sabato, Settembre 21

Mugabe‌ ‌visto‌ ‌dall’Africa?‌ ‌I‌l‌ ‌più‌ ‌coraggioso‌ ‌dei‌ ‌pan-africanisti‌ ‌ Per 37 anni ha governato lo Zimbabwe con il pugno di ferro, è stato destituito dopo una feroce dittatura, eppure per gli africani è stato un campione della lotta contro il neocolonialismo

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Robert Mugabe è morto all’età di 95 anni, lo scorso 6 settembre, presso un ospedale a Singapore- Sabato si terranno i funerali.
Da tempo soffriva di una grave malattia debilitante divenuta segreto di Stato. Leader della lotta per l’indipendenza della Rodesia (l’attuale Zimbabwe) contro i Boeri, Mugabe divenne Primo Ministro nel 1980 e Presidente il 31 dicembre 1987. Per 37 anni ha governato lo Zimbabwe con il pugno di ferro prima di essere vittima di un golpe dell’Esercito attuato assieme al suo ex Vice Presidente Emmerson Mnangagwa, destinato a succedere alla Presidenza, ma scartato a favore della first lady Grace Mugabe.

Il golpe del 2017 fu attuato dall’Esercito per salvare il regime eliminando Mugabe e la sua famiglia. Prima del golpe, il Paese era sull’orlo della rivoluzione e guerra civile. L’attuale governo è formato dalla maggioranza dei soci di Mugabe, compreso Mnangagwa, divenuto Presidente. Lo Zimbabwe ha inaugurato una nuova tattica di regime: destituire il dittatore dinnanzi a proteste popolari incontrollabili per salvare il regime e mantenere il potere. Questa tattica è stata ripresa, nel 2019, dal regime islamico del Sudan.

L’Occidente ricorda Robert Mugabe come uno spietato dittatore, accusandolo di aver ridotto sul lastrico il suo Paese. Diversa immagine viene conferita da governi e media africani. Robert Mugabe, detto anche il ‘Dinosauro d’Africa’, viene ricordato come unEroe Continentale’, paladino del pan-africanismo, nemico del neocolonialismo occidentale e leader dei movimenti di indipendenza africani. Ha raggiunto il Pantheon degli eroi africani: Kwame Nkurumah, Julius Nyerere, Patrice Lumumba, Thomas Sankara, Muammar Gheddafi.

«L’Africa ha perso il più coraggioso dei pan-africanisti che ha rigettato il colonialismo nella pratica», ha affermato John Maguuli, Presidente della Tanzania. «Robert Mugabe è l’icona della indipendenza africana. Ha speso la sua vita affinché l’Africa trovi la sua pace e la sua voce sia udita dalla Comunità delle Nazioni», ha dichiarato Uhuru Kenyatta, Presidente del Kenya. «Nonostante fosse accusato dall’Occidente per le sue idee nazionaliste e per la sua voglia di indipendenza economica, Robert Mugabe verrà ricordato nella storia come un grande combattente per la libertà», è la dichiarazione ufficiale del Parlamento dell’Uganda.

«Sotto la guida di Robert Mugabe, lo Zimbabwe ha sostenuto la lotta contro il colonialismo, divenendo modello per altre Nazioni e per il Sud Africa. Durante la nostra guerra di liberazione Mugabe ci ha supportato senza riserve come ha appoggiato movimenti contro l’oppressione su vari fronti», ha detto Cyril Ramaphosa, Presidente del Sud Africa. «Le mie sincere condoglianze alla famiglia al popolo zimbabwano per la scomparsa di Robert Mugabe. E’ stato una icona nella lotta del panafricanismo ed un esempio di amore verso la libertà e l’integrazione continentale», è la dichiarazione di Moussa Faki, Capo della Commissione Unione Africana.

Se guardiamo da vicino la vita di Robert Mugabe scopriamo che questi tripudi non sono esagerati. Mugabe è stato sinceramente legato al panafricanismo ed ha tentato di garantire l’indipendenza economica dello Zimbabwe. Non ha saputo gestire il potere. Ha instaurato una dittatura totalitaria e non una democrazia controllata, come ha fatto il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni.

