sabato, Ottobre 24

Nasce il passaporto africano field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – L’Unione Africana si è impegnata a creare un unico passaporto per tutti i Paesi africani entro il 2020. Il passaporto eliminerà la richiesta di visti e aumenterà gli scambi socio culturali ed economici tra i diversi Stati del Continente. Il progetto è stato annunciato sabato 12 dicembre dal Commissario per gli Affari Politici dell’Unione Europea, Aisha Abdullahi. Il passaporto non annullerà la cittadinanza di origine (che sarà inserita nel documento) né darà diritto a votare in un pPese dove non si risiede permanentemente per almeno dieci anni. Il passaporto africano garantirà oltre al libero movimento delle persone, anche la libera scelta di studiare, lavorare e vivere nel Paese preferito.

Varie perplessità sono state evidenziate. Il passaporto potrebbe creare dei problemi nella gestione dei flussi migratori, creando il fenomeno di migrazioni non controllate di cittadini provenienti dai Paesi africani poveri o in guerra civile, verso Paesi africani stabili e in crescita economica, creando tensioni sociali. I recenti attacchi xenofobici avvenuti in Sud Africa sono un campanello d’allarme che il progetto del passaporto unico deve prendere seriamente in considerazione. Un altro dubbio è se il passaporto unico verrà accettato dai Paesi occidentali, americani ed asiatici. Anche in questo caso vi potrebbero essere delle resistenze legate sempre al controllo dei flussi migratori.

Nonostante queste perplessità l’Unione Africana sembra determinata a portare avanti il progetto e a convincere tutti gli Stati Membri ad accettarlo. Al momento solo due Paesi hanno dichiarato il pieno consenso al passaporto unico africano: il Rwanda e le Isole Mauritius. Il consenso dato dal Rwanda trova una spiegazione sul problema demografico interno. Il paese, di estensione eguale alla Lombardia, conta 11,3 milioni di abitanti con una densità di 445 persone per chilometro quadrato. La mancanza di spazi e di terre coltivabili è evidente e potrebbe portare nel futuro a seri problemi sia economici che sociali. Un lusso che il Paese non può permettersi visto l’orribile passato del regime HutuPower, culminato nel genocidio del 1994.

Fino ad ora il Rwanda ha tentato di risolvere il problema della sovrappopolazione con campagne di sensibilizzazione per ridurre il numero di figli e incoraggiando la nascita di nutrita diaspora all’estero che funge anche come lobby politica e finanziatore del Rwanda tramite le rimesse alle famiglie. Come agenda politica non dichiarata, il Rwanda guarda alle terre vuote ed incolte all’est del Congo, considerandole come naturale espansione territoriale come era normale nel passato pre-coloniale. Il passaporto unico africano renderebbe più facile per i ruandesi emigrare in altri Paesi in cerca di lavoro e diminuire cosi la pressione demografica, evitando future e pericolosi tensioni sociali.

Fino ad oggi gli spostamenti transfrontalieri nel Continente sono assicurati tra gli Stati confinanti tramite l’uso di un lascia passare normalmente valido per una settimana e utilizzato dai commercianti per gli scambi commerciali tra le città di frontiera come per esempio Goma (Congo) e Gyseni (Rwanda). Il primo passaporto transnazionale che nascerà nel Continente è il passaporto elettronico della East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale).

I cittadini degli Stati Membri, Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda potranno visitare o risiedere nel paese della EAC che desiderano mostrando il loro documento d’identità. Il passaporto servirà come documento di viaggio nei Paesi africani e a livello internazionale. Il passaporto avrà una validità di dieci anni e non darà diritto ad una cittadinanza EAC che è ancora in fase di studio giuridico. Per ora rimarrà valida la cittadinanza di origine che esclude il diritto di voto se non sono trascorsi dieci anni di permanenza continuativa in un paese della EAC che non sia quello di nascita. L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno già chiarito che riconosceranno il passaporto unico EAC.

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