giovedì, Dicembre 12

Musei gratis: il buio oltre la festa La voce di Tanja: la domenica gratuita era una sana abitudine, perché abolirla?

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Tanja è una giovane e bella ragazza tedesca che da alcuni vive e lavora in Toscana e  domenica 5 agosto si è fatta oltre un’ora e mezzo di fila prima di poter entrare agli Uffizi, una delle sue gallerie preferite.  “So che  vi sono state code  anche di due ore e mezzo, molti pensavano che  quella sarebbe stata l’ultima domenica d’apertura gratuita per visitare i musei statali. Premetto che al  museo ci vado anche nelle altre giornate, quelle a pagamento, ma ero curiosa di vedere i nuovi allestimenti delle sale dedicate a Leonardo e Caravaggio e così mi sono messa in fila, più breve  è stata l’attesa per visitare il Bargello, il Museo Bardini, Ferragamo e il nuovo allestimento del Museo del Novecento…”

Una giornata intera nei musei fiorentini ?

“Sì, proprio così e con un risparmio notevole se pensi che normalmente il biglietto per gli Uffizi è di 20 euro….”

La decisione del Ministro Alberto Bonisoli di abolire la prima domenica del mese ad ingresso libero cambierà qualcosa nelle tue abitudini?

“Certo! Questa opportunità mi ha consentito di programmare escursioni e visite a vari altri musei italiani, che adoro, dalla fine di settembre non sarà più così.”

Dunque sei contraria a questa decisione ministeriale?

“Contrarissima, la considero una tragedia, in quanto impedirà ad intere famiglie di  iniziare a frequentare i musei, a sentirli più vicini, quasi un loro patrimonio…sono molto dispiaciuta, anzi arrabbiata, vuol dire che vedrò meno Mostre poiché una programmazione frastagliata come orari e giorni di accesso free e    differenziato sarà fonte di grande confusione, si perderà una certezza, un’importante e sana abitudine anche nel senso di nutrimento della mente….francamente non riesco a capire il perché di questa assurda decisione”.

Al rammarico, per non dire altro,  di questa giovane e appassionata d’arte, così come di tanti altri ( e sono stati in molti i visitatori  che in una torrida giornata d’agosto hanno affollato l’area archeologica romana, oltre 25 mila, il Colosseo, 8 mila e passa, la Reggia di Caserta, quasi 10 mila, oltre i 3 mila la Pinacoteca di Brera, 6.400 gli Uffizi), cosa rispondono “ gli addetti ai lavori”?

Prendiamo i Direttori: in generale, si dicono d’accordo con l’idea di eliminare il giorno fisso, rivendicando il diritto di decidere loro come e quando: c’è chi pensa a diversificare i giorni e le fasce orarie,  chi a riservare l’accesso gratuito solo per i musei “minori”, chi intende privilegiare soltanto i disoccupati e le persone a più basso reddito, e via proponendo. Insomma, Milano non è Pompei è stato detto e quindi via a trattamenti differenziati per il pubblico dei visitatori: sembra questa la nuova filosofia. L’allineamento con il Ministro è motivato da alcuni con il fatto che, secondo loro,  la fase promozionale sarebbe già scaduta e non avrebbe apportato grandi risultati in termini di fidelizzazione verso le nostre strutture museali. Infuriato, ovviamente, l’ex Ministro Dario Franceschini, che ha introdotto questa novità nel 2014 per iniziare il grande pubblico  alla nostra attività museale, con risultati a suo dire importanti. «Frazionare gli ingressi gratuiti in giornate diverse museo per museo » – dice –  «farà perdere quell’aspetto  di grande festa di popolo che le domeniche gratuite hanno assunto».

Che importanti iniziative artistiche o Mostre abbiano una ricaduta positiva sull’economia della città piccola o grande che sia, è ampiamente dimostrato dai dati. Ma se queste sono le reazioni dei Direttori dei musei statali, altrettanto  diversificate appaiono quelle degli esperti d ’arte, alcuni dei quali si dicono scettici sull’idea di differenziare le fasce sociali, o di circoscrivere ai musei minori, esistenti sul territorio, la gratuità.

Ma  cosa ne pensano coloro che, per ragioni professionali, usufruiscono dei nostri Musei? Qui possiamo esporre il parere di una guida turistica, Rosanna, esperta  d’arte: “tutti i provvedimenti hanno i loro pro e contro, all’inizio  l’apertura domenicale gratuita generò una sorta di caos nei grandi Musei, ove si verificava il maggior accentramento,  altro dato negativo è stata l’abolizione dell’accesso gratuito per gli over 65. Che cosa succederà ora non lo so. Le idee sono tante. Personalmente auspico  un piano d’aperture domenicali differenziate per consentire al cittadino di visitare una domenica gli Uffizi e l’altra il Museo del Novecento, che ovviamente ha un afflusso minore ma che è pure un museo di particolare interesse per l’arte contemporanea, come vari altri. Avverrà tutto ciò? Ci sarà quella  redistribuzione di pubblico trai grandi musei e gli altri, come auspico? Difficile dirlo. .Condivido comunque l’idea che l’arte non debba essere considerata merce”.

