giovedì, Dicembre 12

Musei fiorentini: quale futuro alle porte?

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Le lunghe e interminabili file dei visitatori, anche in questi giorni di freddo intenso, sotto la Galleria degli Uffizi o lungo via Ricasoli e strade adiacenti per ammirare il David e gli altri capolavori esposti alla Galleria Accademia, sono la fotografia del potere attrattivo di una città come Firenze, che espone al mondo i suoi immensi tesori.

Fra questi vi è una collezione di particolare valore, anche emotivo, esposta nella Sala delle Reali Poste sempre alla Galleria degli Uffizi, che appartiene alla raccolta dei ‘mai visti’ , capolavori abitualmente conservati nei depositi della Galleria e aperta gratuitamente al pubblico: si tratta della collezione delle Icone Russe, proveniente – salvo pochi esemplari delle collezioni Medicee – dalla raccolta lorenese.

Si ignorano gli eventi che portarono in Italia queste opere, acquistate, si suppone a piccoli gruppi in qualche bottega provinciale della Russia centrale. Come scrivono i curatori della Mostra Vincenzo Gobbo e Daniela Parenti, una scritta sul retro di una di esse dedicata alle Storie di Cristo porta a ipotizzare un legame con la Chiesa ortodossa della Santissima Trinità di Livorno, eretta alla fine del XVIII secolo con il favore del Granduca Francesco Stefano di Lorena. Per ragioni propagandistiche durante la guerra con i Turchi, la zarina Caterina di Russia fece ricorso a doni votivi, tributandoli anche alle comunità ortodosse d’Occidente. E a Livorno soggiornò la flotta russa. Ma al di là del loro percorso, è il loro significato che forse interessa maggiormente il visitatore in quanto apre una finestra su quella che fu la nascita e la diffusione della fede cristiana nei territori russi e principalmente a Kiev, in Ucraina. Il Manoscritto Nestoriano, riferisce che nel 988, il Principe di Kiev Vladimir I, “Il Santo” fu conquistato dalla bellezza delle icone portate da Bisanzio da un monaco greco. Del resto, una trentina d’anni prima sua nonna Olga, vedova del principe Igor aveva subito il fascino di quelle immagini.

L’icona, osserva il Direttore degli Uffizi Antonio Nataliè parte integrante del sentimento religioso. Di più: è parte integrante della liturgia. Chi la dipinge si attiene ad un prontuario che ha regole precise, definite da una tradizione, essa stessa sacra.” E’ per questo che l’autore di un’icona viene equiparato ad un ministro del culto. E quello che ne deriva, più che un’opera d’arte, è un tramite concreto fra l’uomo e il divino. Date le caratteristiche delle icone, ad esse sono accostate nell’ordinamento espositivo alcune tavole dei maestri ai operosi ai primordi dell’arte italiana, i “ primitivi” di cui si è celebrata la “fortuna”, tra cui la straordinaria Madonna del parto di Bernardo Daddi e la Tebaide del Beato Angelico. La Mostra ad ingresso gratuito è visitabile fino al 2 febbraio.

Questa è l’ultima rassegna inaugurata il 20 dicembre scorso proprio a chiusura di un anno intenso e ricco di Mostre di straordinario interesse sulle quali ci siamo più volte diffusi. Sarà anche l’ultima del Direttore degli Uffizi, Antonio Natali? Difficile ipotizzare tempi e modalità attuative della riforma Franceschini, che dovrebbe portare ad una riorganizzazione dell’intero sistema museale fiorentino attraverso la disarticolazione del polo museale che gestisce tutti i musei statali fiorentini e la sua ricomposizione in tre grandi musei nazionali (Uffizi, Accademia e Bargello) e di un nuovo polo regionale con dentro tutti gli altri musei, minori e non. Ai tre big, verrebbero accorpati altri musei: agli Uffizi, il Corridoio Vasariano, Palazzo Pitti (con i musei in esso contenuti), e il Giardino di Boboli; all’Accademia il Museo degli strumenti musicali del Conservatorio Cherubini; al Bargello le Cappelle Medicee, Chiesa e Museo di Orsanmichele, Palazzo Davanzati e casa Martelli.

Tutti gli altri musei statali vengono riaccorpati nel polo regionale e, dunque, declassati? Tra questi il Museo di S.Marco che ospita le meraviglie del Beato Angelico (Magnolia Scudieri, la direttrice, riteneva più logico il collegamento con la Galleria dell’Accademia) e le Ville Medicee recentemente classificate dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità. Di fronte a questo sconvolgimento, la cui logica al momento sfugge, è chiaro che forti siano le perplessità di chi ha diretto finora con competenza i rispettivi musei, complementari gli uni agli altri. Anche Monica Bietti, Direttrice delle Cappelle Medicee, si chiede che senso abbia accorparle al Bargello, uno dei musei più belli di Firenze, ma poco visitato e con introiti bassi. E anche Antonio Godoli, Direttore di Orsanmichele, è preoccupatissimo: “la nostra storia è legata al momento più alto della storia della città, quello della libertà comunale, sarebbe stato più giusto collegarlo agli Uffizi dai quali dipendiamo sia per il personale che per gli impianti di sicurezza.

