martedì, Marzo 19

Nascita di una Nazione: da Guttuso a Schifano Mostra a Palazzo Strozzi a Firenze sull’arte moderna nel suo intreccio con lo sviluppo dell’Italia dal ’48 al ’68

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“Nascita di una nazione”  è il titolo di uno dei più celebri film  del muto, il capolavoro di David  W. Griffit ( The Birth of a Nation), la nazione era quella americana, vista prima e dopo la guerra di Secessione con gli effetti della Ricostruzione. Nascita di una Nazione, tra Guttuso,Fontana e Schifano,  è anche il titolo della Mostra che si è aperta il 16 marzo scorso a Palazzo Strozzi a Firenze e il cui intento è quello di presentare al grande pubblico  la vitalità artistica dell’Italia del dopoguerra, un’Italia risorta dalle  macerie della Guerra e del Ventennio fascista, ricca di fermenti artistici e culturali. Un paese, fu detto e scritto, che stava vivendo un Nuovo Risorgimento, il fervore della ricostruzione dopo le devastazioni della guerra.

Ed è proprio con una grande opera di Renato Guttuso, dedicata a quell’ epopea ( La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio 1951-1955) che si apre questa Mostra che  si inoltra poi su ben altri sentieri e linguaggi artistici. Nascita di una Nazione vuole offrire una chiave di lettura ad un periodo artistico che si è intrecciato indissolubilmente con lo sviluppo dell’Italia e che ha tratto dalla politica, dal costume e dai cambiamenti sociali linfa vitale: così Luca Massimo Barbero, curatore della Mostra,  spiega  il significato di questa  Rassegna dedicata  all’arte ed agli artisti che hanno operato, anche in controtendenza, nel periodo compreso tra il ’48 ed il ’68:  cioè nel ventennio del  dopo guerra, segnato dalla Nascita della Repubblica,  da grandi e talvolta laceranti processi e contraddizioni sociali e politiche come   la ricostruzione del paese, il miracolo economico  i processi di industrializzazione e lo spopolamento delle campagne, le grandi migrazioni da sud al nord, le autostrade, il  pericolo atomico, il mondo ( e l’Italia) divisi in blocchi contrapposti, l’esplodere  dei fenomeni di costume, di musica, di  moda fino alle stragi neofasciste e  all’irrompere del ’68 ( il terrorismo brigatista segnerà il decennio successivo).

Fenomeni ai quali l’arte non poteva restare estranea, non esserne toccata. Ma, vien da chiedersi, può una Mostra d’arte, sia pure importante, rappresentare compiutamente il rapporto che è intercorso con la società e le sue tensioni e contraddizioni senza correre il rischio di ridurre la storia a pura cornice, leggero e spesso scontato tratteggio? La sfida, è chiaro, non è stata facile. Agli esperti e al pubblico dei visitatori, il compito di   verificarne gli esiti attraverso la riflessione e l’impatto emotivo. Questa  avventura, la prima del genere,  vede protagonista  ancora una volta il palazzo nel quale, particolarmente negli ultimi anni, si sta conducendo – lo ricorda   Arturo Galansino Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi – una consolidata indagine intorno all’arte e alla cultura della modernità.

Secondo il curatore, la cui brillante esposizione ha affascinato il pubblico presente all’inaugurazione – le sale riassumono le tensioni sociali, politiche, culturali e sociali di quegli anni dando un quadro straordinariamente ricco ed eterogeneo di ricerche artistiche che può sorprende vedere qui riunite per assonanze e contrasti, ma che fotografano un dialogo che risulta, a maggior ragione oggi, assolutamente vitale. Ma vediamo come si articolano queste 9 sezioni nelle quali è suddivisa la mostra: la prima, il Dopoguerra come nuovo risorgimento, si apre con un ambiente costituito da quattro videoproiezioni correlate in sincrono che ricostruiscono una breve storia visiva d’Italia dall’Unità al 1968, tra arte, cinema, moda, cronaca, politica e società. Queste immagini sono poste in un contraddittorio dialogo con ‘La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio’ (1951-1955) di Renato Guttuso, figura chiave dell’ortodossia comunista ispirata al neorealismo, quindi con marcati intenti educativi e divulgativi ( propagandistici secondo Barbero), realizzata per  l’Istituto di Studi Comunisti Palmiro Togliatti delle Frattocchie ( la famosa Scuola di Partito),  unica opera dell’ artista esposta a Palazzo Strozzi.

Sono gli anni quelli in cui lo stesso Togliatti interviene (in occasione della Mostra d’arte Contemporanea di Bologna:1948) a favore del Realismo nel dibattito che lo vede contrapposto all’Astrattismo.  In contrapposizione  a queste posizioni di chiusura troviamo le poetiche delle nuove avanguardie rappresentate dall’astrazione antirealista di Giulio Turcato  (Il comizio 1950) e da due opere del decennio successivo, il provocatorio collage su stoffa Generale incitante alla battaglia (1961) di Enrico Baj e il décollage sul volto di Benito Mussolini L’ultimo re dei re (1961) di Mimmo Rotella. La seconda sezione si snoda sul tema Scontro di situazioni,  con un approfondimento sull‘ astrazione italiana degli Anni Cinquanta e l’affermazione dell’Arte Informale:  con opere spazialiste di Lucio Fontana,  l’azione sulle materie di Alberto Burri, l’astrazione gestuale di  Emilio Vedova, la terracotta di Leoncillo,  i rifiuti meccanici di Ettore Colla.

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