mercoledì, Agosto 12

Neturei Karta e la ‘battaglia’ per la pace contro i sionisti Catherine Shakdam, corrispondente L’Indro, ha parlato degli sviluppi di Gaza con il rabbino Meir Hirsch, capo di Neturei Karta

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Ricordati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre, ed egli te li racconterà, interroga i tuoi anziani, ed essi te li racconteranno.” Deut. 32:7

Catherine Shakdam, corrispondente L’Indro, ha parlato degli sviluppi di Gaza con il rabbino Meir Hirsch, capo di Neturei Kartagruppo di ebrei ortodossi e antisionisti, con sede a Gerusalemme. Pubblichiamo l’intervista in esclusiva su concessione dell’autrice.

Rabbino Hirsch, lei ha recentemente scritto una lettera aperta per denunciare l’attacco israeliano a Gaza. Ha scritto: “Noi sopravvissuti all’Olocausto ebraico imploriamo i leader mondiali illuminati di fermare immediatamente il genocidio del popolo palestinese. I malvagi sionisti bombardano giorno e notte palazzi pieni di uomini innocenti, donne e bambini, e li bruciano vivi”. Potrebbe approfondire il termine “sionista”.

Vorrei parlare anzitutto degli obiettivi di Neturei KartaNoi vogliamo vedere la fine della tragedia sionista e il ripristino della pace in Medio Oriente. Per questo molte menti e molti modelli dovranno cambiare. Preghiamo l’Onnipotente che possa portare allo smantellamento rapido e pacifico dello stato sionista, e, infine, portare il mondo alla redenzione finale, quando tutta l’umanità si unirà per servirlo in pace, Amen.

È molto importante fare una chiara distinzione tra ebraismo e sionismo. Anche se i due termini sono stati utilizzati in modo intercambiabile, e in tempi moderni vengono usati come sinonimi, ebraismo e sionismo sono estranei l’uno all’altro come il giorno e la notte.  Come disse una volta il rabbino Yisroel Dovid Weiss, «La storia è sempre scritta da coloro che emergono vittoriosi dalle sue lotte». I sionisti hanno avuto successo nel 1948 e così la storia -non solo della Palestina, ma degli Ebrei e dell’Ebraismo- è stata riscritta e stravolta.

Se la fazione sionista ha avuto successo nel mentire al mondo, manipolando i politici e le nazioni attraverso metodi violenti e coercitivi, il loro castello di carte si regge su una menzogna che un giorno cadrà. Neturei Karta International è sempre stata una delle voci in prima linea tra quelle che si sono sollevate contro il sionismo.

Per capire il sionismo vorrei innanzi tutto definire l’ebraismo. L’ebraismo è la fede del popolo ebraico. È radicata nella rivelazione del Sinai, dove D-o ha dato la Torah all’uomo [NdT: gli ebrei ortodossi non pronunciano e non scrivono integralmente il nome di Dio, in segno di rispetto]. Le dottrine e le leggi là rivelate al popolo ebraico sono eterne e vincolanti. Nel corso dei secoli, studiosi ebrei e santi hanno spiegato la Legge agli uomini. Tali spiegazioni sono anche parte della nostra tradizione. Questa definizione dell’ebraismo era universalmente accettata dal popolo ebraico fino all’alba dell’Illuminismo in Europa.  Poi c’è stato un abbandono di massa di D-o, e molti Ebrei, così come molti cristiani e musulmani di tutto il mondo, hanno respinto le loro fedi.

Era nello spirito del tempo, creare una religione fatta dagli uomini, che sono nati movimenti come la Riforma, l’Ebraismo conservatore, e il Ricostruzionismo. Questi movimenti erano accomunati dall’aver respinto alcuni, molti o tutti i principi fondamentali della fede nella Torah.

