venerdì, Novembre 15

Nello spazio con una mongolfiera Un’idea americana firmata Dane Rudy, che con la sua Leo Aerospace vuole soddisfare la crescente domanda di lanci orbitali in modo economico

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Sono stati marcati cinquant’anni dal primo sbarco umano sulla Luna. Ora si sta valutando, con sempre maggiore efficacia l’opportunità di farvi ritorno, con una maggiore esperienza e soprattutto con finalità meno scientifiche e più commerciali del passato.
Quello che però proveremo a raccontare adesso è un’idea del tutto innovativa, che potrebbe rappresentare la nuova frontiera delle attività spaziali, e, per quanto bizzarra, non per questo priva di una sua credibilità.

Non parliamo di raggiungere il nostro satellite naturale. Non per adesso almeno, ma di arrivare fino alle orbite basse, quelle che sono le più affollate e le più ricettive di oggetti lanciati da base Terra, in un modo più economico e probabilmente meno inquinante.

Per dare un senso a una denominazione, diciamo che orbita bassa è universalmente definita l’altitudine compresa tra l’atmosfera e le fasce di van Allen, ossia tra 160 e 2.000 km. Pertanto, un corpo che muove in quella quota ha un periodo di rivoluzione di circa 90 minuti, e quindi viaggia a circa 27.400 km/h.

In questi ambiti si stanno spingendo delle piccole aziende che un po’ affiancano i colossi, ma spesso si caratterizzano con mezzi autonomi che potrebbero costituire vette di eccellenza in un futuro molto prossimo. Una di questa è Leo Aerospace, una start-up della California, che vuole soddisfare la crescente domanda di lanci orbitali in modo economico e dunque competitivo. Come attuare il progetto è singolare, visto che intenderebbe farlo con mongolfiere.

L’idea è venuta a Dane Rudy, laureato alla Purdue University School of Mechanical Engineering, situata a West Lafayette, nello Stato dell’Indiana, nota per aver istituito il primo corso universitario di scuola di volo, il primo corso di laurea in aviazione e il primo aeroporto universitario: ma soprattutto, rinomata per aver laureato ventitré astronauti americani, tra i quali Neil Armstrong ed Eugene Cernan,rispettivamente il primo e l’ultimo uomo a camminare sulla Luna. Per tale motivo la Purdue University è soprannominata ‘Cradle of Astronauts’, ovvero ‘culla di astronauti’.

Così, Rudy è membro del comitato consultivo Purdue Cislunar insieme ad altri leader del settore ma, prima di fondare Leo Aerospace, ha dedicato del tempo allo sviluppo, alla dimostrazione e all’implementazione di tecnologie all’avanguardia per la struttura di test e integrazione satellitare più avanzata al mondo presso Northrop Grumman, poi è stato in Orbital ATK e ricercatore presso l’Istituto TU-Braunschweig per l’avionica in Germania. Dunque un curriculum di tutto rispetto. 
La sua azienda fa sapere che il progetto deriva da un’idea dell’US Air Force dei lontani anni Cinquanta che provò a lanciare sei razzi da un pallone aerostatico. Il modello è tuttora esposto nell’hangar spaziale James S. McDonnell, in Virginia. Ricordiamo il nome. Il progetto del 1957 era denominato Far Side e si rappresentava come una serie di sei missili a basso costo, a combustibile solido a quattro stadi, lanciati ciascuno da un pallone di 62 metri di diametro. I razzi venivano espulsi in quota con un carico scientifico di circa tre chili di strumenti per misurare raggi cosmici, radiazioni elettromagnetiche, gas interplanetari e altri fenomeni. L’altitudine massima raggiunta dai missili Far Side potrebbe essere stata di 6.440 km. Non abbiamo al momento molte notizie al riguardo.

Del resto ci sembra più importante il presente: secondo quanto affermato da Leo, un suo pallone sarebbe in grado di portare un satellite del peso di 25 chilogrammi per liberarlo alla giusta altitudine. Il vantaggio è che con il 95% in meno di atmosfera a queste altezze, c’è molta meno resistenza di un lancio a altitudine zero, così come oggi sono ubicate tutte le basi missilistiche. 

Pertanto un simile lancio richiederebbe meno combustibile. «Noi di Leo crediamo che mandare un microsatellite nello spazio dovrebbe essere facile come spedire un pacco in tutto il Paese», ha affermato Dane Rudy in un’intervista, pur non negando le difficoltà perché il suo progetto punta al riutilizzo del mezzo: se Leo vuole essere redditizio, deve ottenere di più dai suoi aerostati. L’elio usato dai militari è costoso, pertanto è necessario un altro tipo di gas e così pure i rivestimenti: il team sta usando il nylon resistente come risposta, un materiale simile a quello che usano oggi le mongolfiere convenzionali.

Fantascienza o follia? Non crediamo e per quanto non sappiamo quale sarà il destino del progetto di Dane Rudy, ci soffermiamo su qualche passaggio che solo apparentemente non riguarda il racconto che abbiamo appena presentato. 

Ci sono idee geniali che meritano di essere sviluppate e che prima o poi trovano la loro definizione. A volte le tecnologie non sono pronte e aspettare oltre mezzo secolo non è poi un dramma se qualche giovane è in grado di raccogliere la sfida. 

Non a caso abbiamo aperto con la Luna. Furono in molti a criticare le missioni americane che definirono uno spreco inaudito di soldi per portare qualche pietra sulla Terra. Probabilmente, in una visione ristretta della realtà, si poteva trovare anche qualche margine di ragione, ai tempi in cui ci si dissanguava per una guerra inumana perpetratasi in Vietnam. Noi però riteniamo che alcuni investimenti hanno comportato un’amplificazione di realtà tecnologiche e formative, i cui benefici si iniziano a vedere con mezzo secolo di ritardo, è vero. Ma si tratta sempre di una capitalizzazione inimmaginabile.

Però, a fronte di forti investimenti, c’è anche un’altra faccia importante della realtà da osservare. Ovvero una burocrazia amica di chi vuol creare nuove iniziative, senza essere paralizzate da un’infinità di ostacoli di cui l’Italia si considera sovrana.

Noi assistiamo continuamente alle declamazioni di tutti i governi avuti fin’ora di un impegno all’abbattimento della disoccupazione senza poi aver raggiunto mai i fini preposti. Né ci risulta, però, in queste promesse trasversali, che vi sia mai stato un impegno alla revisione della normativa che consenta l’apertura di nuove imprese senza i continui ostacoli che ancora si incontrano. Che non sia quella una strada opportuna da percorrere per iniziare finalmente a modernizzare il nostro Paese?

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