domenica, Ottobre 25

‘Nano’ tra Marilyn, il Diavolo e Monna Lisa Firenze rende omaggio con una mostra in Palazzo Vecchio ad un grande concittadino: Silvano Campeggi

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Finalmente  Firenze s’è decisa a celebrare nel miglior modo – con una suggestiva Mostra antologica  in Palazzo Vecchio – un suo concittadino, un artista contemporaneo già consacrato  all’estero, particolarmente in America: Silvano Campeggi, in arte Nano, conosciuto ai più come uno dei maggiori “cartellonisti” del cinema americano. Sì, “Nano”  è colui che ha dipinto il cinema, attraverso centinaia di manifesti  affissi nelle strade,  dove vi restavano per mesi e che, ricordava Federico Fellini, divenivano punti di riferimento per gli incontri: ci troviamo stasera alle nove, sotto Jean Crowford. Ma lui non è solo questo:  è un artista a tutto tondo,  un grande ritrattista, come i Maestri del Rinascimento, la cui genialità si può cogliere in  questa Mostra allestita nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, dall’accattivante titolo: Nano tra divi e diavoli ( 6 dicembre 2017-6 gennaio 2018).

Di riconoscimenti Nano ne ha avuti tanti, ovunque, anche qui a Firenze, basti pensare che un  suo autoritratto si trova agli Uffizi, ma nessuno dell’importanza di questa Mostra, che celebra un suo grande concittadino   ancora in vita. Anzi, vivo e attivissimo, arguto e operoso come un giovanotto, che pure si avvicina ai 95  ( li compirà il 23 gennaio del 2018!).  Ma l’intento di questa Mostra non è soltanto celebrativo, è quello di dare il giusto riconoscimento – lo ha ricordato il Sindaco Dario Nardella al taglio del nastroad un artista in cui antico e moderno convivono,  un artista capace di stare alla pari tra i grandi del passato e quelli di oggi, ed è anche l’occasione per riconsiderare una vicenda artistica iniziata molti anni fa che ancora ci riserva gioie visive e sorprese stilistiche: una vitalità ancora in esercizio di cui dobbiamo esser grati e onorati come fiorentini e italiani.  Il libro con le riflessioni degli ospiti  s’è  riempito in breve tempo:  ‘splendida’, ‘grazie  per averci fatto rivivere i nostri sogni di gioventù’, ‘suggestive le proiezioni sulle pareti delle opere di Nano’, ‘che mano  la sua,  pochi tratti  o sprazzi di colore, fanno rivivere Marilyn e la Gioconda’ e via di seguito.

Chiedo a Nano, al quale da anni sono legato da amicizia e stima: soddisfatto di questo omaggio della tua città, che emozione provi di fronte a tanti attestati? “Sì, moltissimo e ringrazio il Sindaco per la disponibilità e le belle parole. L’emozione è stata grande, per me e per tutti coloro che   si sono spesi per la sua realizzazione, no non è stato facile, ma alla fine siamo riusciti a fare qualcosa di diverso dal solito: una Mostra antologica che include anche la mia più recente attività, che dà un’idea di quello che è il mio impegno in più direzioni, oltre al Cinema, certo fra tanto materiale si è dovuto fare una rigorosa selezione“.

A questo punto  si inserisce nella nostra conversazione Elena,  l’amatissima  moglie, che è anche colei che più si è attivata perché si arrivasse a questo evento. “Ci sembrava  giusto che  anche Firenze  dedicasse a Nano una Mostra come questa , che ha un respiro sia fiorentino che internazionale, antico e moderno. Altri diranno della sua opera. A me preme qui ringraziare tutti coloro che si sono mobilitati per la sua realizzazione. Da Don Carlo Maurizi  a Franco Lucchesi (già Presidente dell’Opera del Duomo) da Carlo  Paciaroni, a Fabio Baronti della Compagnia delle Seggiole, ai ragazzi dell’Opera  della Badia a Settimo che hanno preso le ferie per prestare  il volontario servizio di sorveglianza qui in Sala d’Arme, agli amici che hanno acquistato anche 10 cataloghi ciascuno per coprire le spese di stampa del bel catalogo ( Edizioni Polistampa, italiano e inglese, ndr)  e realizzative. Dietro una Mostra, se non ci sono grandi sponsor, c’è  tanta fatica che si affronta solo per amore per l’arte e  affetto per l’artista.  E’ questo che ci ha commosso e reso   felici. Così come la presenza di tanti amici, dall’Italia e dall’estero. Pensa un gruppo di elbani – dove andiamo d’estate –  è venuto sfidando il maltempo  e anche una cara amica, giornalista del New York Times, è arrivata da N.Y. città nella quale Nano ha già esposto“.

