giovedì, Luglio 18

'Musica, il bello del futuro è che non lo conosciamo'

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Prosegue la nostra serie di interviste sui cambiamenti nel mondo musicale italiano. Questa volta a rispondere alle nostre domande è Roberto Vernetti, poliedrico musicista e produttore. Il grande pubblico lo conosce per la partecipazione a Sanremo nel 1992 come chitarrista degli Aeroplanitaliani, band che allora vinse il premio della critica col brano ‘Zitti zitti’ che includeva trenta secondi di silenzio, e soprattutto per essere apparso come coach vocale nell’edizione 2009 di X-Factor. Ma Vernetti è anche il produttore che ha contribuito al successo di band innovative come gli Üstmamò o i Delta V, l’autore di colonne sonore per film di Matteo Garrone o Pupi Avati, in grado di dare il suo contributo ad album di artisti hip-hop come La Pina o Frankie Hi-Nrg come alle canzoni di Elisa o dei La Crus, ad artisti underground come Mauro Ermanno Giovanardi come a vecchie glorie quali Claudio Baglioni o Mino Reitano. Nessuno più di lui è perciò adatto a dare uno sguardo di insieme a come cambia la musica italiana.                                          

Il mercato musicale italiano e internazionale sta attraversando una profonda mutazione. Come la interpreti, e che prospettive vedi per il futuro?

Dal punto di vista del pubblico è un momento storico, stiamo passando dall’era del acquisto dei supporti (vinile/CD) degli artisti preferiti, all’era dell’accesso (streaming, Spotify, YouTube) di praticamente tutta la musica prodotta negli ultimi 100 anni. Un momento entusiasmante per chi è appassionato di musica. Dal punto di vista del mercato è un momento molto delicato, stanno cambiando tutti i modelli di business delle case discografiche, major e indipendenti, quindi tutte le dinamiche di produzione, promozione ecc. Dal punto di vista degli artisti, credo che tutti i periodi di cambiamento siano positivi, anzi indispensabili a mantenere viva l’energia creativa, l’invenzione. Il bello del futuro è, come sempre, che non lo conosciamo.

Oggi suonare non sembra essere più uno degli hobby prevalenti dei giovani. Come influisce questo sulla qualità e sull’atteggiamento delle nuove band?

Io ho iniziato suonando in una band a 12 anni, quindi 38 anni fa, e ti posso dire che dal mio punto di vista non mi pare che in giro ci siano meno persone che cercano di esprimersi attraverso la musica. Certo, probabilmente ci sono meno chitarristi, e sicuramente più musicisti che si esprimono attraverso la tecnologia, probabilmente c’è di meno il desiderio di far parte di una band, e di più la possibilità di portare avanti un progetto “in solitaria”. Personalmente credo nella crescita attraverso lo scambio e la collaborazione, questo è l’unico punto che mi pare si sia un po’ perso di vista negli ultimi anni, purtroppo. Spero nell’avvento di un nuovo concetto di band, composta non più da 4 musicisti, ma da 4 persone che si occupano a 360° di musica, video, comunicazione.

Si direbbe che oggi, a parte i successi prettamente commerciali pilotati dalle major, la musica sia rinchiusa in mille nicchie e, nonostante l’espansione dei social network e di altri nuovi canali di diffusione, non riesca a raggiungere un pubblico vasto. Sei d’accordo? E come se ne esce?

Non sono completamente d’accordo con il presupposto della tua domanda. Credo che nessuno in musica, né major né etichette indipendenti, sia in grado di “pilotare” i successi, per fortuna nel nostro campo c’è sempre un grosso margine di imponderabilità. Credo che i musicisti che davvero vogliono comunicare con un pubblico vasto, se si impegnano molto seriamente e con costanza, alla fine riescano a raggiungere il loro obiettivo. Credo che nelle nicchie ci siano musicisti che stanno magari cercando una propria identità artistica, ma non necessariamente hanno come obiettivo comunicarla al maggior numero possibile di ascoltatori.

I social network sono un nuovo canale di comunicazione, i nuovi musicisti non possono trascurarli, perché sono un mezzo potentissimo per raggiungere il pubblico, e anche perché al giorno d’oggi il talent scouting si svolge quasi esclusivamente sul web. Per riuscire a sfruttarli seriamente ci vuole un grosso impegno e una grande conoscenza, di questo mezzo, della comunicazione visiva, del viral marketing, ed é indispensabile che qualcuno nella “band” se ne occupi a tempo pieno.

Come ha cambiato l’ascolto l’avvento dell’MP3 e dello streaming? E come ha inciso sul tuo ruolo di produttore?

Ha moltiplicato in modo esponenziale l’utilizzo da parte del pubblico della musica come colonna sonora della propria vita iniziato dalla Sony con il Walkman nel 1979. Io che ho visto la nascita del Walkman, oggi impazzisco all’idea che tramite il mio telefono ho accesso a tutto il catalogo musicale esistente. Inoltre lo streaming sta riportando il pubblico ad ascoltare l’album come è stato pensato dall’artista e dal produttore artistico, non essendo più necessario preparare compilation personali da masterizzare su CD o da copiare su una chiavetta USB.

Dal punto di vista della produzione musicale, questa rivoluzione ha cambiato seriamente il suono finale dei brani. Se quasi nessuno ha più in casa un “impianto stereo” di qualità, ma l’ascolto della musica avviene prevalentemente attraverso le cuffie o gli speaker di un computer, devo tenerne conto nel momento in cui sto mixando un brano, devo cercare di trasmettere al meglio le emozioni dell’artista attraverso quel collo di bottiglia. Una volta c’era il Mono, poi lo Stereo, poi il 5.1, ora le cuffiette, tra poco arriverà sicuramente qualcosa di nuovo.

I talent show: vituperati da alcuni, ancora di salvezza per altri. Tu che ci hai lavorato, come la vedi?

Credo che per chi sogna di essere un interprete, chi ha come riferimento/sogno artisti come Mina, o Madonna, il talent sia una grande opportunità, probabilmente l’unica in questo periodo. Per altri, ad esempio per un cantautore, non credo che siano il percorso adatto, o meglio, non credo che la televisione sia il mezzo di comunicazione adatto per iniziare una carriera. Sinceramente, credo che i talent siano una possibilità, con tutti i pro e i contro come sempre, che un artista può decidere di sfruttare o meno, calcolando rischi e vantaggi, entrambi molto grandi.

Ti sei mosso liberamente tra il mainstream e l’underground. Sono mondi che negli ultimi anni si sono avvicinati o allontanati?

Per come la vedo io, l’underground che ha un carattere, che rappresenta un movimento, un momento storico, una corrente creativa, un’innovazione, a un certo punto finisce naturalmente per influenzare il mainstream. Tutte le novità nel mainstream arrivano dall’underground, è sempre successo così.

 

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