sabato, Settembre 19

NATO: al via l’ incontro dei Ministri della difesa, Italia tra i protagonisti Dall' esordio di Elisabetta Trenta, all' assetto dell' Alleanza, tutte le questioni sul tavolo

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Nel nuovo quartier generale della NATO di Bruxelles, si tiene oggi e domani il vertice dei ministri della Difesa dell’ Alleanza. Tra i temi sul tavolo, il budget per la difesa e l’ assetto atlantico, in particolare l’ intesa sulla collocazione di due nuovi comandi dell’ Alleanza negli Stati Uniti e in Germania. Senza dimenticare che questo incontro sarà preparatorio a quello dei leader della NATO del prossimo mese.

In conferenza stampa a Bruxelles, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha detto che alla riunione odierna si aspetta un accordo sul fatto che il nuovo Joint Force Command per l’Atlantico sarà stanziato a Norfolk negli Usa, mentre il Comando per facilitare i movimenti delle truppe in Europa si installerà a Ulm in Germania.

Ancor più centrale, la questione inerente la spesa. «Stiamo spendendo il 4% del PIL e molti dei nostri alleati stanno spendendo l’1% del PIL e non stanno assumendo impegni per salire al 2%, quindi il presidente è molto chiaro … Se siamo nella NATO, vuole per fare in modo che la NATO ottenga più denaro in modo che la NATO possa proteggere tutti noi e raggiungere il suo obiettivo» aveva dichiarato a marzo il segretario del Tesoro statunitense, Steve Mnuchin, alla CNBC. Nel frattempo, citando motivi legati alla ‘sicurezza nazionale’, il Presidente Donald Trump ha deciso di non esentare gli alleati europei e il Canada dai dazi del 25% sull’ acciaio e del 10% sull’ alluminio che, dalla mezzanotte del 1 giugno, sono entrati in vigore. Misure contro quali tanto l’ Ue quanto il Canada hanno risposto annunciando ritorsioni e rivolgendosi all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

Il segretario alla Difesa Usa James Mattis si è detto convinto che la guerra dei dazi scatenata dagli Stati Uniti non impatterà sulle relazioni con l’Unione europea e il Canada in seno alla NATO. «Al momento non credo» ha assicurato il capo del Pentagono, definendo l’alleanza con il Canada forte «come una roccia».

«Parleremo dell’obiettivo del 2% e di dove siamo. Nel 2014 c’erano tre Paesi che spendevano il 2% o più» del Pil nella difesa. «Nel 2018, avremo otto nazioni. Quindi, di base avremo più che raddoppiato, quasi triplicato, il numero delle nazioni. E abbiamo ora 15 Paesi che hanno piani solidi per arrivare al 2%». Con queste parole, il segretario alla Difesa statunitense, sull’aereo diretto a Bruxelles, ha riaffermato l’ obiettivo dell’ amministrazione americana a far sì che tutti gli Alleati rispettino l’impegno di raggiungere il 2% del Pil di spesa militare entro il 2024. «Detto questo abbiamo visto che il 2017 ha visto la più grande crescita del Pil negli ultimi 25 anni. E’ aritmetica, non un’opinione. Nel 2018, possiamo prevedere che la crescita continui. Tutti stanno crescendo: e quindi, ora discuteremo: tutti stanno crescendo abbastanza? Tutti stanno crescendo nelle giuste aree? In ultima analisi, discuteremo di quanta crescita c’è, non se c’è crescita o no.  Tutti tagliavano, fino al 2014. E ora tutti crescono», ha chiosato Mattis. Del resto, le spese nell’ Alleanza sono sempre state tra i punti in agenda nei vari incontri con i leader europei, soprattutto con quelli meno vicini alle politiche della nuova amministrazione, come ad esempio la Germania di Angela Merkel che spende poco più dell’ 1%, nonostante sia la prima potenza economica del Vecchio Continente.

Mattis, alla ministeriale, secondo quanto si è appreso, promuoverà al cosiddetto “Piano 30-30-30-30“, già presentato ieri dal numero uno dell’ Alleanza Atlantica. Piano che prevede che, entro il 2020,  la NATO disponga di 30 battaglioni, 30 squadre aeree e 30 navi da guerra in grado di essere dispiegati nel giro di 30 giorni. Si tratta del dispiegamento di truppe e risorse consistenti nel caso in cui i quattro battaglioni rotanti della NATO lungo il suo confine orientale necessitino di rinforzi. Tecnicamente, la reazione rapida della Forza di risposta della NATO, sarebbe la prima ondata di rinforzi, ma non sarebbe sufficiente in una grave situazione di crisi. Secondo Stoltenberg, «ogni alleato dovrebbe contribuire a questa iniziativa, anche se i contributi varieranno. Si tratta di creare una cultura della prontezza perché abbiamo un ambiente di sicurezza più imprevedibile». Ovviamente, questo comporterà un aumento dei costi sostenuti a livello nazionale. L’ iniziativa ‘quattro volte trenta’ è, a detta del Segretario generale, «un pensiero e una cultura completamente nuovi» dell’alleanza: non sono nuove risorse, ma un loro migliore dispiegamento. Basti rammentare  – ha fatto notare il Segretario NATO intervistato da giornalisti norvegesi – che «durante la Guerra Fredda, c’era una preparazione molto alta. A quel tempo, gli Stati Uniti avevano circa 600.000 soldati in Europa, con la regola principale che l’80% di loro doveva essere pronto per 24 ore». Per vari motivi, questa capacità di reazione è andata persa dopo il collasso dell’ URSS. Ed oggi, per far fronte alla minaccia destabilizzante russa, è necessario che la NATO «stringa l’alleanza in modo che tutti gli alleati abbiano punti di forza che possano essere messi in campo in una crisi».

In tema di contrasto alle attività ostili russe, molta attenzione dovrebbe essere dedicata in questa sede alla postura marittima degli alleati della NATO, non solo nelle regioni del nord del Mar Baltico e del Mare Artico, ma anche nel Mediterraneo dove è aumentata in modo significativo negli ultimi anni l’ attività di Mosca che ha iniziato ad utilizzare la base navale siriana a Tartus nel 2015, con un contratto d’affitto concluso con Damasco della durata di quarantanove anni concesso da Damasco.

Il Segretario alla difesa americano ha poi precisato che la NATO vuole migliorare le relazioni con Mosca, ma che, al momento, è un’ impresa molto difficile: poche settimane fa gli USA hanno inasprito il quadro sanzionatorio contro Mosca e, insieme agli altri alleati NATO, hanno espulso numerosi diplomatici russi in risposta all’ avvelenamento dell’ ex spia Serghej Skripal e di sua figlia Juliav, avvenuto nel Regno Unito.

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