giovedì, Febbraio 20

Narciso Parigi, il cantore di Firenze nel mondo L’omaggio della città all’erede del grande Spadaro, che negli Anni ’50-’60 cantò negli Usa con Sinatra Perry Como e Dean Martin. Il suo Inno dedicato alla Fiorentina ha vinto la sfida del tempo

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Tante  diverse realtà sono rappresentate da ‘personaggi-simbolo’ –  una squadra di calcio, una corrente artistica o professionale, una città, un mondo –  ma rarissimi  sono i personaggi rappresentativi non divisivi, patrimonio di tutti, qualunque sia la loro fede religiosa o politica,  come Narciso Parigi, cantante, compositore, attore cinematografico, intenditore d’arte, che negli anni ’50-’60 raggiunse l’apice del successo, e  al quale Firenze ha manifestato in questi giorni il suo affettuoso abbraccio per  l’ultimo viaggio. “ Fin dal diffondersi  via social della notizia della sua scomparsa, la notte del 24 gennaio,  ci sono pervenute testimonianze di questo affetto”  mi dice il figlio Andrea – “sia da parte del Sindaco e delle istituzioni che dei tanti amici e cittadini. Toccante poi, nella stessa giornata il minuto di silenzio riservatogli dai 35 mila dello stadio, prima della  partita  e i cori e gli striscioni anche al funerale, nella SS.Annunziata. Mi chiedi, il  perché  di tanto generale  affetto?  Perché lui ha sempre voluto bene a tutti, si è sempre dichiarato disponibile con generosità ad ogni richiesta purché rivolta al bene. E alla sua città, alla nostra Firenze. ” Una risposta semplice, spontanea, quella di Andrea, che forse non spiega tutto ma che i ricordi e gli aneddoti che si affacciano alla mente di chi l’ha conosciuto bene e frequentato, aiutano a capire.Insomma, il  bene si fa ma non si dice, era il motto di un altro grande fiorentino, anzi un grande italiano, Gino Bartali, al quale Narciso era legatissimo, un’amicizia fraterna e indistruttibile la loro, tanto che un volta il cantante si lasciò sfuggire una battuta   paradossale com’è nello spirito dei fiorentini. “ Se Bartali non è in Paradiso, vuol dire che il Paradiso non esiste…..”  

E proprio mentre alla Camera veniva esposta, come cimelio, la bicicletta del grande Gino, del campione e del Giusto tra i giusti, per aver salvato 800 ebrei e varie altre persone durante la guerra e le persecuzioni nazifasciste, la città iniziava il suo pellegrinaggio verso la camera ardente allestita nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio per salutare Narciso, l’amico di Gino. E’ anche in quella circostanza, in quel clima sereno e disteso, rallegrato dalle sue canzoni, che sono riaffiorati molti ricordi, episodi e  fatti concreti che lo hanno visto protagonista, spesso con grande discrezione.  Come quello di aver donato i diritti d’autore alla tifoseria Viola per l’Inno che prima di ogni partita si suona al Franchi dal titolo Canzone viola. La storia di quest’Inno sembra uscita dal libro ‘Cuore’. Val la pena ricordarla, poiché ci rimanda ad una passione calcistica genuina, non segnata dalla violenza di oggi. Premesso che l’Inno risale al 1930 (testo di Enzo Marcacci, musica del maestro Marco Vinici ), Parigi decide di modificarlo e cantarlo alla sua maniera incidendolo su disco. La registrazione avviene a Milano (1959) presso la EMI, la sua casa discografica. Per l’orchestrazione ottiene la collaborazione dei musicisti che lo accompagnano abitualmente, Mario Barimar alla fisarmonica, il celebre Pino Calvi al pianoforte, Guitelli al basso, Masetti al clarino, Bionda alla batteria e Cerri alla chitarra. Manca il coro. Come fare?  Narciso si rivolge ad Egisto Pandolfini, altra bandiera viola, allora in forza all’Inter,   il quale  invita a fare il coro alcuni compagni di squadra: Dorigo, Giacomazzi, Matteucci e Ghezzi ( mitico portiere),  i quali ben volentieri partecipano. L’unico che si rifiuta è Benito Lorenzi, detto ‘veleno’ da Ponte a Buggiano.

Dunque la prima versione dell’Inno della Fiorentina, nell’interpretazione di Narciso Parigi, recava la voce dei giocatori dell’Inter…..Quell’Inno ha retto a numerosi tentativi di sostituzione da parte della varie  Presidenze, alcune con canzoni di pregio come ‘Viola d’amore’ di Don Backy(1985), ma quell’antico e  celebre Inno ( “Garrisca al vento il labaro viola…” così inizia )  ha retto ad ogni sfida, come ‘Grazie Roma’ di Antonello Venditti, e tale resterà a lungo. In quel periodo il bel giovanotto nato a Campi Bisenzio, nel ’27 da padre antifascista, dotato di una voce potente e melodica, interprete della tradizione fiorentina, era già una stella del panorama musicale italiano, dal ’44 si esibiva con le orchestre della Rai, in Italia e all’estero e anche a Sanremo (1955) con Claudio Villa, con il brano Incantatella che avrà successo sul mercato americano, incide molti dischi ( alla fine saranno 5 mila), raggiunge vendite fino a 200 mila copie. Il successo musicale si accompagna a quello cinematografico ( una ventina i film interpretati, il primo ‘Terra straniera’),  ma è la canzone all’italiana che lo porta in giro nel mondo, in particolare sui palcoscenici Usa, insieme a star come Franck Sinatra, Dean Martin, Perry Como, con cui ha mantenuto negli anni rapporti di amicizia. Tant’è che l’autore di ‘That’s Amore’, la canzone lanciata da Dean Martin e inserita come colonna sonora di vari film e serie tv, come nel film ‘Stregata dalla luna’ ( interpreti Cher e Nicolas Cage),  qualche tempo  fa  inviò a Narciso, quale suo omaggio, una nuova composizione.  

Negli Usa Parigi all’epoca era famoso a tal punto che data la sua perfetta dizione, circolava una pubblicità che recitava così: “ Se volete imparare  l’inglese ascoltate Franck Sinatra, se volete imparare l’italiano ascoltate Narciso Parigi”. Lui stesso ricordava quelle serate negli Studios di Hollywood New York con l’amico Franco Zeffirelli,  durante le quali insegnavano a Ronald Reagan che gli spaghetti aglio olio e peperoncino si dovevano mangiare senza formaggio….

Tornando alle ragioni di questa sua popolarità  trasversale, oltre al suo atteggiamento verso la vita e gli altri, frutto dell’insegnamento di suo padre Getulio (‘Essere buoni e fare il bene non costa niente’), un’altra spiegazione la fornisce l’assessore alla cultura  del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi: “Parigi mi ha insegnato, a me non fiorentino di nascita, il senso della fiorentinità più di ogni altra figura”. Per il Sindaco Dario Nardella,Firenze perde una voce amatissima e inconfondibile, Parigi ha legato il suo nome alla città e al suo cuore viola. Per i suoi 90 anni gli regalammo il Fiorino d’oro, la massima onorificenza di Firenze. Ora siamo noi a portare un bacione a Narciso.

Altri fanno presente che  Parigi è stato l’ unico vero erede della grande tradizione musicale e popolare fiorentina,  lasciataci da quello straordinario personaggio, compositore e poeta che è stato Odoardo Spadaro. ” – conferma il figlio Andrea –“ e tale lo considerava lo stesso Spadaro, come  un figlio e  come il suo erede musicale”.La porti un bacione a Firenze, cavallo di battaglia  anche di Narciso, non è solo uno struggente  atto d’amore per la città del Fiore, originata da un gesto vero, realmente accaduto, ma è un semplice  grande e autentico gesto d’amore che ogni migrante compie verso la propria città, verso le proprie radici, a cui si vorrebbe tornare. E lui, come Spadaro, si è sempre sentito vicino  agli umili. Secondo Cristina Giachi, vicesindaca, la Firenze del Novecento non è solo quella dei quartieri di Pratolini, degl “ingegni arditi” di Odoardo Spadaro ma anche del “labaro viola” cantato da Parigi.

Un altro grande interesse di Narciso Parigi è stato l’amore per  l’arte contemporanea. Ricordo, dico ad Andrea, di quella volta che lo andai a trovare nella sua casa sui colli fiorentini e rimasi stupito di fronte a quel gran quadro di Sebastian Matta. Poi mi voltai in giro e vidi che più che una casa  mi trovavo in un museo….rimasi sorpreso della competenza con cui si muoveva in quel mondo…”  L’amore per l’arte – dice il figlio  – lo portò a collezionare opere di grandissimi artisti. Era amico di Maccari, parlavano di pittura e il babbo gli diceva quanto gli sarebbe piaciuto saper dipingere….e l’altro: “ prova a fare l’astratto”… La pittura non era fatta per lui, ma la sensazione che anche i rapporti umani fossero diventati astratti, quella sì, era divenuta una sua amara percezione.” Amore per il canto, la musica, la bellezza e per la propria città, che aveva studiato a fondo, per la famiglia (l’amatissima moglie Fiorella, un colpo di fulmine di ’67 anni fa,  i figli Daniela e  Andrea, purtroppo Stefano se n’è andato nel 2015 , i nipoti Andrea, Narciso, Viola  e Sofia),   e per la Fiorentina segnato il percorso di una vita intensamente vissuta, carica di dolori ma anche di tante soddisfazioni. Fra queste, quella di sapere che anche fra gli artisti delle vecchie come delle nuove generazioni ( da Morandi a Riccardo  Marasco, da Roberto Benigni a Riccardo Del Turco,  eppoi Irene Grandi, Pelù, Bollani, la Banda Bardò e tanti altri), è stato amato e stimato.  

Tant’è che ai suoi funerali erano in tanti a salutarlo e tra questi, oltre alla bandiera viola Giancarlo Antognoni, Athina Cenci, Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni. Il quale  sigla questo moto d’affetto, anche gioioso, del popolo viola con una delle sue  folgoranti battute: “Se la Fiorentina fosse bella e grande come il suo Inno, sarebbe il Barcellona!” D ora in poi, sono previste altre iniziative in ricordo del cantore della città, tra le quali un cd dal titolo ‘ Italia, America e ritorno ( appena finito di masterizzare) la voce è di Lorenzo Andreaggi, che raccoglie molte delle composizioni di Narciso Parigi, prevista una serata in musica, con il coinvolgimento del Maggio Musicale e la partecipazione  del mondo musicale fiorentino, insomma, il suo ricordo non si  fermerà qui.

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