Chiedo a Nano:  so che anche oggi, alla tua  bella età, ti alzi presto per metterti al lavoro: cosa stai preparando? 

Disegno e dipingo. Seguo l’ispirazione. Completo il ciclo sui Diavoli , che tanto hanno affascinato don Carlo, e ci stiamo attivando per rendere itinerante questa Mostra: vorremmo portarla nelle maggiori città, non solo italiane. Spero che utile alla sua promozione sia anche il film che Sky art sta girando sulla mia vita, penso sia un docu-film, hanno già fatto delle riprese all’Elba e mi seguono nei momenti creativi ed espositivi.

Quanti Diavoli hai fatto fino a questo momento? Io ne ho contati a casa tua 68 e qui in Sala d’Arme sono una decina… giusto per dare il titolo: Tra Divi e Diavoli.

Ormai sono un centinaio, 99 per l’esattezza…ma il mio lavoro continua. La prossima mostra dovrà essere dedicata a loro….

A proposito  dei Diavoli,  che tanto, lo hanno affascinato fino al punto di dedicar loro uno scritto, chiedo a don Carlo Maurizi, Priore della Badia a Settimo, la più antica Abbazia dell’area fiorentina

Caro Don Carlo, quali sono i motivi che  hanno spinto  il Priore della più antica Abbazia di Firenze, sorta prima dell’Anno Mille, un tempo considerata ‘Porta della città’,  ad attivarsi per la realizzazione, alla vigilia del Natale,  di questa Mostra in cui figura anche….il Diavolo?

Sono più di quanti ti puoi immaginare.  Innanzitutto, quando ho conosciuto Nano, sia l’uomo che l’artista,  che mi mostrava i suoi disegni trasgressivi, dedicati al Diavolo, per averne un parere, è scattata subito tra noi una scintilla: quella della simpatia, dell’affinità elettiva. Silvano  mi ha subito stupito  per la sua  creatività e vivace presenza, riconoscendo in lui uno dei rappresentanti più autorevoli dello spirito della città, con la sua arte ed il suo temperamento si è trovato in profonda sintonia col respiro di mille anni della Badia,  uno dei luoghi più significativi per la Civiltà Fiorentina, che in un certo senso rispecchia la sua alta vocazione umanistica e cristianissima insieme. Altro motivo:  il legame dei monaci con Firenze e con Palazzo Vecchio in particolare, che  è un legame strettissimo: in questa gotica Sala d’Arme, l’unica rimasta tale del Vecchio Palazzo dei Priori, un tempo dispensarium della città, custode dei gonfaloni, delle armi, delle derrate alimentari, come lo fu la  Badia, che conservava e forniva alimenti a Fiorenza, i  cistercensi ebbero la responsabilità di gestire il sigillo della Repubblica fiorentina e di amministrarne le finanze. Nell’ affresco di Domenico  Ghirlandaio, artista che operò da noi, che si trova in S.Trinità, si può vedere un monaco della Badia  affacciato da questo Palazzo… Ritornare qui, è uno dei motivi che ci hanno spinto ad attivarsi per realizzare questa Mostra che, lo ripeto, rende omaggio  ad un artista, anch’egli vero amico della Badia, un gigante della nostra terra, che è giusto far conoscere ai giovani, in un’epoca che sa poco apprezzare i Maestri. Sì, l’Opera di Nano Campeggi, che ci ha reso onore  nel mondo, custodisce molto del meglio di ciò che noi siamo e che potremo ancora essere.

E dei suoi  Diavoletti, cosa mi dici?

Ho scritto: non ci sarebbe il Paradiso se non ci fosse Dio, non ci sarebbe l’Inferno  se non ci fosse il diavolo, satana, il principe delle tenebre, il grande accusatore, il grande divisore…soprattutto dentro l’anima…quelli di Nano sono birbanti e burlati e lui, come forse nessun altro pittore sa cogliere le  sottili e ambigue profondità di satana, beffandosene, catturando la bestia in molteplici pose, dileggiandola…ma ci sarà modo di sviscerare il tema quando riusciremo a realizzare una Mostra tutta sui suoi  Diavoli. Ma di Campeggi e della tradizione fiorentina dei Diavoli,  ben diversa da quella di altri Paesi, e di come gli artisti abbiano trattato con ironia l’universo infernale, ne ha ben scritto  Timothy Verdon.  Antonio Natali invece si sofferma su La donna e il diavolo.  Intanto, voglio ricordare  il caloroso saluto a questo omaggio del Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori.

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