sabato, Ottobre 24

Nel sorriso di Xi Jinping si nasconde il roccioso pragmatismo cinese Il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese rivela le aspirazioni cinesi nell’epoca dell’egemonia sempre più chiara ed evidente della Cina a livello mondiale

0

E’ iniziato lo scorso 18 Ottobre l’attesissimo 19esimo Congresso del Partito comunista cinese; i riflettori saranno accesi fino al 24 ma già si parla di un rafforzamento della posizione del leader Xi Jinping all’interno non solo del suo partito, ma anche dell’intero Stato.

Il Congresso del Partito Comunista Cinese, al di là dell’aspetto scenografico, della conta interna di partito in vista di un’eventuale definizione di un sostituto per l’attuale Presidente Xi Jinping, al di là del ribadire i rapporti di forza con Taiwan e Hong Kong e della decisione di ammodernare l’apparato militare, ha consegnato alla Storia alcuni aspetti interessanti. Innanzitutto, l’ingresso nel ‘frasario’ cinese di temi come quelli riguardanti l’ambiente e le strategie di azione nell’arginare l’inquinamento. Si constata, soprattutto, la presa d’atto del ruolo sempre più preminente e strategico nel ‘Novus Ordus’ mondiale, stante la scelta degli Stati Uniti di Donald Trump di concentrarsi sugli aspetti interni, avendo deciso di alzare le paratie nei confronti del mondo nella difesa della propria economia.

La Cina di Xin Jinping, invece, va in direzione contraria: proclama, infatti, di voler essere aperta verso il mondo. Quanto poi questo collimi fattualmente con la logica tutta cinese, aperta al commercio ed allo scambio sulle piazze estere, decisamente chiusa e fortemente contraria alla Democrazia al proprio interno, questo sarà tutto da vedere.

La Cina di Xi Jinping ‘riproduceun pattern tutto asiatico, fatto di oligarchie che si auto-perpetuano (un po’ come Kim Jongun in Corea del Nord, Vladimir Putin in Russia e Hun Sen in Cambogia). In giacca e cravatta cerca da tempo di rendersi ‘presentabile’ al consesso mondiale nella forma di garante della moderazione, come accade con le bizzose manie nucleari di Kim Jong-un, dove si è proposto di mediare tra il suo recalcitrante vicino nord-coreano ed il nervoso Presidente USA, Donald Trump, quasi si trattasse di impedire la rissa tra due bulli di quartiere.

In realtà, la Cina di Xin Jinping non arretra di un solo millimetro nella sua logica egemonica, non solo con Taiwan e Hong Kong ma, soprattutto, nelle varie contese sorte nelle acque del Mar Cinese Meridionale che la Cina va sempre più considerando il proprio ‘giardino di casa’. La Cina di Xin Jinping, volente o nolente, si ritrova oggi il cerino acceso.

La leadership mondiale vissuta un po’ come unossessione dagli USA oggi è parte integrante del modo di essere della Cina nel mondo. E Jinping è il perfetto interprete di questo ruolo. Il Paese oggi primeggia nella produzione, nel commercio, persino nel finanziare il debito pubblico statunitense. Investe in operazioni spaziali, esporta ingegneri ben laureati nel vicino odiato Giappone e ha di fatto ‘colonizzato’ buona parte dell’Africa Centrale, dove le opere pubbliche, i contratti e persino la manovalanza parlano cinese.

La Cina investe all’estero, compartecipa, siede nei CdA societari, acquista squadre di calcio occidentali blasonate ma è presente nei flussi verso lestero, persino nella veste di ‘benefattore’. Un benefattore che strizza l’occhio alla convenienza più che alla solidarietà pura verso l’ipotetico prossimo. Un dato esemplificativo, da questo punto di vista, è il ruolo sempre più vasto assunto dallo Stato asiatico sul proscenio dei Paesi tra i più grandi ‘donatori’ del mondo.

