sabato, Dicembre 7

Natalia Goncharova e le avanguardie europee Il successo, soprattutto fra le donne, della retrospettiva che Palazzo Strozzi dedica all’artista russa che sconvolse con le sue opere anticonformiste, i benpensanti del tempo, muovendosi tra Majakovsky, Stravinsky, Matisse, Gauguin, Picasso, Diaghilev e Boccioni, unendo tradizione russa e arte occidentale

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Nel mondo dell’arte contemporanea il suo nome non è quello tra i più conosciuti, anzi  abbastanza ignorato dal grande pubblico, eppure da un mese e mezzo a oggi, le sue opere sono motivo di crescente  attrazione: parliamo di Natalia Goncharova, straordinaria figura femminile delle avanguardie del primo Novecento,  la cui retrospettiva richiama a Palazzo Strozzi un numero di visitatori via via sempre  più crescente. “Non quanto” – mi dice una hostess – “ne richiamò, già a metà percorso, l’Abramovich, che ha segnato un record di presenze,  ma quello della Goncharova è comunque un richiamo forte, che attrae sempre più visitatori e, in particolare, donne.” Già, oltre alle opere esposte, ciò che sembra attrarre il pubblico, è proprio la vita di questa artista  russa che ha attraversato con la sua arte tutte le correnti possibili tanto che ben le si addiceva il termine di ‘tuttismo’ : simbolismo russo, futurismo,  espressionismo, astrattismo, raggismo, modernismo, tante le correnti d’avanguardia da lei attraversate, mantenendo un proprio stile personale.

Una vita affascinante la sua” – mi dice Rosanna, una tra le più esperte guide  artistiche – “che esercita un certo fascino, così come un forte elemento attrattivo è dato dall’associazione della  sua figura con quelle di Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso, Umberto Boccioni, che furono senza dubbio suoi punti di riferimento, grazie ai quali potè compiere il salto     dalla tradizione dell’arte russa, delle icone e delle saghe contadine, nell’arte d’avanguardia che stava rinnovando la cultura Occidentale.  Sì, per il grande pubblico, è una vera scoperta e con questa Mostra Palazzo Strozzi, che è ormai un luogo sicuro per le grandi esposizioni, aggiunge un altro  importante tassello al suo mosaico espositivo e divulgativo. Le Mostre non devono soltanto celebrare le “icone’ – che non ne hanno bisogno – ma ampliare le conoscenze del pubblico, approfondendo periodi, epoche, storie dei vari protagonisti.” Quanto al successo dell’Abramovich, mi fa notare un’altra persona, là erano visibili dal vivo coppie (giovani e ragazze) nude, e il nudo è sempre attrattivo e ammiccante….” 

Alcuni nudi su tela della Goncharova, si trovano esposti  anche nelle sale di Palazzo Strozzi, ma oggi non sono più oggetto di scandalo come lo furono nella Russia del primo Novecento, tranne che  per l’algoritmo di Instagram, che aveva bloccato il poster della Mostra! Per quanto attiene alle caratteristiche di questa Mostra dal titolo ‘Natalia Goncharova, tra Gauguin, Matisse e Picasso‘, e al segreto di un successo non scontato,  vale la pena riferirsi al giudizio del direttore Arturo Galansino: “quella di Natalia  è  una straordinaria figura femminile delle avanguardie del primo Novecento, e questa grande retrospettiva,  suddivisa in 10 sale, curata da Ludovica Sebregondi,  da Matthew Gale, Head of Displays e  da Natalia Sidlina, Curator, International Art, Tate Modern – esalta la poliedricità dell’artista, che è andata  collocandosi tra i principali artisti dell’avanguardia russa:  attiva come pittrice, costumista, illustratrice, grafica, scenografa, decoratrice, stilista, ma anche come attrice cinematografica, ballerina e performing artist ante litteram. Qui sta una delle ragioni del suo successo. Ma   chi è stata realmente Natalia Goncharova, quale il suo percorso di vita e d’arte, quali gli elementi rivoluzionari  e distintivi del suo fare artistico? Li scopriremo seguendo la narrazione di Ludovica Sebregondi, che  è la curatrice della Mostra, attraverso la quale meglio si potranno conoscere il carattere e la tempra di questa donna  tranquilla ma determinata,  tanto da divenire leader dei futuristi russi,   serena ed anticonformista, conscia dei diritti delle donne, allora negati ( solo allora?) più  vicina al mondo contadino che non alla città, pur avendo ottenuto sia a Mosca che a Parigi un successo internazionale”. 

Nata  in un villaggio russo, nel Governatorato di Tula 1881, in una delle tenute a sud est di Mosca della sua nobile famiglia, legata all’industria tessile,  padre architetto e celebre matematico, Natalia vantava tra i suoi avi anche la moglie di Puskin – Natalia Goncharova come lei – di cui è esposta un’immagine nel tableau fotografico che apre la Mostra. La famiglia si trasferisce  a Mosca quando Natalia è appena 11 enne ma la campagna natia le resterà per sempre nel cuore. Seguendo la sua inclinazione si iscrive alla Scuola di pittura di Mosca, dove negli anni conoscerà Mikhail Larionov, che diventerà  un brillante coreografo, nonché personaggio estroverso, poi suo partner per tutta la vita. Sono anni di grandi cambiamenti, la Rivoluzione del 1905,  porterà ad un allentamento della censura nei confronti dell’arte, all’apertura di Musei pubblici e privati, all’affermarsi di talenti, in campo artistico, poetico, teatrale, lei stessa  collaborerà per la parte grafica con artisti d’avanguardia, come i poeti Mayakovsky e Blocki compositori  Rimsky-Korsakov e Igor Stravinsky e vari altri. Tra le principali opere  giovanili troviamo l’Autoritratto in abito d’epoca nel quale si ritrae con il vestito da  contadina (1907-08), l’ ‘autoritratto con gigli giall’, la tela ‘Contadini che raccolgono le mele’ (1911) il polittico della ‘Mietitura’ (1911)  che rivelano l’affetto per il mondo dell’infanzia, poi  troviamo i suoi dipinti di nudi, che la portarono a processo per oscenità. Nudi femminili  piuttosto scultorei che ricordavano Picasso, Cezanne e Gauguin, della cui arte era venuta a conoscenza, a seguito di una Mostra con le loro opere tenutasi a Mosca. Natalia aveva conosciuto personalmente anche Matisse. “In particolare suscitò scandalo  quel nudo di una donna di colore, impensabile all’epoca. E  già qui rivelava il suo spirito libero  ribelle, anticonformista”.

