venerdì, Settembre 25

Myanmar-Cina in pole position field_506ffb1d3dbe2

0

Myanmar

Bangkok – Myanmar e Cina cooperano da tempo in vari ambiti dell’economia e del commercio, hanno cooperato fattivamente anche nel lungo periodo oscuro della dittatura militare nell’ex Birmania, le due entità nazionali hanno continuano a scambiarsi beni e merci, diversamente da quanto accaduto con la stragrande maggioranza delle Nazioni occidentali, tutte racchiuse nell’intenzione di applicare le restrizioni dell’embargo il cui esito ultimo è stato, alla fine di un lungo e doloroso percorso, la liberazione di Aung San Suu Kyi, l’ingresso della Democrazia attraverso libere elezioni, l’apertura al Mondo ed alla Modernità. Oggi il Myanmar non vuole escludere nessuno dal compartecipare la sua crescita economica, non vuole stabilire una scala di valori o preferenze, dato che lo scopo finale è quello di far accedere la maggior parte possibile del proprio popolo al benessere ed alla prosperità.

Le riflessioni che caratterizzano l’attuale momento in Myanmar sorge tra gli osservatori di cose economiche all’indomani della visita della Vice Presidente cinese Liu Yandong in Myanmar lo scorso mercoledì per la cerimonia di apertura dei Ventisettesimi Giochi del Sud Est Asia. Secondo i ricercatori dell’Istituto di Studi Asia-Pacifico, unitamente a quelli dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, due saranno i fattori chiave sia del Myanmar sia di altre Nazioni del Sud Est Asia nel dirigere il proprio operato verso la massima proficuità generale dell’area, neutralità ed equilibrio. Non è un caso: la Cina, ad esempio, ha quasi sempre utilizzato la categoria interpretativa di “Armonia”, parola-chiave assurta a rango di ufficialità già a partire dall’Esibizione Universale di Shanghai Expo 2010 e l’altro fattore ampiamente auspicato sul fronte cinese è quello di equilibrio. Entrambi questi elementi –neutralità ed equilibrio- sono il sale dell’agire diplomatico cinese in quanto hanno consentito finora all’Impero di Mezzo di svolgere un ruolo quasi egemonico in tutta l’area, oltre che competere con le più grandi superpotenze a livello mondiale. Anche nel caso del Myanmar, la Cina s’è subito affrettata a sottolineare che – comunque vadano le prossime elezioni che si terranno nel Paese – le relazioni finora buone in essere tra le due Nazioni resteranno intatte e durature nel Tempo.

Mentre il Vice Premier cinese ed il Presidente del Myanmar Thein Sein celebravano la lunga amicizia dei due Paesi con cerimonie pubbliche in stile tradizionale, tutti gli osservatori convergevano nel constatare che sia il Myanmar sia la Cina sono ad un punto cruciale delle loro reciproche relazioni, lo spirito pragmatico –sempre molto diffuso in Asia- tiene insieme i due Paesi e quasi certamente i proclami espressi da entrambe le direzioni in favore della proficua collaborazione troveranno conferma al di là degli esiti elettorali. I progetti in comune innanzitutto, sembrerebbe lo slogan che caratterizza le relazioni -non solo in senso diplomatico- tra Myanmar e Cina.

L’anno prossimo – il 2014 – il Myanmar rivestirà il ruolo di Presidenza ASEAN a rotazione, quindi per la Cina questo può essere un ottimo viatico per rinsaldare – attraverso il Paese amico Myanmar – il proprio ruolo nello scacchiere asiatico dove non mancano problemi derivanti proprio dai tentativi egemonici della Cina con il complesso e vetusto corollario delle contese territoriali e marittime con varie Nazioni nell’area specialmente nel contesto Sud Est asiatico. E’ altrettanto vero che il Myanmar non ha mai smesso di considerare ed apprezzare il ruolo svolto dalla Cina nel sostenere la Nazione, il che ha permesso lo stabilirsi di relazioni profonde e proficue da ambo le parti. Questo tipo di reciproco rispetto certamente sarà utile a entrambi per affrontare meglio la crisi economica globale, proprio alla luce delle aspirazioni di pace, concordia e armonia che così spesso ci si auspica in Asia. Come ha avuto modo di esprire l’Ambasciatore del Myanmar in Cina, «la Cina è uno dei più importanti Paesi della regione che offra la necessaria assistenza al Myanmar nelle sue riforme democratiche ed economiche».