Le altre grandi preoccupazioni sono di natura economica: alcuni musei (Orsanmichele e Casa Martelli) sono a ingresso gratuito. Come sopravviveranno? Vi contribuirà la Regione? Finora i musei comunali e territoriali hanno avuto vita difficile poiché il grande pubblico dei visitatori si è orientato prevalentemente, nonostante la ricca offerta differenziata per i vari musei, sugli Uffizi e l’Accademia. Poi, ci ha pensato il Polo museale a ridistribuire le risorse, stornando anche al Comune di Firenze parte dei propri introiti (oltre 3 milioni di euro), in base ad un accordo stipulato con l’allora Sindaco Renzi. Anche Giulietta De Rosa, Segretaria della funzione pubblica e beni culturali di Firenze e della Toscana della CGIL se lo chiede: “Il criterio degli accorpamenti sfugge: è economico? Funzionale? Storico artistico? Nessuno lo ha capito.”

Si sa per certo che i Direttori dei principali Musei dovranno dimettersi anzitempo. I nuovi saranno scelti in base ad un concorso internazionale. Sia Natali degli Uffizi che Tartuferi dell’Accademia hanno dichiarato che vi concorreranno. Ma quali prerogative saranno richieste? Si sente parlare di “manager” piuttosto che di storici dell’arte. Ancora non è dato sapere. E intanto il sistema museale fiorentino è come sospeso in attesa di un futuro immediato ancora indefinito. Tale futuro appare particolarmente incerto per i 309 dipendenti dell’Opera laboratori fiorentini, la società che gestisce tutti i servizi aggiuntivi dei musei statali di Firenze: biglietteria, prenotazioni, call center, guardaroba, negozi, oggettistica e sorveglianza.

Proprio in questi giorni un presidio di lavoratori ha portato in piazza, o meglio nel piazzale degli Uffizi, le ragioni delle loro forti preoccupazioni circa il lavoro. Se ci sarà un cambio di gestione, loro non hanno alcuna garanzia di conservare il posto di lavoro ( il loro contratto, legato al commercio non lo prevede). Aspettano risposte dal Sindaco e dal governo e dalle altre parti interessate. Ancora nessuna. L’Opera svolge la propria attività in regime di deroga perché per anni non sono state indette gare d’appalto. Molti di essi sono precari, alcuni addirittura da 3 anni. Una situazione complicata che va sbloccata nel modo migliore. Dunque, l’ immagine di vitalità di un settore trainante per la stessa economia della città e del Paese, che ha tenuto bene anche in presenza di una crisi ormai cronica, nasconde uno stato d’incertezza realmente preoccupante non certo o non solo per ragioni interne al sistema museale fiorentino.

La riforma va bene, si dice da più parti, ma deve consentire un ulteriore balzo in avanti, anche attraverso il reperimento di importanti risorse private. Valorizzando ma anche conservando e tutelando il nostro immenso patrimonio storico, artistico, museale, monumentale e diffondendolo nel territorio nazionale. Occorre far presto e bene. Importanti progetti per il 2015 sono già sul piede di partenza e dovranno poter contare sui necessari finanziamenti. Ci riferiamo alle Rassegne che vanno sotto il titolo Firenze- Un anno ad arte che giungerà alla sua decima edizione , la quale si preannuncia di straordinario interesse poiché abbraccia Mostre che attraversano e approfondiscono le nostre conoscenze su Medioevo, Rinascimento, Barocco e Ottocento, rivissuto attraverso I doni e le Collezioni del Re nel periodo di Firenze Capitale. Si comincia a febbraio agli Uffizi con Gherardo delle Notti (Gerrit van Honthorst), artista seicentesco di Ultrecht, con i suoi Quadri bizzarrissimi e cene allegre, si prosegue a marzo al Bargello con Il Medioevo in viaggio, con testimonianze di cultura materiale direttamente legate ai viaggi in quel lontano periodo e, sempre a marzo, alla Galleria dell’Accademia, avremo forse la Mostra più importante: L’Arte di Francesco, Capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV Secolo, opere non solo legate all’iconografia francescana ma anche frutto della committenza dei frati francescani attraverso le loro fondazioni chiesastiche e conventuali. Fra i tanti dipinti provenienti anche dall’Asia, vi saranno anche quelli di Giunta di Capitino, il primo pittore ufficiale dell’ordine francescano, e di vari altri e documenti d’archivio e reperti archeologici provenienti dal Museo della Custodia di Gerusalemme e dalla Basilica dell’Annunciazione di Nazareth. Oltre a quelle citate anche altre rassegne a carattere storico artistico che sviluppano gli spunti offerti dalle loro raccolte museali.

 

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