Atteggiamento che si ritroverà anche nella  sezione dedicata alle opere religiose, che accoglie tra l’altro il monumentale polittico degli Evangelisti (1911), che nel 1914 a San Pietroburgo sconvolse il pubblico e fu ritirato dalle autorità. “Alle donne non era consentito dipingere icone e immagini sacre. Ma lei lo fece, assumendosene le conseguenze”. La sua ‘esplosione’  avvenne nel 1913, quando un gruppo di giovani artisti, tra cui Natalia, scesero in strada a passeggiare nel quartiere più alla moda di Mosca, con il volto dipinto da geroglifici asimmetrici: era il primo caso di  body art. “Volevano stupire, fare scandalo. E vi riuscirono”. Alla Mostra di  Palazzo Strozzi,  i visitatori possono riprodurre virtualmente sul loro volto, gli stessi geroglifici. E’ un gioco che piace. Fu allora che i giornali definivano Natalia come la ‘leader dei futuristi’.  “Ma il futurismo russo” – aggiunge  Ludovica Sebregondi – “era diverso da quello italiano, che lei stessa  frequenterà, e di cui la Mostra reca traccia ( si confronti il suo ciclista con quello di Boccioni.. Diverso, perché quello italiano è aggressivo, incendiario, glorifica la guerra considerala “ sola igiene del mondo’, inoltre è maschilista;   quello russo, di Natalia, vede nella guerra l’Apocalisse, e anche la sua idea di città futurista è diversa, rappresentata da colori, cavalli e donne, il suo mondo. Ben diversa l’idea che ha della fabbrica, con le ciminiere oppressive, cupe, senza cielo”. 

Due settimane dopo quella ‘performance’ nelle strade di Mosca, venne inaugurata una retrospettiva della Goncharova, con oltre ottocento  sue opere, il progetto espositivo più ambizioso di un artista russo fino a quel momento. “Che le valse lo status di artista radicale.  In quell’anno raggiunse l’apice della sua carriera”. E  l’anno successivo si trasferirono, lei ed il suo compagno, a Parigi, dove ottenne ampi consensi,  legati principalmente ai memorabili disegni per la produzione dei celebri Balletti russi di Serge Diaghilev.Una sala è dedicata proprio a questi, con l’esposizione  degli elaboratissimi costumi, realizzati per l’opera-ballet, Le Coq d’ or di  Rimsky-Korsakov  e poi per Les Noces Igor Stravinsky.  Entrambi suoi amici. In un’altra sala troviamo le donne spagnole, nelle quali si possono riscontrare  tracce del folklore e dell’animo del contadino russo, che lei trasferisce in quello dell’Europa Occidentale:  “a dimostrazione” – afferma la Sebregondi – “che nel fondo del suo cuore  quel sentimento di affetto e di nostalgia,  vi è sempre rimasto. Le 130 opere esposte danno  un’idea abbastanza completa della figura e dell’arte di Natalia  Goncharova”.

Ma come la potremmo definire? “Come un’artista che ha vissuto per l’arte in maniera totale e anticonformista, esponendo nelle più importanti mostre dell’avanguardia europea, tra Monaco, Berlino, Parigi e Londra, che ha sfidato la pubblica morale,  una donna che per oltre cinquant’anni ha vissuto e lavorato insieme all’artista Mikhail Larionov in modo libero e aperto, arrivando al matrimonio solo negli ultimi anni di vita e solo per tutelare il comune lavoro. Eroina dell’avanguardia russa, ha vissuto come esule a Parigi per continuare a lavorare senza costrizioni, un’artista che,  attraverso la sua arte ha creato una fusione originale e potente di tradizione e innovazione, di Oriente e Occidente, rendendo la propria opera un esempio unico di sperimentazione tra stili e generi artistici. Natalia ha infatti unito in maniera fortemente personale elementi iconici della tradizione popolare e religiosa russa alle istanze dell’arte moderna occidentale, passando attraverso il periodo eroico del primo Novecento, quello della Grande guerra e della Parigi degli anni Venti: dal primitivismo di Gauguin e dal cromatismo di Matisse alla forza costruttrice di Picasso, fino al dinamismo di Boccioni e Balla“. Si può dunque dire che il segreto del successo  di questa grande retrospettiva stia nella stessa vita d’artista e di donna libera e coraggiosa, ovvero  Natalia, che la morte si è portata via all’età di 81 anni. Ed alla quale questa Mostra fiorentina rende il giusto omaggio . La retrospettiva,  che si chiuderà il 12 gennaio 2020, è accompagnata da un ricco catalogo edito da Marsilio.  

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