domenica, Ottobre 25

Musulmano e omosessuale field_506ffb1d3dbe2

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Pier Cesare Notaro

 

È possibile conciliare la fede mussulmana con l’omosessualità? Dai dati che vengono diffusi sembrerebbe molto difficile. E in Italia come vivono le persone Lgbt che seguono l’Islam? Rispondere a queste domande non è certo facile ma ‘L’Indro’ ha cercato di farlo chiamando in causa Pier Cesare Notaro fondatore di Moi- Musulmani Omosessuali in Italia e del sito Il Grande Colibrì, un progetto nato nel 2011 per contrastare ogni forma di pregiudizio e di intolleranza.

  

Sulla home de il Grande Colibrì avete pubblicato la mappa dei Paesi omofobi e gay friendly, sicuramente l’Africa non è quelli in cui essere omosessuali è ben accettato e lo stesso si può dire nei Paesi con religione musulmana, perché questa forte condanna nei confronti dell’omosessualità da parte della religione mussulmana?

La condanna sociale dell’omosessualità purtroppo è un fenomeno comune a praticamente tutta l’Africa, tanto quella musulmana quanto quella cristiana. Se osserviamo bene la mappa, possiamo vedere come a livello globale l’elemento che sembra accompagnare più spesso l’omosessualità è la povertà, anche se ci sono importanti eccezioni.

 

Perché sono nati Moi-Musulmani Omosessuali in Italia e Il Grande Colibrì?

Il progetto MOI – Musulmani Omosessuali in Italia è nato dalla semplice constatazione che nel nostro Paese nessuna realtà politica o culturale si occupasse del rapporto tra la diversità sessuale e la religione islamica. Questa invisibilità della tematica non solo rappresenta un ostacolo per molte persone Lgbt musulmane, che rischiano di avere la sensazione di essere le uniche a vivere la propria situazione di ‘doppia appartenenza’, ma anche lascia spazio solo a interpretazioni oscurantiste. Il sito Il grande Colibrì, invece, è un tentativo di introdurre nei media Lgbt un’informazione attenta al resto del mondo: le notizie dall’Africa e dall’Asia, nella maggioranza dei casi, vengono raccontate raramente e con molti pregiudizi e superficialità.

 

Chi si rivolge a Moi? Dove vi incontrate?

MOI è un progetto di media-attivismo che vede la collaborazione di persone italiane, immigrate in Italia da ogni continente e di attivisti che operano in moltissimi Paesi, soprattutto in Africa settentrionale e in Medio Oriente. Trattandosi appunto di un progetto di media-attivismo, non siamo un’associazione in senso classico, non abbiamo una struttura gerarchica né una sede. Abbiamo comunque organizzato diverse attività con varie realtà del movimento Lgbt e dell’informazione: incontri, conferenze, mostre, anche una rubrica su Radio Popolare.

 

E’ difficile essere gay e musulmani? 

Considerando che in gran parte dei Paesi a maggioranza musulmana l’omosessualità è ancora considerata un reato, le difficoltà sono evidenti. E la maggior parte dei fedeli ha una visione nettamente negativa dell’omosessualità. Per fortuna ci sono alcune evoluzioni positive, anche se lente: organizzazioni Lgbt musulmane, imam che celebrano matrimoni tra persone dello stesso sesso, associazioni musulmane che si schierano a favore dei diritti di omosessuali e transgender…

 

Le donne hanno le stesse difficoltà o vivono situazioni ancora peggiori?

Per le donne lesbiche la difficoltà principale, in molti Paesi, è quella di essere donna, con diritti limitati rispetto a quelli degli uomini, piuttosto che quella di essere lesbica. Come è successo in Occidente, è proprio in ambito femminista che si sviluppano le principali riflessioni sul lesbismo. Teniamo anche conto che, laddove le associazioni Lgbt non sono ammesse dalla legge, la rete femminista sostiene e accoglie anche molti attivisti omosessuali uomini.

 

E le persone transgender come sono considerate nella comunità musulmana?

Sul transgenderismo il discorso è complesso, sia perché il concetto è storicamente differente in molte aree a maggioranza musulmana rispetto a quello che si è sviluppato in Occidente, sia perché l’atteggiamento nei confronti delle persone T* o appartenenti al ‘terzo sesso’ varia moltissimo da Paese a Paese. In generale, comunque, l’atteggiamento è migliore che nei confronti di gay e lesbiche e in alcuni paesi le persone T* godono di diritti pari o superiori rispetto a quelli riconosciuti dall’Italia.

 

Dalla tua esperienza sono molti gli immigrati omosessuali che cercano rifugio in Italia?

Statistiche ufficiali non ci sono, anche perché non tutte le persone Lgbt immigrate in Italia che chiedono protezione dichiarano il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Sicuramente il dato importante è che una persona Lgbt perseguitata nel proprio Paese ha buone possibilità di ottenere asilo e protezione in Italia, anche se spesso neppure si sa che c’è questa possibilità.

 

Come vi siete organizzati per rispondere alle richieste di queste persone?

In Italia sono state avviate esperienze molto positive ed efficaci di supporto ai richiedenti asilo e protezione Lgbt: esiste un progetto nazionale di Arcigay e iniziative locali in Emilia Romagna, Lombardia e Sicilia. Credo che siano alcuni dei frutti di cui il movimento italiano dovrebbe andare più fiero. Abbiamo pubblicato una mappa con tutti i contatti: speriamo che queste informazioni circolino il più possibile, anche tra gli attivisti che si occupano di diritti dei migranti.

 

Come vi muovete nella comunità musulmana: organizzate incontri? Come siete stati accolti?

In Italia abbiamo avuto riscontri molto positivi da parte di singole persone musulmane, mentre le organizzazioni ufficiali non hanno mai dato nessuna risposta, non hanno mai manifestato apertamente nessuna reazione, né positiva né negativa. Siamo invece in contatto con varie organizzazioni di musulmani progressisti nel mondo, che dimostrano una grande apertura sulla questione dei diritti delle persone Lgbt.

 

Lo so che è difficile rispondere a questa domanda, ma te la pongo lo stesso: pensi che gli italiani siano omofobi e anche un po’ razzisti?

Sì, molti italiani sono omofobi e ancor più italiani sono razzisti. Non che ci sia nulla di diverso tra gli italiani e gli altri popoli, sia chiaro. Anzi, forse una differenza c’è: gli italiani sono meno abituati ed educati a riconoscere l’omofobia e il razzismo, quindi a volte sono sinceramente convinti di essere persone aperte e tolleranti e poi magari provano schifo a vedere due uomini che si baciano, hanno paura dei rom, non vogliono una moschea vicino a casa loro… 

 

E per concludere, cosa ti aspetti da questo governo, pensi che riuscirà ad approvare una legge contro l’omo-transfobia e per una che consenta le unioni civili tra due persone dello stesso sesso?

Il governo aveva assicurato che avrebbe approvato queste norme entro settembre, come aveva promesso una legge sullo ius soli. Ora ha rimandato tutto ai prossimi mille giorni, cioè alle calende greche. Personalmente non mi aspettavo niente di più serio o di più concreto, purtroppo. Quello che mi sorprende davvero è l’atteggiamento dei rappresentanti Lgbt nel Partito Democratico: come fanno a difendere ancora una forza politica che da così tanti anni ci sta prendendo in giro? Posso capire la voglia di fare carriera, ma cercare di farla a scapito dei diritti di milioni di persone e della propria dignità personale…

 

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