In effetti, tutti nel Myanmar sanno bene  – e non solo gli studiosi di cose di Economia – che il sostegno economico e delle intelligenze cinesi nell’ambito della pianificazione sono essenziali per lo sviluppo del Paese, soprattutto alla luce dei progressi fino ad oggi ottenuti e nel senso del benessere raggiunto a favore del proprio popolo. La Cina è tra le poche nazioni al Mondo che –anche quando la propria economia subisce un relativo rallentamento- può assicurare prosperità ed anche sostegno economico/finanziario utile nel momento in cui in Asia ci si trovi in difficoltà o più semplicemente –come si ritiene in Myanmar- a sostegno dei processi di democratizzazione del Paese.

La Cina finora è stata la Nazione con il ruolo tra i maggiori nelle file di chi ha compartecipato gli scambi commerciali con il Myanmar, fino a raggiungere cifre come 6.97 miliardi di Dollari USA come valore complessivo degli scambi commerciali nel 2012 e 5.6 miliardi di Dollari USA nei primi otto mesi dell’anno corrente.

Anche i funzionari del Direttorato degli Investimenti e Amministrazione delle Compagnie ritiene che questo sia il tempo migliore per gli imprenditori cinesi per investire e partecipare allo sviluppo del Paese, accompagnando il Governo birmano nel suo operato volto alla crescita economica ed al miglioramento del contesto della finanza locale. Il Myanmar è collocato strategicamente bene agli occhi della Cina, ricco di risorse naturali è il migliore canale possibile per connettere la Cina direttamente all’Oceano Indiano, così tutta l’imprenditoria cinese che guarda a Sud e sempre alla ricerca di sbocchi verso il mare, vedono nell’ex Birmania il miglior corridoio immaginabile per vendere meglio le proprie merci ed essere ancora più competitivi sulle piazze internazionali.

Per quanto riguarda, invece, le riforme politiche, sia gli analisti cinesi sia quelli birmani cooperano nel disegnare lo sviluppo delle riforme economiche ma anche politiche che dovrebbero essere introdotte a breve e che sono state definite già a partire dal 2010, con l’obbiettivo finale di costruire una nazione moderna e industrializzata. Nel 2012 il Myanmar ha, di fatto, ridisegnato l’intero comparto promulgando una legge che regolamenta il livello degli investimenti stranieri ed ha messo a punto una vera e propria legislazione per mezzo della quale è stata ideata prima e applicata poi una ‘zona economica speciale’.

Come gesto di distensione ulteriore, sono stati liberati dalla carcerazione 41 obiettori di coscienza, grazie ad un ordine di amnistia su mandato presidenziale emesso molto di recente. Prima di quest’ultimo rilascio ne è stato effettuato un altro lo scorso 15 novembre ed ha comportato la messa in libertà di altri 69 obiettori di coscienza. In verità, il Governo Centrale ha affermato pubblicamente di voler liberare tutti i prigionieri politici entro la fine dell’anno in corso.

In ogni caso, gli esperti di Economia in Myanmar mettono in guardia sui rischi che il Myanmar corre nel settore complessivo degli investimenti stranieri, soprattutto temono che qualcosa possa andare diversamente da quanto pianificato, andando a colpire l’entusiasmo delle comunità cinesi direttamente interessate a investire. Allo stesso tempo, gli esperti del Myanmar guardano con attenzione il settore degli sviluppi a medio/lungo termine e intendono interfacciare con la controparte cinese per porre in atto strategie reciprocamente trasparenti e utili in epoca di crisi globale. Amche in cinesi guardano tutto con particolare attenzione: nel 2011 il Myanmar sospese il progetto Myitsone per l’energia di fonte idrica e le Compagnie cinesi direttamente rifornite dall’energia ottenuta in quella sede, a causa di quella sospensione ebbero a dover patire gravi perdite. Ora ci si vuol muovere in clima di reciproca fiducia e senza particolari remore che potrebbero danneggiare entrambi i Paesi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore