti dei governi. Spiace, è vero, sentire, sia pure in un discorso abbastanza neutro, che il rappresentante del Consiglio, abbia accolto il discorso della signora von der Leyen facendo riferimento alla ‘richiesta del Consiglio’ alla Commissione di preparare un piano. Spiace perché, come ho spiegato, è alla Commissione che compete in esclusiva ‘proporre’, ma è anche vero che nella sostanza, la mediazione spiazza in qualche modo gli Stati che avevano proposto un impegno meno gravoso. La Commissione, quindi, rivendica la propria autonomia e quindi sarebbe un bene se da oggi la Commissionepuntasse i piedi’ per affermare il proprio diritto autonomo a fare proposte, e il proprio conseguente diritto autonomo a resistere alle eventuali pressioni del Consiglio perché modifichi in negativo quel piano.
Anzi, colpisce che il rappresentante socialista in Parlamento, Iratxe García Pérez, abbia invitato seccamente il Consiglio a decidere secondo le regole stabilite, e cioè a maggioranza, in presenza di una eventuale resistenza da parte dei ben noti quattro taccagni.

Inutile dire, tanto sarà oggetto sicuramente dei soliti commenti acidi dei politicanti nostrani, che per la Germania è un modo per affermare una sua posizione prevalente, che sarà esercitata, come annunciato, versando una quota maggiore di contributi. Che ciò comporti il ‘prezzo’ di un maggior peso politico della Germania è irrilevante: in politica nulla è mai definitivo. Ma, facendo così, la Germania (sia la signora Merkel che la signora von der Leyen, che il leader del PPE, Manfred Weber, sono tedeschi!) cerca di mettere in ombra la pesantissima sentenza della Corte Costituzionale tedesca delle scorse settimane –della quale abbiamo già parlato-, mostrandosi molto europeista, ma potendovendereall’interno il suo maggior peso politico in Europa. Ma su questo terreno, immagino, la partita sarà ancora lunga.

A questo punto, credo sarà difficile che il Consiglio europeo, ne ho parlato appena l’altro giorno, ponga ostacoli seri, ma non canterei troppa vittoria fin tanto che non si arrivi al dunque. Proprio l’entità dello sforzo proposto potrebbe spaventare qualche governante.
È peraltro molto importante che vi sia una parte assai consistente sotto forma, come molti dicono malamente, difondo perduto’: in realtà si tratta di finanziamenti diretti, purtroppo (ormai lo ho scritto tante volte che non vale la pena di ripeterlo) non consistenti in iniziative dirette della UE ‘in’ e ‘per’ l’Italia e ‘in’ e ‘per’ gli altri Paesi.

Si tratta di finanziamenti ricavati dal bilancio comunitario e quindi sarà compito della Commissione procedere al rimborso, utilizzando in gran parte il bilancio ordinario della Commissione stessa, con la conseguenza di dovere chiedere agli Stati membri di versare una quota maggiore del contributo annuale, e con la conseguenza positiva, però, che il rapporto sarà diretto tra gli Stati e la Commissione.
Qui, comunque, sta, a mio giudizio come ho ripetuto molte volte, un limite grave. Sarebbe utile che la signora von der Leyen potesse e volesse proporre di prendere seriamente in mano il tema dellerisorse proprie’, cioè studiare meccanismi capaci di fornire alla UE direttamente fondi da utilizzare per l’intera UE. In realtà, nel suo discorso, von der Leyen, qualcosa di più di un accenno in tal senso non è mancato, quando ha proposto una tassa sulle emissioni di CO2 e su commercio digitale. Cosa accettata molto fortemente dal Presidente del PPE, cosa di non secondaria importanza. È, quest’ultimo, un passo avanti molto importante, per indicare la volontà effettiva della UE di diventare la UE delle origini, e cioè un ente progressivamente sempre più indipendente dagli Stati membri e dalle loro quote di finanziamento.

Va senza dire che, sempre che abbia ben capito, i finanziamenti, prestiti o investimenti afondo perduto’, sono da indirizzare nella direzione delle politiche generali europee proposte in Europa e specificamente dalla Commissione. E questo è un altro punto molto, ma molto importante, perché in realtà diventa questo il modo, tutto politico, per controllare che le risorse messe a disposizione vadano nella direzione giusta, senza che occorrano condizionamenti vari, quali quelli tanto temuti (inutilmente) del MES. In altre parole, la proposta della Commissione, offre il massimo del sostegno agli Stati europei, ma nell’ambito di quelle che sono le politiche di sviluppo individuate dalla UE. Un modo per dire, e senza molte esitazioni, che l’UE si aspetta che gli Stati sappiano scegliere tra ciò che è interesse comune ed esigenza comune, e ciò che rientra nella politica specifica dei singoli Stati membri.

