giovedì, Aprile 18

Nave Eni a Cipro: la Turchia blocca ancora le operazioni Milizie fedeli al regime siriano ad Afrin, ma Ankara risponde. Ed Erdogan pensa intanto di reintrodurre nel Paese il reato di adulterio

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Ci risiamo. La marina militare turca ha esteso fino al 10 marzo l’avviso (che sarebbe scaduto tra due giorni) relativo alle sue attività militari (Navtex) al largo di Cipro, che da 10 giorni impediscono di fatto alla nave da perforazione noleggiata dall’Eni, Saipem 12000, di raggiungere l’area prevista per le sue esplorazioni dei giacimenti offshore di gas, su licenza di Nicosia.

Cipro tra l’altro ha denunciato come una violazione del diritto internazionale la presenza nella sua ‘Zona economica esclusiva’ della marina militare della Turchia, che invece non riconosce la sovranità esclusiva di Cipro e insiste sul diritto della comunità turco-cipriota alla condivisione delle risorse naturali dell’isola.

Le previste perforazioni esplorative della Saipem 12000 nel sito di Cuttlefish hanno una durata stimata in 20-25 giorni. La nave è bloccata dal 9 febbraio a circa 50 km dalla sua destinazione e l’Eni sta sostenendo costi esorbitanti per rimanere in zona.

Intanto membri delle milizie fedeli al regime siriano sono entrate oggi nell’enclave curda di Afrin per opporsi all’avanzata turca, nonostante le minacce di Ankara di reagire ad un tale intervento. L’artiglieria turca ha bombardato aree dove sono passati i convogli delle forze filo-siriane, in particolare vicino al valico di Ziyara, a sud-est di Afrin. In serata poi la notizie che i pro-Assad si sono ritirati a 10 chilometri di distanza dopo i colpi di avvertimento sparati dall’artiglieria turca.

Per Recep Erdogan poi anche problemi in casa, dopo il commento secondo il quale la Turchia ha «fatto un errore ad accantonare nel 2004 un progetto di legge di reintroduzione del reato di adulterio per poter avviare i negoziati di adesione all’Unione europea». «Adesso dovremmo valutare di introdurre alcune norme sull’adulterio e magari considerarlo insieme al tema delle molestie e ad altri temi», ha affermato il presidente, secondo cui si tratta di «una questione su cui la Turchia è diversa dalla maggior parte dei Paesi occidentali». E si parla di introdurre la castrazione chimica per i pedofili.

Negli Usa, il procuratore generale che coordina le indagini sul Russiagate, Robert Mueller, secondo la ‘Cnn starebbe indagando anche sui contatti di Jared Kushner, il genero del presidente Donald Trump, con la Cina. In particolare nel mirino sarebbe finito un incontro che Kushner ebbe col presidente e con altri manager del gruppo assicurativo cinese Anbang Insurance, una settimana dopo l’elezione di Trump. Si tratta del gruppo divenuto proprietario anche del Waldorf Astoria, uno dei più celebri hotel di Manhattan. Sotto osservazione anche alcuni colloqui con un investitore del Qatar, l’ex primo ministro Hamad bin Jassim Al Thani, sempre per un investimento nel quartier generale della Kushner Companies.

Intanto dall’Europa arriva un monito a Washington. «Abbiamo già reso noto alle più alte autorità americane che siamo fortemente preoccupati su eventuali misure degli Usa che potrebbero aver conseguenze sul commercio Ue. Siamo pronti a prendere misure appropriate per difendere le esportazioni Ue e saremo siano pronti a reagire rapidamente e in modo appropriato nel caso in cui le nostre esportazioni siano colpite da misure restrittive dagli Usa», ha affermato il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas. «Non siamo in una guerra commerciale, ma l’Unione è convinta che il commercio internazionale possa e debba essere un ‘win-win’ e debba essere aperto e giusto e non vediamo una politica sul commercio come tra vincitori e vinti».

La situazione dei migranti, in particolare per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia «è migliorata ed è sotto controllo», ma «non è risolta». A dirlo all’Ansa il direttore esecutivo di Frontex Fabrice Leggeri. «Gli arrivi sono diminuiti drasticamente da luglio e dall’estate 2017, e la tendenza al ribasso si conferma», ma «ora dobbiamo guardare alla sostenibilità». «Ho espresso preoccupazione per il calo di decisioni sui rimpatri nell’Ue, che sono stati inferiori rispetto all’anno prima», ha affermato la Leggeri, «ma se c’è la volontà di allocare maggiori risorse e finanziamenti, la situazione può essere migliorata al livello europeo». Elogi invece per l’Italia:  «Nell’ultimo anno, è stato uno degli Stati membri che ha aumentato le sue attività di rimpatrio, sia in termini di decisioni, che di operazioni. Il Paese si sta muovendo nella giusta direzione per rafforzare questa politica».

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