Dunque, tante idee ma alle domande  che si pone la nostra visitatrice tedesca (quando andrà in vigore il provvedimento ministeriale? L’ultima domenica ad ingresso gratuito sarà la prima di settembre? E poi, che succederà, l’accesso gratuito applicato una volta al mese, scomparirà del tutto o in che modo sarà  attuato?) al momento non troviamo risposta. O, al massimo, si tratta di una marmellata che non ha un sapore definito.

E allora, se è così,  qualcuno si chiede se l’unica certezza sarà la perdita  di quella bella e sana abitudine che in questi tre anni – con i limiti indicati –  ha avvicinato i cittadini italiani in maniera massiccia ( gli stranieri arrivano da noi per questo per  il paesaggio e la cucina) ai luoghi museali, al patrimonio artistico che connota la nostra storia, che traccia la vita e la creatività degli  uomini e delle donne dalle epoche più remote fino alla contemporaneità.

Di più: non v’è il rischio di un riflusso verso il privato, verso un consumo d’altro genere (supermarket e Centri commerciali),  interrompendo quel processo che si è tentato di attivare, e che ha contribuito ad accendere una luce, una curiosità verso l’arte e la cultura anche di settori che si consideravano estranei? Processo che andrebbe incoraggiato e che alcuni esperti ritengono dovrebbe essere l’obbiettivo  primario di una società civile e democratica: quella di diffondere la conoscenza, aiutando i cittadini a prendere confidenza con l’arte e i musei che la tutelano, fino a raggiungere la gratuità d’accesso, secondo l’ esempio di alcuni Musei ove  i l’ingresso è libero come la National Gallery di Londra, la Modern Tate Gallery, il British Museum.  La funzione della cultura   sostengono – non è mercantilistica ma di arricchimento e di educazione culturale. Utopie?  In attesa di una decisione che vada in questa direzione ( ma ne dubitiamo) la nostra visitatrice tedesca si dice soddisfatta di aver potuto ammirare  senza costi eccessivi ( tranne il viaggio ed il pranzo) i capolavori contenuti nei musei da lei visitati e, in particolare, di aver apprezzato i nuovi allestimenti delle Sale  degli Uffizi, dedicate rispettivamente a Leonardo e a Caravaggio: la sala 35  che precede quella dedicata a Michelangelo e a Raffaello ( di cui L’Indro si è già occupato)  ospita tre opere giovanili del Genio di Vinci:  il Battesimo di Cristo, eseguito per la chiesa di San Salvi nel 1475-78, anni in cui l’artista ancora collaborava con il Verrocchio ( è dipinto ad olio), l’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Monteoliveto,  un angelo così reale e materiale da proiettare la propria ombra sul prato fiorito, mentre atterra, chiudendo le ali, chiaramente studiate dal vero su quelle degli uccelli e l’Adorazione dei Magi, commissionata dai canonici regolari agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto, e lasciata incompiuta al momento in cui Leonardo partì per Milano (1482). L’opera, su cui ci siamo già ampiamente diffusi,  è stata restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure, grazie al finanziamento degli Amici degli Uffizi, con un lavoro di oltre cinque anni che rimarrà alla storia anche per le innovazioni metodologiche adottate e per gli straordinari risultati ottenuti.

L’altra grande novità è il ritorno  agli Uffizi dopo dieci mesi di assenza per il prestito concesso in occasione di due importanti mostre, a Milano e a Forlì,  del Sacrificio d’Isacco del Caravaggio (  il gesto dell’angelo  è descritto con incalzante realismo)  che si trova nella sala 91 contenente, fra gli altri,  Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi e il David e Golia di  Guido Reni.

«Qui vi resterà per sempre» – ha dichiarato con orgoglio il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt  «In questi ultimi decenni il lavoro di Michelangelo Merisi ha assunto un ruolo di primissimo piano. Tanto da divenire una delle opere identitarie del nostro museo. Per questo si sono attivate le procedure che inseriranno presto il Sacrificio di Isacco nella lista delle opere inamovibili».

«Valeva la pena» – conclude la nostra  visitatrice tedesca – «far tanta attesa, perché vi sono Musei e Gallerie, come gli Uffizi,  dove si deve tornare spesso. Il Museo è qualcosa che ti deve restare nel cuore oltre che nella mente. E’ questo che lo Stato deve favorire»

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