sabato, Ottobre 19

Nessuna ‘buona volontà’ per Robert Mugabe: ecco tutti i perché Il Direttore della OMS ritira la nomina ad ambasciatore del Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ritirato la nomina del Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe come ‘ambasciatore di buona volontàper le malattie non trasmissibili in Africa; il passo indietro è arrivato dopo la ferma condanna del mondo internazionale.

A propendere per questa svolta è stato proprio il Direttore Generale della OMS ed ex ministro della salute etiope, Tedros Adhanom Ghebreyesus. In una dichiarazione di ieri comparsa sulla pagina web dell’Organizzazione, lo stesso ha comunicato di aver riflettuto a lungo. «Ho ascoltato attentamente tutti coloro che hanno espresso il loro disappunto ed esaminato le diverse questioni sollevate. Ho anche consultato il Governo dello Zimbabwe e abbiamo concluso che questa decisione è nel miglior interesse dell’Organizzazione Mondiale della Sanità».

La nomina era arrivata la scorsa settimana insieme alla dichiarazione in una conferenza in Uruguay dello stesso Ghebreyesus che parlava di Mugabe come di una persona in grado di utilizzare il suo ruolo «per influenzare i suoi pari nella Regione». Lo Zimbabwe è «un Paese che pone la copertura sanitaria universale e la promozione della salute al centro delle sue politiche per garantire l’assistenza sanitaria a tutti». Per lo più, secondo quanto sottolineato da Tedros, ha «introdotto un fondo per le malattie non trasmissibili», «un innovativo approccio alla mobilitazione delle risorse interne da cui altri Paesi possono imparare».

Alcuni consensi sono giunti dal web. «Tedros ha buone intenzioni ed ha ragione a tentare di coinvolgere i leader nazionali in questa battaglia»; questo ha dichiarato Mukesh Kapila, docente di Global Health and Humanitarian Affairs presso l’Università di Manchester. «La salute per tutti richiede il coinvolgimento di tutti i leader, non solo di quelli che piacciono a tutti!». Dello stesso avviso anche Senait Fisseha, professoressa di medicina presso l’Università del Michigan.

Fatto sta che le sue argomentazioni non sono bastate a convincere la comunità globale. Subito, molte organizzazioni di peso internazionale, come la ‘World Heart Federation’, la ‘Action Against Smoking’ e la ‘Cancer Research UK’ si sono opposte dichiarandosi scandalizzate dalla nomina di Mugabe. Dello stesso avviso anche Regno Unito e non ultimi, gli Stati Uniti i quali già hanno comminato sanzioni dal 2003 contro il Governo di Mugabe e le sue violazioni umanitarie. In una dichiarazione alla stampa il Dipartimento di Stato americano ha affermato il suo disappunto per la nomina poiché «contraddice chiaramente gli ideali delle Nazioni Unite di rispetto per i diritti umani e per la dignità umana».

Gli USA, d’altronde, sono già da tempo nel mezzo di uno scontro problematico con il Paese, precisamente da quando lo scorso Febbraio i diplomatici americani in Zimbabwe, in un comunicato, avevano evidenziato la loro forte preoccupazione per il «continuo peggioramento» in tema di diritti umani. Il tutto è avvenuto dopo la notizia dell’arresto di Evan Mavarire, pastore evangelico promotore di un noto movimento protesta. La reazione dello Zimbabwe non si era fatta attendere. «L’ambasciatore degli Stati Uniti pensa di poterci comandare. Che trovi un albero di banane per impiccarsi». Queste le parole di George Charamba, portavoce di Mugabe, dedicate all’ambasciatore Harry K. Thomas Jr. che, subito aveva commentato l’accaduto riferendosi ad un «residuo di un’epoca orribile». Il richiamo è quello dell’’epoca’ di Barack Obama, i cui rapporti con il Presidente africano non si può certo dire che siano stati ottimi.

Mugabe non è adatto a questo ruolo secondo la maggior parte degli attori della comunità globale. Perché? Perché il Presidente gode di una «lunga lista di violazioni di diritti umanitari». Per questo, nominarlo ambasciatore per la OMS, ha scatenato gli animi di mezzo mondo. Ma non solo per questo.