Dopo i proclami recenti di Donald Trump, relativi alla pianificata restrizione degli aiuti offerti dagli Stati Uniti ai Paesi poveri e/o emergenti, tutta la scena mondiale del settore delle donazioni è andata in fibrillazione. In realtà, la sua politica ‘America First’ potrebbe rivelarsi un vero e proprio atto di morte per Nazioni che proprio grazie agli aiuti, alle donazioni ed ai sostegni economici degli Stati Uniti sono riusciti finora a vivere o a sopravvivere. La Cina, si ritroverebbe, così, a colmare un progressivo vuoto lasciato dagli USA; ma tutto ciò potrebbe rilevarsi non del tutto un ‘peso’, in quanto la Cina potrebbe trasformare quello che ha l’aspetto di un sostegno esterno filantropico, in una paludata forma di investimento, in una sua qualche forma tutta da decifrare.

Al momento, un vasto ammontare di sostegni cinesi vanno a Nazioni africane, praticamente sette tra i principali dieci Paesi destinatari degli aiuti cinesi, per volume complessivo dei sostegni economici o sotto forma di aiuti di vario genere. In base al parametro dei progetti in essere in territori esteri, da questo punto di vista, la Cina conta 704 progetti in totale. Angola ed Etiopia insieme ricevono circa 32 bilioni di dollari USA in termini di controvalore e nella forma di aiuti da parte della Cina, se si considera il periodo 2002-2014, cioè, il 10 per cento circa del valore complessivo degli aiuti cinesi all’estero.

Allo stesso tempo, però, gli studiosi ed osservatori del settore fanno notare quanto tutto questo sia una specie di ‘buco neroinformativo. AidData, ad esempio, ha cercato di dipanare questa matassa per cercare di capire quale fosse non solo l’entità degli aiuti cinesi ma, soprattutto, la loro natura e la loro reale destinazione d’uso. Ebbene, proprio in tal proposito, il Direttore Esecutivo AidData, Brad Parks, sollecitato dalla ‘CNN‘, ha confermato che questa è materia che la Cina considera «segreto di stato».

Nel report 2017 di AidData non si può fare a meno di annotare che certamente gli aiuti cinesi sono correlati con le curve di accrescimento economico dei Paesi destinatari, secondo modalità e velocità differenti ma in nessun caso si nota alcuna associazione tra aiuti cinesi e forme di sostegno alla crescita delle democrazie locali e alle riforme politiche dei singoli Stati destinatari. Mentre la Cina offre circa 5 bilioni di Dollari USA all’anno in Assistenza Ufficiale allo Sviluppo (ODA), la tipologia dei progetti che generalmente si ritiene associata al sostegno all’estero e la maggior parte della spesa è su Altri Flussi Ufficiali (OOF), i quali non sono compresi nei criteri ODA e possono comprendere anche progetti di natura commerciale.

I progetti OOF includono, tra altre cose, sovvenzioni a fini commerciali, aiuti intesi per promuovere l’esportazione, sostegno al settore privato e fondi a sostegno dello sviluppo privato. Entrambe le categorie sono definite dalla Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD), della quale però la Cina non è membro; pertanto, non è vincolata dai criteri OECD. Ulteriore annotazione: l’Africa è stata ed è terreno di scontro da lungo tempo tra Cina e Taiwan, nota col nome ufficiale di Repubblica di Cina e Pechino ha fornito aiuti e sostegni economici a Nazioni che non riconoscono Taiwan mentre, invece, riconoscono solo la Repubblica Popolare di Cina.

La Cina di Xi Jinping, insomma, non solo non intende rinunciare al suo ruolo egemonico, ma intende appropriarsene con ancor maggior forza. Nel sorriso sfoderato da Xin Jinping, soprattutto durante gli incontri con i leader stranieri, si ravvede un noto motto cinese: ‘Il miglior venditore è quello col miglior sorriso’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore