domenica, Febbraio 17

Nato – Ucraina – Russia – USA: diario di una crisi matta image

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2 settembre

I Falchi all’attacco, le colombe li inseguono, gli sciacalli aspettano il loro turno. Potrebbe essere riassunta così la convulsa giornata di ieri 2 settembre, epicentro l’Europa orientale, periferia utile lo scacchiere mesopotamico e siriano, scenario di sfondo un Segretario NATO Anders Fogh Rasmussen preso da isteria bellicista e che cerca in tutti modi la guerra, prima del cambio della guardia il primo ottobre prossimo: alla testa della NATO via lui  e in arrivo  -questo dato condiziona sia chi vuole sia chi si oppone alla guerra-  Jens Stoltenberg, laburista e pacifista della Norvegia, il Paese dei giovani socialisti martiri del ‘cristiano sionista’ Anders Breivik, lo stragista dell’isola di Utoya.

Ecco dunque la fretta, e la inquietante sequenza delle dichiarazioni e delle notizie: la NATO compie una esercitazione militare tra Polonia, Germania e Paesi baltici. Ma è una provocazione dei falchi, o un diversivo delle colombe per togliere carne da macello a Rasmussen pronto a far intervenire migliaia di soldati NATO a supporto dell’Ucraina? Comunque è un passo verso la guerra, sulla porta di casa della Russia, che minaccia una ‘nuova dottrina militare’.

Epperò Rasmussen non molla, e organizza una «forza di reazione rapida forte di 4.000 tra soldati e commandos» in grado di «viaggiare leggera ma di colpire pesantemente», mentre Lady Pesc Federica Mogherini e il Presidente USA  Barack Obama lo inseguono sul suo terreno.
La prima, ‘colomba’, smentisce se stessa, Vladimir Putin non è più un interlocutore strategico, perché sarebbe lui l’aggressore. Ma poi ricorregge il tiro, augurando che tutto possa tornare come prima  -cita al proposito il Ministro della Difesa tedesco Joachim Gauck– e nello stesso tempo mette in cantiere una riunione di 3 giorni dei Ministri degli Esteri europei, parallela e contemporanea dunque a quella della NATO. Un dualismo di potere Politici in civile-Politici e militari con l’elmetto? O una mossa falsa, che aiuterà i falchi? Dipende anche da David Cameron  -che sostiene il Presidente ucraino  Petro Poroshenko– e dai pochi ma cruciali Paesi dell’UE orientale, se Germania e Italia riusciranno a bloccarne l’aggressività.
Quanto al Presidente americano, si recherà di persona al vertice NATO destinato secondo Rasmussen «a cambiare la storia», per tranquillizzare gli Stati russofobi dell’Europa orientale, e ricordare loro che avranno sempre uno scudo di protezione nell’Alleanza Atlantica e negli Stati Uniti in particolare. Di nuovo un inseguimento per cercare di togliere spazio ai falchi, ma sul loro terreno. Basta una scintilla anonima  …

Di scintille, in verità, mediatiche e vere, ce ne sono già abbastanza, e c’è solo da sperare che non finiscano come a Serajevo 1914: c’è Netanyahu che ruba altre terre ai palestinesi della Cisgiordania, e domani sicuramente Fiamma Nirenstein ce ne spiegherà le ragioni su ‘Il Giornale‘, c’è una nuova decapitazione, di un altro americano, in queste ore forse ancora solo presunta, che fa commentare a lungo questa mattina i TG.
Ne serviranno ancora di scintille? Un attentato ‘russo’ nei Paesi baltici? Anche Mosca si rende conto del pericolo: forse indietreggia  -o forse è un gioco delle parti-  con il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov che smentisce ogniframmentazionedell’Ucraina, e dunque niente Stato ucraino dell’est.
Questo, forse, è il più inquietante segnale dell’aggressività di chi spinge alla guerra mondiale. Manca una reazione di massa, manca un largo movimento di gente comune a favore della pace, una vera diplomazia di pace. Manca anche il Papa: la partita di pallone di due giorni fa a Roma non è servita a nulla, è nulla rispetto alla gravità della crisi. Occorre dare indicazioni precise alla ‘gente di buona volontà’, e bloccare qui e ora, per 27 giorni, ildiavolo’. Forse il Papa una cosa veramente utile la potrebbe fare: parlare-andare anche lui al vertice NATO, forse assieme a Ban Ki Moon, a dar man forte a Obama che non sbagli, che non devii dalla saggia opzione di un anno e un mese fa nella crisi siriana. E a convincere l’organizzazione militare che ha già distrutto la Libia gettando nel caos anche l’Italia e i Paesi europei, a non ripetere il bis, con una guerra mille volte più grave.

 

3 settembre

Putin ha fregato tutti. Tutti a pensare al braccio di ferro tra la Russia e la NATO, ed ecco che il Presidente russo scavalca Rasmussen e le sue fantasie pornobelliche, e George Soros, e Bruxelles, i lituani e i polacchi, la Mogherini e forse Obama, e telefona a Poroshenko: un ‘miracolo’, il golpista di Kiev accetta unatregua permanente‘, come recita un suo comunicato ufficiale, della Presidenza ucraina cioè.
Come mai la svolta? E a cosa si deve il tragicomico errata corrige qualche ora dopo:  sì alla tregua, ma  -dice Poroshenko- voglio il Muro tra Ucraina e Russia?
La prima domanda evoca quattro ipotesi: prima ipotesi, la telefonata di Barroso (la rivelazione-scandalo sulla frase di Putin: arrivo a Kiev in due giorni) era diretta anche a Poroshenko, e dunque nella sua telefonata al Presidente ucraino, Putin gli avrebbe potuto dire qualcosa come non ‘due settimane’, ma due minuti per spedirti un missile-drone lì dove starai in quel momento.
Seconda ipotesi, che non esclude la prima: Putin dice a Lavrov di smentirlo dichiarando che la Russia non ha intenzione di ‘frantumare’ l’Ucraina, Lavrov avverte Poroshenko della svolta di Mosca e quando Putin telefona, qualsiasi monito abbia rivolto a chi ascoltava al di là della cornetta, la strada dell’accordo telefonico era ormai spianata.
Terza ipotesi, che non esclude le due precedenti, Obama  -come richiesto da Lavrov che gli aveva ricordato dell’esistenza di un ‘partito della pace’ a Kiev, concorrente a quello della guerra guidato dal capo della Stato-  si è fatto sentire con Poroshenko, e tutto è proseguito come ai punti precedenti.
Infine, quarta (sotto) ipotesi, anch’essa combinabile con le precedenti, il dissenso Putin-Lavrov è reale: ci credo molto poco, ma la risposta al dubbio potrà venire solo nelle prossime settimane o mesi, se Putin dimissionerà o no il suo ministro degli esteri.

Comunque e in conclusione, tutti sono rimasti spiazzati dalla mossa di Putin, Rasmussen più degli altri. Ma ecco, tra il farsesco e il rischioso, l’errata corrige ucraino: la tregua permanente diventa un ‘regime di cessate il fuoco’, e il matto di Kiev chiede un Muro lungo il confine con la Russia.

L’origine di questa mezza ritirata è intuibile: i suoi sponsor e alleati (George Soros e dintorni) devono averlo contattato, ricordandogli il debito del golpe che lo ha portato al potere. E lui ha obbedito: è da chiedersi se l’idea del Muro è sua o di George Soros, quello delle ‘società aperte’ (altrui); o direttamente di Benjamin Netanyahu. Comunque, è un segno di squilibrio mentale. Poroshenko come Giugashvili, lo psicopatico che si mangiava la cravatta pensando di non essere ripreso dalle telecamere: il Presidente georgiano che aveva due Ministri israeliani nel suo Governo, perché certa fattispecie di gente pensa di poter fare sempre gli affari loro, in qualsiasi Paese si trovano, ritenendosi ‘eletti’ e in tale veste perseguitando anche i loro eroici connazionali che si oppongono ai loro crimini a Gaza e nel mondo.

Che conclusioni si possono trarre da questo ‘diario matto’ di appena due giorni?
La prima è una non conclusione, perché  -visto anche l’errata corrige di Poroshenko-  nulla è ancora completamente sicuro. Basta un attentato ‘dei ribelli russi’, o un altro aereo abbattuto, e la girandola potrebbe ricominciare.

Tuttavia, il colpo subito dai falchi è notevole: la Mogherini potrà tornare con più facilità sui suoi passi e indirizzare nel senso giusto la riunione di Bruxelles: potrebbe lasciare, anzi, libertà di sanzioni a chi tra gli europei vuole, in modo da liberare l’Italia da una politica sciagurata che -come ricordava giustamente Matteo Salvini– sta danneggiando le nostre esportazioni agricole, in marcescenza a causa delle comprensibili controsanzioni di Putin. Se la priorità è il rilancio della produzione, perché andare appresso al matto di Kiev e ai suoi sponsor?
La seconda conclusione è che tutto quanto accaduto nelle ultime ore ripercorre un paradigma noto delle crisi internazionali postbipolari: le divisioni tra falchi e colombe che a differenza dei tempi dei Vietnam si ridisegnano attorno al nodo di Israele e del lobbismo pro israeliano; la presenza di quest’ultimo, potremmo dire come ‘protagonista in seconda linea’, in tutti gli scenari di crisi; l’ascesa della Russia di Putin dopo il periodo buio di Boris Eltsin; le divisioni dell’Europa, anch’esse ridisegnate più ancora che sulla maggiore o minore fedeltà agli USA, sullo standing dei Paesi membri proprio nei confronti dei conflitti mediorientali. Tutti aspetti che fanno comprendere che rientrata come si spera la crisi ucraina, il percorso della pace è ancora irto di ostacoli. E i drammi dell’Iraq e della Palestina  -dove l’Occidente assiste immobile all’ennesima provocazione di Tel Aviv, una nuova città ebraica in Cisgiordania- fanno capire che è nello scacchiere mediorientale il focolaio primario della tendenza alle guerre del mondo. Se non si cambiano le cose li, la pace nel mondo  non sarà mai possibile.

 


LE NOTIZIE DI BASE

I 27 giorni finali di George Soros

Alla ‘CNN‘, il  1 agosto   scorso, il finanziere e filosofo popperiano, colui che già nel 1995 il sottosegretario di Stato americano Stobe Strabott definiva una personalità con cui era doveroso trattare alla stessa tregua di uno Stato, dichiara di aver organizzato lui il colpo di stato che ha portato al potere a Kiev il superfalco Poroshenko.

Su ‘Il Giornale‘ di ieri, i 10 punti di che dovrebbero convincere l’Occidente a non attaccare la Russia. Ma l’articolo è così puntuale e documentato su quel che lega nei fatti Mosca a Kiev – l’Ucraina come una imperdibile base per la potenza milItare di Mosca – da poter essere utilizzato da Rasmussen e i suoi seguaci, come la prova della necessità dell’attacco a Putin.

 

LE NOTIZIE DI GUERRA: RUSSIA E NATO ALLO SBANDO

Kerry, un falco ‘in sonno’?
Mo: domani incontro Kerry-negoziatori Palestina a Washington
(ANSA) – NEW YORK, 2 SET – Il segretario di Stato americano,
John Kerry, e i negoziatori palestinesi si incontreranno domani
a Washington per fare il punto sulla crisi israelo-palestinese.
Lo rende noto il Dipartimento di Stato Usa. (ANSA).