Robert Mugabe, 93 anni, da 37 anni al Governo, è uno dei leader più anziani al mondo noto per essere alla guida di uno dei Paesi con il più basso indice di libertà democratiche. Lo Zimbabwe, che amministra dall’indipendenza del 1980, ha visto un vero e proprio collasso del sistema sanitario ed economico. Come tantissimi altri leader del continente, Mugabe, però, per curarsi ha deciso più volte di farsi un viaggetto all’estero. Strana mossa se si considera il proprio come un Paese in cui la sanità è in cima alle priorità governative. Dal 2016 è Singapore la meta preferita del leader che costa alla Nazione milioni di dollari.

La stessa cosa, ad esempio, accade anche in Nigeria dove, nel 2015, Godswill Akpabio, l’allora Governatore dello Stato Akwa Ibom, è stato beccato a Londra per un costoso trattamento medico non appena aver ordinato la costruzione di un maxi ospedale per ben 95 milioni di dollari. Così come il Presidente Muhammadu Buhari che pare continuare a non fidarsi delle strutture locali. Stessa cosa in Angola, dove, dopo una lunga e sospetta assenza, è stato confermato che Jose Eduardo dos Santos era in Spagna per alcuni controlli di salute.

Tutto accade lì dove medici ed infermieri convivono giornalmente con pesanti carenze di risorse ed un sistema sanitario ed assistenziale che, spesso, fatica a decollare. E così, dimenticati dai potenti, si uniscono in una serie di scioperi sempre più frequenti per inseguire stipendi più alti ed un miglioramento delle condizioni di lavoro che, però, sembrano non arrivare mai. A subirne le conseguenze, chiaramente, è sempre la popolazione che si ritrova senza copertura sanitaria e con il rischio perfino di non trovare neanche un ospedale aperto.

Ecco che si comprende subito come mai, leggendo le statistiche, lo Zimbabwe, non ha affatto un primato positivo in materia di sanità: un terzo dell’intera popolazione, infatti, è malata di Aids, la mortalità infantile è aumentata del 50% negli ultimi 20 anni, così come quella post parto, pressoché raddoppiata tra il 2006 e il 2011; 960 i morti ogni 100.000 nascite. Non sorprende poi tanto che, quindi, l’aspettativa di vita sia crollata da 60 a 43 anni. Le condizioni igienico-sanitarie sono ancora scarsissime e rimane alto rimane il pericolo di epidemie.

Il crollo sembra esserci stato dal 2008, anno in cui un rapporto dell’associazione Physicians for Human Rights evidenziò in alcuni documenti il fallimento dello Zimbabwe nel sistema sanitario, imputandolo proprio al suo Presidente. «Il Governo di Robert Mugabe ha presieduto l’inversione drammatica per la sua popolazione dell’accesso al cibo, all’acqua pulita, al sistema e all’assistenza sanitaria di base», sottolinea il Wellcome Trust, fondazione britannica. Le sue politiche, insomma, avrebbero condotto lo Zimbabwe nel vortice in cui è oggi. Quindi, come potrebbe proprio lui essere un ambasciatore di ‘buona volontà’?

«Il mio fine è quello di creare un movimento globale per la salute globale. Questo movimento deve lavorare per tutti ed includere tutti», ha scritto Ghebreyesus nel comunicato che ha cancellato la nomina. «Rimango fortemente convinto della cooperazione con tutte le Nazioni e con i loro leader per assicurare che ognuno abbia un accesso alle cure mediche che necessita». «Ringrazio chiunque abbia dato voce alle proprie preoccupazioni e condiviso i propri pensieri».

Poco fa è arrivata anche la risposta del Governo dello Zimbabwe che, nelle parole del Ministero degli Affari Esteri Wlater Mzembi, ha dichiarato all’emittente locale ‘ZBC’ che il più grande perdente in questa storia è proprio la OMS poiché la personalità di Mugabe avrebbe portato solamente dei benefici. «Su una scala di popolarità, il suo nome li batte tutti».

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