Nel 1960, Robert Mugabe decide di tornare nel suo Paese per unirsi alla lotta per l’indipendenza. Si trovava in Ghana, dove per diversi anni ha lavorato come insegnante.
Si unisce prima allo Zimbabwe African People’s Union (Zapu), poi allo Zimbabwe African National Union (Zanu), nel 1963.
Nel 1964 viene arrestato e condannato a dieci anni di carcere per essersi schierato a favore della lotta armata contro il regime boero della Rodesia.
Dieci anni dopo, rifugiatosi in Mozambico, conobbe il leader indipendentista del FRELIMO Samora Machel. Assunse anche la guida dell’ala paramilitare Zimbabwe African National Liberation Army   (ZANLA), iniziando a combattere il governo razzista boero di Ian Smith.

Dopo un inasprimento della lotta armata, nel 1979 furono avviati nuovi negoziati di pace tra i boeri e Mugabe. Si concordò il ristabilimento del dominio coloniale britannico per gestire la transizione all’indipendenza del Paese. I britannici sostituirono il regime rhodesiano con un governo coloniale guidato da Lord Christopher Soames, governatore britannico. 
Alla fine anni ottanta, Mugabe aveva progettato di rendere lo Zimbabwe uno Stato socialista mono-partitico, ma il mutamento degli equilibri politici globali, la fine della apartheid in Sudafrica e la liberazione di Nelson Mandela, offuscarono il suo protagonismo sulla scena politica africana. Si mantenne nell’ambito capitalistico, creando una oligarchia al cui centro ruotava la sua famiglia.

Nel 2000 avvia la riforma agraria espropriando le terre dei bianchi senza indennizzo.
Nel 2010 avvia la indigenizzazione dell’economia obbligando gli investitori stranieri a cedere la maggioranza delle azioni a zimbabwani. Due misure che attirarono l’ira dell’Occidente. L’embargo economico decretato distrusse il tessuto sociale e fece piombare il Paese nella recessione e iperinflazione.
Le conquiste ottenute nei settori educazione e sanità furono perse per il deteriorarsi delle infrastrutture e l’incapacità di pagare adeguatamente insegnanti e personale medico sanitario. Per resistere, Mugabe inasprì il controllo del regime sul Paese, fino a quando i moti popolari del 2017 costrinsero i suoi compagni a destituirlo. Mugabe era già ammalato. L’ombra di se stesso.

Robert Mugabe viene ricordato in Africa come un eroe che dedicò tutta la sua vita al panafricanismo e alla lotta contro il colonialismo. Di tendenze marxiste offrì rifugio e supporto militare ai guerriglieri sudafricani del ANC, e a quelli della Namibia. Supportò molti movimenti di liberazione africani dando rifugio al dittatore etiope Menghistu Hailè Mariàm quando fu spodestato dalla guerriglia tigrina. Nel 1998 partecipa alla Seconda Guerra Panafricana in Congo, a fianco di Laurent Desire’ Kabila, contro Uganda e Rwanda. Una guerra finanziata con l’oro e i diamanti congolesi.

Gorden Moyo, nella introduzione del suo saggio sul ‘Dinosauro Africano’, ‘Mugabe’s Neo-sultanist Rule : Beyound the Veil of Pan-Africanism’ ci spiega le motivazioni che spingono non solo i governi africani, ma i media e l’opinione pubblica, a considerare Robert Mugabe un eroe continentale nonostante la feroce dittatura imposta in Zimbabwe. «Il Presidente Robert Mugabe è riuscito a costruirsi una ritratto di pan-africanista per eccellenza. La sua retorica afro-radicale era stata sapientemente ideata da un pantheon di intellettuali del partito ZANU-PF e media governativi. Regnò grazie alle credenziali di liberatore della Nazione. Il suo populismo conquistava le folle. La sua retorica anti-occidentale aumentava il pedigree di pan-africanista. In tutta l’Africa Mugabe è stato ammirato, così come tra la diaspora in Occidente. Tutti hanno visto in lui un campione della lotta contro il neocolonialismo. Un esempio della vera lotta Panafricana. Per questo tutti i suoi eccessi sono stati prima perdonati e poi dimenticati».

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