Ucraina: Ban Ki-moon “no soluzioni militari, spazio al dialogo”
(AGI/AFP) – Kiev, 2 set. – Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, esclude una “soluzione militare” della crisi in Ucraina e invita al dialogo, dopo che il governo di Kiev ha parlato di una “grande guerra” alle porte con la Russia. Ban ha espresso grande preoccupazione per gli sviluppi della “pericolosa” situazione in Ucraina … (AGI)

Australia vs. Mosca
(ANSA) – SYDNEY, 2 SET – L’Australia ha rafforzato le sanzioni contro Mosca, portandole allo stesso livello imposto dall’Unione Europea, in risposta all’intensificarsi degli attacchi russi in Ucraina. Lo ha annunciato in parlamento il primo ministro conservatore Tony Abbott.

Ucraina: Mosca, nuova strategia con Nato piu’  forte a confini
Responsabile militare, Usa e Nato per deterioramento rapporti
(ANSA-AFP) – MOSCA, 2 SET – La Russia adattera’ la sua dottrina militare tenendo presente il comparire di nuove minacce ed in particolare il rafforzamento della Nato alle sue frontiere. …  (ANSA-AFP, 8.54)

L’idea della NATO: una forza rapida di intervento. La reazione di Mosca
(AGI/AFP/REUTERS) – Mosca, 2 set. – Al summit in programma giovedi’ e venerdi’ in Galles, la Nato dara’ vita a una forza di reazione rapida forte di 4.000 tra soldati e commandos, in grado di essere schierata entro 48 ore in qualsiasi Stato membro dell’Alleanza a sua difesa come una “punta di lancia”. Il segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, ha spiegato che si tratta di un’unita in grado di “viaggiare leggera ma di colpire pesantemente”, sostenuta da forze aeree e navali. Il vice consigliere per la sicurezza nazionale del Cremlino ha avvertito che il progetto della Nato “e’ la prova della volonta’ degli Stati Uniti e dei leader dell’Alleanza di continuare la loro politica di esasperazione delle tensioni con la Russia”. (AGI-9,09)

 Un contro-vertice, con la Politica che vuole prendere il comando sui Militari? La 3 giorni di Mogherini e degli ambasciatori UE sulle sanzioni, in concomitanza col vertice Nato
(AGI) – Bruxelles, 2 set. – A partire da domani e per 3 giorni gli ambasciatori dei 28 paesi Ue discuteranno delle sanzioni ulteriori da applicare nei confronti della Russia se non ci sara’ entro sabato una “de-escalation” del conflitto in Ucraina … (AGI-9,52)

Mosca, inaccettabile avvicinamento della NATO alle nostre frontiere
Mosca, 2 set. (Adnkronos) – Mosca ritiene “inaccettabile”  l’avanzamento delle strutture Nato verso le proprie frontiere,  nell’ambito della crisi ucraina. E’ quanto ha detto all’agenzia stampa Ria Novosti il vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo.( 9,54)…. 10,45

Mogherini: Il partenariato fra Ue e Russia al momento non esiste più “per scelta di Mosca”
Bruxelles, 2 set. (Adnkronos) – Il partenariato fra Ue e Russia  al momento non esiste più “per scelta di Mosca” e per il suo ruolo  nella crisi ucraina, ma è “nel nostro interesse pensare che ci possano essere in futuro le condizioni per parlare di partenariato con Mosca”.

Lavrov: Usa moderino il “partito della guerra” a Kiev e aiutino quello della pace Ministro Esteri: solo l’America può usare la sua influenza
Roma, 2 set. (TMNews) – A Kiev opera un “partito della guerra” che sta cercando di dirottare i tentativi di dare una soluzione politica al conflitto in Ucraina orientale. E gli Stati uniti sono gli unici che potrebbero “moderarne” il comportamento. L’ha affermato oggi, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Interfax, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov Il capo della diplomazia russa … ha sostenuto che a Kiev esiste un “partito della pace” che cerca di far avanzare il negoziato e un “‘partito della guerra’ il quale assume iniziative chiaramente mirate a sabotare questi sforzi”.

 

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