sabato, Gennaio 25

Nell’inferno dei bambini di Gaza Senza elettricità, acqua, cure e strutture adeguate: prigionieri di un Paese dimenticato

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Il lungo blocco israeliano contro Gaza ed I numerosi conflitti militari che si sono verificati tra Hamas ed Israele, non solo hanno prodotto conseguenze disastrose per la nostra situzione umanitaria, ma hanno avuto un terribile effetto anche per i palestinesi che vivono qui, inclusi i bambini; molti di loro hanno subito traumi. Traumi per i bombardamenti o per le perdite di alcuni dei loro familiari o, ancora, per la distruzione delle loro case.

A Gaza si vive in condizioni invivibili.

Le cause sono molteplici. Una è stata la soffocante crisi elettica; solo 4 ore di elettricità al giorno, i bambini sono costretti a studiare senza luce e a dormire ogni notte nel buio totale come se stessero vivendo in una specie di tomba buia. Questo ha avuto inevitabilmente delle pesanti ricadute sulla loro psiche. Vivono nella paura, nell’insonnia, nella violenza.

Per spiegare i motivi di questo blocco elettrico, occorre andare a 10 anni fa, quando Israele iniziò ad imporsi. Tra i tanti danni, anche quello all’impianto elettrico di Gaza che precedentemente vantava uno degli impianti migliori nell’area: 8 ore in funzionamento e 12 di stop. Ora i residenti vivono la peggiore crisi dall’inizio dell’assedio israeliano e da quando l’intero impianto è stato danneggiato definitivamente a metà Aprile. La messa in ripristino è ritardata a causa di un contrasto tra l’autorità palestinese nella West Bank ed Hamas a Gaza: al centro, le tasse sul carburante. Israele, insomma, ha ridotto l’elettricità a Gaza da 120 megawatts – lo scorso Luglio – quando a Gaza servirebbero almeno 400 megawatts al giorno; oggi solo 70 ne sono disponibili, ecco perché la maggior parte di noi ha solo 4 ore di elettricità al giorno.

Ma c’è anche la crisi che riguarda l’acqua: il 95% dell’acqua a Gaza non è potabile. Poi, c’è la povertà e la crisi dell’occupazione. Il tasso di povertà ha raggiunto l’80% e il 72% delle famiglie palestinesi nella striscia di Gaza soffrono per la mancanza di cibo, per non menzionare l’85% delle famiglie che dipendono totalmente dall’aiuto umanitario internazionale, una cifra altissima. Ciò, in altri termini, significa che 4 persone su 5 a Gaza ricevono aiuto dalle Organizzazioni Internazionali e sopravvivono grazie al loro sostegno.

La disoccupazione, inoltre, raggiunge il 50% e per i più giovani anche il 63.8%. A completare il quadro, anche il problema della ricostruzione: migliaia di case sono andate distrutte. Gaza necessita di un ampio piano di ricostruzione di abitazioni ma anche di infrastrutture, un piano che non riesce a partire perché dal 2007 Israele ha bloccato anche l’arrivo di fornitura edile.

Ma i residenti ed i bambini di Gaza non hanno nemmeno accesso alle cure mediche. Il 40% di loro soffre di malnutrizione e di anemia. Parecchi sono morti per il deteroriamento dei servizi sanitari e per la mancanza di medicinali e di apparecchiature mediche. La situazione è degenerata a causa dell’assedio israeliano e della divisione Palestinese; gli ospedali a Gaza soffronto per la mancanza di un terzo di medicinali e di più dei 270 strumenti (sperati) per le sale operatorie e per le unità intensive. Ci sono 13.000 malati di cancro a Gaza che stanno andando in contro alla morte perché non possono essere curati. Bloccati.

Eh si, perché Israele ha imposto anche dei limiti di ‘viaggio’ dal 2007 dopo il controllo di Hamas. Spesso, ritarda o nega il permesso a coloro che richiedono di uscire da Gaza attraverso il posto di blocco di Erez. Non importa che queste persone abbiano visite, necessità di cure, di studio. Per ottenere una risposta da Israele, occorre attendere tra i 50 e i 70 giorni. Anche l’Egitto impone alcune restrizioni di viaggio a Gaza e mantiene il valico di Rafah chiuso il più delle volte aprendolo per sole 2 o 3 ore al giorno. Ci sono migliaia di persone in emergenza umanitaria in attesa di viaggiare attraverso il valico di Rafah.

Per non menzionare la situazione delle scuole che a Gaza sono affollatissime. Per questo, il sistema scolastico funziona così: la mattina si studia dalle 7.00 alle 11.30 ed il pomeriggio dalle 12.00 alle 16.30. Questo perché ci sono troppi studenti e siamo costretti a creare due turni. Le classi raggiungono i 40/50 alunni. Gaza soffre della mancanza di strutture scolastiche e Israele impedisce la ricostruzione di nuove scuole o di quelle danneggiate dalla guerra. I fondi internazionali, poi, sono insufficienti.

I bambini di Gaza sentono di essere più vecchi della loro reale età perché sono privati di tutti i diritti dell’infanzia; vivono in condizioni disumane. Forse il mondo non può immaginare cosa significa essere un bambino a Gaza. I bimbi sono costretti a vivere in queste condizioni miserabili in uno dei posti più isolati e dimenticati del pianeta. Soffrono ed hanno sofferto per un conflitto lunghissimo.

Le Nazioni Unite in un report (pubblicato nel 2012) hanno dichiarato che Gaza sarebbe divenuta inabitabile nel 2020 ma la verità è che Gaza ha un colore ed è quello dell’inferno. I bambini pagano come se avessero una qualche colpa per essere nati in un posto dimenticato da tutti, costretti ad affrontare questo inferno di torture e di privazioni. Non sanno com’è la vita fuori dall’isolata prigione di Gaza; percepiscono di stare vivendo come dei prigionieri, anche se sono solo dei bambini.

Perché dobbiamo punirli e metterli in una prigione? Perché dobbiamo privarli del loro diritto a vivere l’infanzia? Perché non alziamo un grido al mondo perché ci possa davvero ascoltare?

Traduzione a cura di Roberta Testa

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