giovedì, Novembre 14

Muro di Berlino giù, muri e liberalismo su Il neoliberismo ha minato la democrazia, e, dopo 30 anni, il mondo sta prendendo atto che il comunismo non era il male peggiore in assoluto. Parola di Joseph Stiglitz

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«Il declino simultaneo della fiducia nel neoliberismo e nella democrazia non è una coincidenza o una semplice correlazione. Il neoliberismo ha minato la democrazia per 40 anni». Parola del Premio Nobel Joseph Stiglitz, in occasione dei 30 anni -domani 09 novembre- dalla caduta del muro di Berlino. Come dire: dopo 30 anni il mondo -o almeno le popolazioni, le elite no, non ancora, anche solo guardando quanto accade in America Latina-, sta prendendo attoche il comunismo non era il male peggiore in assolutoIl male peggiore potrebbe essere il neoliberismo.

Da una settimana, in attesa dell’anniversario, i messaggi si sprecano. Più o meno vanno tutti nella stessa direzione di marcia: abbattimento del muro quale sfondamento verso la libertàla democrazia, il benessere.
«Trent’anni fa l’Europa ha ritrovato la sua unità riconciliando lo spazio geografico con quello politico attorno ai valori della democrazia e della libertà», ha dichiarato David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo, tanto per citare una delle tante dichiarazioni. La caduta del muro di Berlino «è l’episodio fondatore dell’Europa contemporanea e ci ha resi migliorioggi non dobbiamo dimenticare quella lezione. I giovani di Berlino ci invitano ad avere lo stesso coraggio nel continuare ad abbattere i muri e i pregiudizi, sconfiggere i nazionalismi e a lavorare per un’Europa della solidarietà».
Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della Pace, ha ricordato in questi giorni che «alla fine della seconda guerra mondiale, i muri erano 7. Trentanni fa, nel 1989 erano diventati 16. Nei primi 10 anni dopo la fine della guerra fredda ne sono stati costruiti 14Oggi gli studiosi dei muri ne hanno contati 77. I più vergognosi separano i ricchi dai poveriI più impenetrabili si moltiplicano nelle menti e nei cuori».

E’ anche a questo che si riferisce Joseph Stiglitz quando pronuncia la sua ‘sentenza’, richiamando il politologo Francis Fukuyama, autore del famoso ‘The End of History?’, il quale sosteneva che «il crollo del comunismo eliminerebbe l’ultimo ostacolo che separa il mondo intero dal suo destino di democrazia liberale ed economie di mercato». Oggi, con «sovrani autocratici e demagoghi che guidano Paesi che contengono oltre la metà della popolazione mondiale, l’idea di Fukuyama sembra pittoresca e ingenua», e però quella idea è stata un pilastro della dottrina economica neoliberista che ha guidato il mondo per 40 anni.

Infatti, dal 1989 il liberalismo dilagò, fu quello che viene definito ‘il trionfo dell’Occidente’ e dell’‘idea occidentale’, con il muro di Berlino ci fu il «totale esaurimento di possibili alternative sistematiche al liberalismo occidentale», il totale esaurimento del pensiero critico, insieme alla diffusione inarrestabile «della cultura occidentale consumistica» in tutto il mondo.

Stiglitz sottolinea come la globalizzazione applicata secondo la ricetta del neoliberismo abbia lasciato «individui e intere società incapaci di controllare una parte importante del proprio destino». E, tra gli effetti ‘odiosi’ della liberalizzazione dei mercati dei capitali, secondo Stiglitz, il riflesso sulla politica e, peggio, sulle istituzioni è stato «come se Wall Street avesse più potere politico dei cittadini del Paese».

Sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri, «le élite hanno promesso», dicevano sulla base di ‘ricerche condotte sull’evidenza, «che le politiche neoliberiste avrebbero portato a una crescita economica più rapida e che i benefici sarebbero diminuiti in modo tale che tutti, compresi i più poveri, stessero meglio». Il costo dell’operazione era che i lavoratori avrebbero dovuto accettare salari più bassi» e tagli ai programmi sociali. In molti hanno creduto alla proposta.

Dopo 40 anni, «la crescita è rallentata e i frutti di quella crescita sono andati in modo schiacciante ai pochi al vertice. Mentre i salari sono rimasti stagnanti e il mercato azionario è salito alle stelle» con la conseguenza che il divario tra ricchi e poveri è cresciuto in maniera sproporzionata.

Le conseguenze politiche di ‘questo grande inganno’ le stiamo vivendo oggi, e sono «sfiducia nei confronti delle élitedella ‘scienza’ economica su cui si basava il neoliberismo e del sistema politico corrotto dal denaro che ha reso tutto possibile».

La realtà, prosegue Stiglitz «è che, nonostante il suo nome, il neoliberismo era tutt’altro che liberale. Imponeva un’ortodossia intellettuale i cui guardiani erano assolutamente intolleranti al dissenso», mentre gli economisti con visioni eterodosse erano trattati come eretici da evitare, quasi appestati.
L’intolleranza che regna tra i ‘sacerdoti’ della macroeconomia ha poi fatto si che la crisi del 2008 fosse vissuta come un evento inspiegabile, «un evento strano che nessun modello avrebbe potuto prevedere». L’ennesima falsità, l’ennesimo inganno per Stiglitz.

Il neoliberismo somigliava ben poco alla ‘società aperta’ che Karl Popper aveva sostenuto. «Per un certo tempo abbiamo pensato di vivere in una società aperta e oggi ci ritroviamo intrappolati in un immenso reticolato di muri e barriere di ogni tipo», dice Lotti. «Dobbiamo affrontare problemi che non conoscono confini, sfide complesse che richiedono la collaborazione tra tutti. Ma ci ritroviamo continuamente a sbattere contro muri insormontabili. Abbiamo sviluppato tecnologie che non conoscono barriere né confini e ci consentono di sfrecciare rapidamente in tutto il mondo ma siamo costretti a fare i conti con governi e persone che continuano a innalzare muri di ogni genere».
Eppure, prosegue Stiglitz, ancora oggi i sostenitori di delle teorie neoliberiste alla base della crisi del 2008 «rifiutano di accettare che la loro fiducia nei mercati autoregolamentati e il loro licenziamento delle esternalità in quanto inesistenti o irrilevanti hanno portato alla deregolamentazione che è stata fondamentale per alimentare la crisi», afferma Stiglitz. «La teoria continua a sopravvivere, con i tentativi tolemaici di adattarla ai fatti», il che dimostra, secondo Stiglitz «che le cattive idee, una volta stabilite, spesso hanno una morte lenta.

Ora la speranza nel ravvedimento Stiglitz la individua nella crisi climatica. «Se la crisi finanziaria del 2008 non è riuscita a farci capire che i mercati senza restrizioni non funzionano, la crisi climatica lo dovrebbe fare», perchè «il neoliberalismo metterà letteralmente fine alla nostra civiltà» e i demagoghi che voltano «le spalle alla scienza e alla tolleranza non faranno che peggiorare le cose».

«L’unica strada da percorrere, l’unica via per salvare il nostro pianeta e la nostra civiltà, è una rinascita della storia», conclude Stiglitz, «Dobbiamo rivitalizzare l’Illuminismo e raccomandare di onorare i suoi valori di libertà, rispetto per la conoscenza e democrazia». E tempo di aprire gli occhi sulla realtà. «La costruzione di un muro è sempre l’inizio di un’epoca buia» dice Lotti, e oggi siamo ricchi di ben 77 muri.

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