martedì, Agosto 4

Nel mondo di pizza ce n’è una sola… e parla napoletano

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Disco festoso di pasta, colorato di rosso. Condito con olio e pomodoro e cotto al forno a legna. Si fa con le mani e con la sola abilità delle palme. E’ considerato il piatto più semplice e povero della cucina italiana, ma attenzione, se ci soffermiamo qualche istante sull’indotto potremmo tranquillamente parlare di Sistema Pizza. Un comparto economico artigianale ed industriale che va dalle farine, alle conserve, agli oli, ai macchinari industriali, ai forni, all’arredamento e progettazione, insomma una vera e propria rete produttiva gravita attorno alla pizza.

Nel nostro Paese, secondo l’ultima rilevazione del Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) questa gustosa pietanza vale 12 miliardi di euro l’anno. Il settore conta 200mila addetti per due miliardi di pizze realizzate in un anno e 51.500 esercizi di cui: 13mila pizzerie al taglio; 14mila pizzerie con servizio al tavolo; 12.500 ristoranti/pizzerie e bar/pizzerie; 13mila tra panetteria, rosticcerie e gastronomie. Inoltre la catena del freddo per le pizze surgelate rappresenta un sistema che genera 8 milioni di pezzi, vale a dire 192 milioni al mese, 2,3 miliardi l’anno.

Gli italiani mangiano mediamente 7,6 chili di pizza all’anno, più o meno 38 pizze napoletane a testa. Quasi il doppio di quanta se ne mangi in Francia e in Germania (intorno ai 4,2 chili all’anno), ma di fatto al pari del consumo canadese (7,5 chili) e addirittura la metà del consumo degli Usa (13 chili), dove una ricerca di alcuni anni fa evidenziò che i bambini statunitensi consideravano la parola ‘pizza’ come la più americana di tutte.

Sono numeri che se da un lato rendono questo comparto tra i più attivi dell’economia italiana, dall’altro lo espongono maggiormente al falso made in Italy che, quest’anno, ha superato i 60 miliardi di euro. Oggi infatti la principale minaccia per la pizza sta proprio nel suo successo, che la rende più vulnerabile di altri prodotti alle agro-piraterie, tra mozzarelle di latte congelato, pomodori cinesi e farine di bassa qualità.

Nonostante la pizza sia già dal 2010 ‘Stg – Specialità tradizionale garantita’ tutelata dall’Unione Europa, la Fondazione UniVerde presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio, in collaborazione con Coldiretti e con le principali associazioni dei pizzaioli napoletani ha lanciato nel settembre 2014 la petizione ‘Arte dei pizzaioli napoletani patrimonio Unesco’ per l’inserimento dell’arte della pizza nella ‘Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità’.

La petizione è scaturita dalla volontà del Presidente Alfonso Pecoraro Scanio di portare a compimento, con un riconoscimento mondiale, quanto da lui avviato quando era Ministro dell’Agricoltura che ha permesso alla pizza napoletana, unico tipo di pizza italiana riconosciuta in ambito nazionale ed europeo, di essere ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita della Comunità Europea (dal 4 febbraio 2010).

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