Devo dire che questo concetto è di grande, sorprendente interesse, specie perché richiamato anche negli interventi dei gruppi parlamentari europei. Significa -non voglio citare me stesso ma l’ho scritto più volte- che se si vuole andare avanti verso una vera Unione europea, occorre, da un lato, avere una politica comune di investimenti e di sviluppo, lasciando, dall’altro, agli Stati la soluzione dei propri problemi e ritardi interni, da superare e quindi fare sparire un po’ alla volta, senza però rinunciare alla visione comune.

Se questo realmente è il senso del discorso della signora von der Leyen, siamo forse di fronte ad un vero e sincero tentativo di fare ciò che da molti si richiede da tempo, me compreso: cogliere l’occasione di questa crisi disastrosa, per fare un salto in avanti e non per difendersi semplicemente e salvare il salvabile.
La signora von der Leyen, insomma, non sembra disposta entrare in un bunker a difendere quello che c’è, ma invece interessata a lanciare l’Europa in avanti, ma sul terreno scelto dall’Europa, e non dai singoli Stati. Anzi, aggiunge infatti, occorre fare anche di più: abbandonare ciò che non vale la pena di essere salvato, per puntare sul progresso dei progetti comuni, a cominciare dallo sviluppo di una economia verde vera e di una digitalizzazione spinta della vita economica, politica e culturale dell’Europa.
Già, anche culturale. Può sorprendere, ma francamente conoscendo un po’ i tedeschi non sorprende me, che in un discorso di questa ampiezza, nel quale si progettano investimenti a vario titolo gestiti dalla Commissione (e quindi al di fuori di tutto ciò che può derivare dalle fonti bancarie in termini di prestiti più o meno agevolati) nell’ordine dei 2400 miliardi di euro, si parli anche di cultura. Magari un suggerimento ai nostri cari Ministri della istruzione, università e cultura? Oggi quello dell’Università discetta sulle modalità degli esami telematici (un assurdo, sia in quanto tali, sia perché anche qui regole e regolette sceme) e sulla riduzione della ‘tasse’ degli studenti. Hai voglia!
Mah, sia come si vuole, sta in fatto che, finalmente, si comincia a ragionare da pari a pari con gli USA e con la Cina.

Bene, e ora?
Sorvolo sulle mille cose che verranno dette a partire da oggi stesso contro questo piano e contro i ‘condizionamenti’ in vero minimali e del tutto ragionevoli, posso immaginarle e non intendo rovinarmi il fegato per seguirle anche.
Aggiungo solo una cosa, apparsa evidente, benché detta dolcemente (è sempre una signora!) anche nel discorso della signora von der Leyen: questa è la nostra grande ma anche ultima occasione.
Ci si offre su un piatto d’argento il modo per uscire dai nostri enormi guai, tutti, coronavirus a parte, dovuti a colpe nostre, e se il ‘prezzo’ potrà essere quello politico di un aumento di potere politico, solo politico, degli Stati che ci metteranno più soldi, sarebbe un prezzo facile da pagare e facilissimo da recuperare. Ma solo se, e ripeto, solo se e quando noi avremo fatto la nostra parte, a cominciare, ebbene sì, col dare una sveglia ad un ceto industriale italiano tutto dedito al guadagno e al richiedere finanziamenti agevolati e libertà di licenziamenti, per fare imprese di trasformazione o di assemblaggio di prodotti altrui. Ma principalmente a cominciare dallo Stato e dai rapporti tra lo Stato e i cittadini. Che vuol dire regole semplici e chiare, azioni tempestive e riforma radicale del fisco, con cancellazione della moneta cartacea. Ma, oggi, non domani. Ursula non lo ha detto così, ma il senso era ‘vedere cammello …’ chiaro?

Come ben sa chi mi legge, in questo Governo non ho alcuna fiducia, e specialmente non ne ho in chi dice di dirigerlo, specie irretito come si trova nelle ragnatele appiccicose di Mateo Renzi e stellini. Comunque: ieri Conte spiegava al ‘Corriere’ (e chi sa perché non al Parlamento … già solo questo dovrebbe bastare a suscitare dubbi, purtroppo) che vuole fare delle bellissime riforme, della quali fornisce i titoli e non i contenuti. Bene, sono riforme importanti e utili e per di più urgenti, compresa quella della giustizia, specie civile … ecco, se penso a chi se ne dovrebbe occupare, la mia tranquillità vacilla. Ma tant’è: riempiamo i titoli di contenuti, domani, non dopo sette mesi di chiacchiere, e preferibilmente con testi chiari e succinti, non bisognosi di sette decreti applicativi per ogni articolo. Leggo anche che il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri parla, sempre fuori del Parlamento, di riforma fiscale straordinaria con privilegi (ahi, solo privilegi!) alla moneta elettronica. Bene siamo qui: quando arriva?
Il tema vero ora è questo, solo questo. Tutto il resto è contorno e da domani potremo vedere di che ceto governante ci siamo, ahimè, dotati.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.