domenica, Luglio 21

Musei e Gallerie: in campo i nuovi direttori

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Strani giorni questi: davanti agli Uffizi ed agli altri luoghi  simbolici di Firenze, soldati ben armati vigilano contro eventuali attentati terroristici, la nebbia offusca la vista, i turisti sciamano senza sosta da un museo all’altro, da una chiesa all’altra. Meglio approfittarne ora poiché a Capodanno musei chiusi, che invece saranno aperti il giorno dell’Epifania. Oltre alle icone che accendono l’immaginario collettivo, l’offerta museale propone nuovi allestimenti, nuove Mostre: sono le ultime del ciclo un “Anno ad arte” che ha coinvolto per un decennio i grandi musei statali di Firenze che fino a pochi mesi fa facevano parte dell’ex Sovrintendenza ai beni artistici e culturali, smantellata dalla cosiddetta “riforma Franceschini”. Sono Mostre allestite attingendo dal grande patrimonio custodito nei depositi di Musei e Gallerie e articolate nei vari musei: “Federico Barocci disegnatore” (Gabinetto Disegni e Stampe), “La città di Ercole. Mitologia e politica” (Reali Poste degli Uffizi, ingresso gratuito) ,“Firenze Capitale 1865-2015” e “Il rigore e la grazia. La compagnia di San Benedetto Bianco nel Seicento fiorentino” quest’ultime due a Palazzo Pitti.

L’ultima, inaugurata da pochi giorni è dedicata ad un artista noto solo agli specialisti e invece meritevole di essere apprezzato per la sua originalità, fantasia e capacità di tradurre in pittura elaborate invenzioni: Carlo Portelli, le cui opere sono esposte alla  Galleria dell’Accademia. Oltre al David ed ai Prigioni di Michelangelo, il visitatore si trova di fronte ad un’ampia rassegna della pittura fiorentina della Maniera, al centro della quale si colloca  l’imponente pala con l’Allegoria dell’Immacolata Concezione, firmata e datata 1566, dipinta dal Portelli per l’altare della famiglia del nobiluomo spagnolo Orlando Tapìa nella chiesa di Ognissanti a Firenze. Un’opera «concettosa e lambiccata» come la definisce Cecchi nel suo saggio in catalogo, dove spiccano soprattutto le intemperanze creative e le accensioni cromatiche alla Rosso Fiorentino, esposta in posizione eminente nel braccio destro della Tribuna del David.  Un dipinto che scandalizzò lo storiografo Raffaello Borghini (1584) per l’esibizione sfacciata e irriverente delle nudità di Eva in primo piano.  E’ il suo capolavoro. Muovendo da questo dipinto è parso naturale che fosse la Galleria dell’Accademia ad affrontare l’impegno scientifico di non poco conto di proporre varie opere che costellarono  l’attività dell’artista.

La Mostra è stata anche l’occasione per intraprendere  nuovi studi e ricerche che consentono di definire una volta per tutte nel panorama della pittura fiorentina dell’età vasariana il ruolo  di questo bizzarrismo artista, giunto a Firenze dalla natia Loro Ciuffenna  e formatosi – secondo il Vasari – nella affollata bottega di Ridolfo del Ghirlandaio  ma che ben presto (1538)  risultava  iscritto alla Compagnia di San Luca o dei Pittori.  L’anno dopo collaborava già col Salviati all’apparato per le nozze di Cosimo I con Eleonora di Toledo, portando a compimento un dipinto effimero con l’Incoronazione di Cosimo I di cui esiste il disegno preparatorio dello stesso Salviati al Louvre ed esposto in mostra. Pittore di soggetti religiosi, ma anche grande ritrattista, il Portelli, uno dei primi ad essere iscritto nel 1563 alla appena fondata Accademia del Disegno, è considerato artista  eclettico sì, ma di genio, estroso, di forte inventiva, nonché colorista di vaglia. Concluse la propria carriera collaborando alla realizzazione dello Studiolo del Principe ( Francesco I) in Palazzo Vecchio. Morì nel 1574. Un artista tutto da scoprire, dunque, che Angelo Tartuferi, l’ex direttore della Galleria Accademia, al quale è subentrata da pochi giorni Cecilie Hollberg, ha ritenuto di proporre al grande pubblico  secondo l’idea che ha guidato la sua azione come quella degli altri direttori dell’ex Sovrintendenza:  quella cioè di  non seguire le mode, di non proporre a ogni costo argomenti facili e d’impatto nazionalpopolare o di importare mostre itineranti preconfezionate o le altrettanto celebri e giustamente vituperate “mostre blockbuster”, bensì  di  far conoscere momenti  artisti e capolavori capaci di soddisfare la curiosità del grande pubblico e l’esigenza di approfondimento degli studiosi.

Riferendosi a questa sua ultima “piacevole fatica” nel ruolo che ha  svolto con impegno passione e competenza per 2 anni, Angelo Tartuferi, parla e scrive evidentemente anche a nome degli altri Direttori che obtorto collo hanno dovuto lasciare l’incarico  ai nuovi prescelti dal Ministro, rivendicando con un pizzico di legittimo orgoglio il fatto che le mostre proposte dai Musei fiorentini negli ultimi dieci anni hanno costituito un punto di riferimento e, con il passare del tempo, un gradito appuntamento non soltanto per il vastissimo e assai variegato pubblico dei visitatori, ma perfino per gli appassionati più competenti e per gli studiosi”. Tartuferi sottolinea l’aspetto a suo avviso fondamentale costituito dal fatto che tutte le mostre – e si tratta di un numero assai cospicuo – sono state fondate su progetti scientifici elaborati e curati dai funzionari storici dell’arte dei vari Musei oppure, se affidate in tutto o in parte a curatori esterni, sottoposti comunque alla loro approvazione e inoltre, ulteriore dettaglio da non trascurare, affidati in ogni caso alla loro direzione esecutiva. Tutto ciò, va rimarcato a chiare lettere, in assoluta autonomia”.  La qualità  scientifica e  l’originalità delle Mostre proposte in questi ultimi anni, è del resto attestata, ricorda ancora l’ex Direttore, in maniera inequivocabile dalle recensioni positive apparse sulle più importanti riviste di storia dell’arte a livello internazionale, a cominciare dal “Burlington Magazine”, forse quella più prestigiosa in assoluto”. In quest’ultima sono state recensite per l’appunto, tra le altre, le esposizioni Lorenzo Monaco, dalla tradizione giottesca al Rinascimento (2006), Giovanni da Milano. Capolavori del Gotico fra Lombardia e Toscana (2008), svoltesi alla Galleria dell’Accademia.

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