Uno dei principi centrali della Torah è che il Creatore ricompensa e punisce l’umanità. Ed è qui, nelle profezie dell’Antico Testamento, che inizia il conflitto tra ebraismo e sionismo. Alla fine gli orrori annunciati dai profeti si sono verificati tutti. L’ebraismo è stato lungamente esiliato dalla Terra. Il primo esilio, conosciuto anche come cattività babilonese, è durato solo 70 anni. Con una serie di eventi miracolosi, il popolo è tornato alla Terra. Questo secondo ingresso nella Terra ha portato alla ricostruzione del TempioIl Secondo Tempio è rimasto in piedi da circa 2500 anni fa fino a circa 1900 anni fa, poi è stato distrutto. La causa, ancora una volta, fu il traviamento del popolo che non è riuscito a mantenere un comportamento adeguato al livello Divino, molto esigente.

Ma le profezie di sventura si sono accompagnate a promesse di consolazione. L’esilio non sarebbe stato per sempre. Ci sarebbero stati anni di dispersione, molti dei quali sarebbero trascorsi sotto la persecuzione. Eppure c’era la promessa che il popolo sarebbe tornato di nuovo alla Terra. Ma questo ritorno non doveva avvenire per iniziativa né sotto il controllo umano. Sarebbe stato annunciato con l’avvento del Profeta Elia e accompagnato da molti miracoli. E, questa volta, la redenzione sarebbe stata non solo per il popolo ebraico, bensì per tutti gli uomini. Tutte le nazioni avrebbero cessato di praticare la guerra. Tutti avrebbero gioito insieme sotto la cura del Creatore. Non ci sarebbe più stato bisogno o privazione fisica. Sarebbe stato un momento di fratellanza spirituale, tutti gli uomini uniti nel servizio divino.

Così, con l’incendio del Secondo Tempio, gli Ebrei partirono per un esilio che dura ancora oggi. Per duemila anni gli Ebrei hanno pregato perché il loro esilio finisse, e, contemporaneamente, arrivasse la redenzione per  tutto il mondo.

I profeti e i saggi dei secoli seguenti hanno insegnato al popolo ebraico che il loro esilio era per l’espiazione dei loro peccati. Ciò significava che l’unica strada ragionevole e lecita per porre fine all’esilio risiede nel pentimento e nella preghiera.

Suggerire l’impiego di mezzi militari o politici per sfuggire al disegno del Creatore sarebbe stata considerata un’eresia, la negazione della supremazia divina sul peccato e sul perdono. E, così, mentre i secoli procedevano, il popolo ebraico pregava e attendeva gli eventi miracolosi della redenzione. Nel corso di questi lunghi anni nessun Ebreo ha mai pensato -e ricordiamo che si tratta di un popolo che ha studiato costantemente i suoi testi sacri, scrivendone copiosamente- che l’esilio potesse essere concluso con mezzi umani.

Theodore Herzl e pochi altri, tutti scarsi conoscitori o non osservanti della Torah, sono stati i primi a suggerire che gli uomini avrebbero dovuto fare ciò che Dio ha scelto e comandato di non fare. A questi primi sionisti si sono immediatamente opposti i capi rabbini di quell’epoca, basandosi su quattro presupposti:

1) Il concetto di sionismo era una confutazione della tradizionale credenza definita dalla Torah di esilio come punizione e redenzione, dipendente dalla penitenza e dall’intervento Divino.

2) I sionisti erano prevalentemente irreligiosi. La loro pretesa di rappresentare il popolo ebraico dinanzi al mondo è assurda. Come possono coloro che rifiutano l’ebraismo essere capi degli Ebrei? Il loro istinto naturale era sradicare la Torah e il rispetto che le è dovuto.

3) Il sionismo è stato tristemente disattento non solo verso gli Ebrei in generale e il popolo palestinese, che viveva già nel paese. La sua politica, di mano pesante, ha causato tanto dolore e sofferenza, trascinando l’ebraismo mondiale in un conflitto inutile con le nazioni del mondo.

4) Il sionismo avrebbe condotto gli ebrei ad essere meno fedeli ai governi sotto la cui egida vivevano in esilio. Questo ha indebolito il patriottismo ebraico e esacerbato i conflitti tra ebrei e gentili.

Naturalmente, nella visione della Torah, si vieta qualunque nozione di sovranità ebraica  sopra la Terra Santa. Anche chi desiderava che gli ebrei avessero un certo grado di risarcimento, applicando un po’ di decenza non avrebbe potuto non rilevare la necessità di ottenere prima l’approvazione del nativo popolo palestinese.

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