martedì, Marzo 19

MTN – Uganda: quando le compagnie Telecom finanziano il terrorismo I tre top manager espulsi dal Paese per spionaggio avrebbero goduto della complicità di alcune persone tra le alte sfere del Governo e dell’Esercito

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Dopo i clamorosi arresti di tre top manager della multinazionale sudafricana di telecomunicazioni MTN – Uganda, i tre stranieri espulsi nei rispettivi Paesi di origine, Elisa Mussolini, Olivier Prentoout e Annie Bilenge Tabura, evitano di rilasciare qualsiasi intervista o commento sul complicato giallo internazionale. Stessa tattica del silenzio è stata adottata dai rispettivi governi di Francia, Rwanda e Sudafrica. I primi due si sono limitati a indirizzare al Governo ugandese solo una lettera di proteste, evitando, però, che i media africani o occidentali possano fare imbarazzanti domande.  Nostre fonti accreditate in Uganda assicurano che gli atti eversivi che la polizia ugandese ha addossato a Elisa Mussolini non coinvolgono il Governo italiano. Riferiscono, inoltre, che la Mussolini possiederebbe doppia nazionalità francese e italiana.  L’Intelligence ugandese conferma la totale estraneità dell’Italia su questa vicenda.

È proprio l’Intelligence ugandese, costantemente addestrata dal potente MOSSAD, ad aver sventato il complotto. Nella tipica mentalità del potere in Uganda, un avvertimento ai tre top manager era stato fatto indirettamente nel settembre 2018, tramite un articolo comparso sul quotidiano ugandeseDaily Monitor’, pilotato dai servizi segreti ugandesi in collaborazione con il Governo americano. L’obiettivo era di avvertire i tre top manager, sospettati di essere delle spie al servizio di potenze straniere, e di farli desistere dai loro intenti, convincendoli a lasciare il Paese. Avvertimento evidentemente non preso in seria considerazione dai tre, che si sentivano al sicuro.

Il 22 settembre 2018 il ‘Daily Monitor’ pubblica uno strano articolo dal titolo ‘Mobile Money tool for terrorism financing – Report’ (‘Rapporto sul servizio Mobile Money come strumento di finanziamento del terrorismo’).  L’articolo riprende un rapporto del Dipartimento di Stato americano del 2017 consegnato alle autorità ugandesi e tenuto top secret fino al momento della pubblicazione del citato articolo. Il rapporto americano affermava che, nonostante la legge ugandese contro il riciclaggio di denaro richieda alle istituzioni finanziarie di condurre indagini sui loro clienti questo obbligo non viene richiesto alle compagnie Telecom che operano trasferimenti di fondi tramite il servizio Mobile Money.

«Gli istituti bancari e tantomeno la Banca Centrale, non monitorano i trasferimenti in Uganda via Mobile Money lasciando informalmente questo compito alle singole compagnie Telecom operanti nel Paese, senza, però, trasformarlo in un obbligo. La Banca Centrale ha rilevato lo scorso dicembre che nel Paese vi sono 22 milioni di clienti registrati al servizio di Mobile Money. Le transazioni finanziarie riportate da tutte le compagnie Telecom ammontano a 54 Trilioni di Scellini Ugandesi (12 miliardi di Euro).
Secondo indagini preliminari del Dipartimento di Stato e della Intelligence Finanziaria (americane)  vi sono alte probabilità che il servizio Mobile Money in Uganda possa servire anche per finanziare il terrorismo internazionale, politici e gruppi eversivi ugandesi.
Il Dipartimento di Stato americano osserva con soddisfazione il grande contributo che l’Uganda sta dando nella lotta contro il terrorismo internazionale nell’Africa Orientale e nel Corno d’Africa ma rivela una debolezza nel monitoraggio delle transazioni finanziarie informali tramite Mobile Money», si legge nell’introduzione del rapporto americano.

Il ‘Daily Monitor’ nell’articolo evidenzia che il Governo ugandese all’epoca non stesse applicando alla lettera le indicazioni della Nazioni Unite per la lotta contro il riciclaggio di denaro e i finanziamenti occulti al terrorismo internazionale. Mentre il Governo ugandese impropriamente assimila alcuni giornalisti dell’opposizione come terrorist,i non si impegna a sufficienza per monitorare l’enorme flusso di denaro che passa facilmente di mano in mano tramite Mobile Money con una scarsissima tracciabilità e trasparenza nei trasferimenti con i telefonini e gli smartphone, sostiene l’articolo.

Il ‘Daily Monitor’ informa che gli Stati Uniti avevano richiesto al Governo ugandese maggior impegno nella lotta contro il riciclaggio di denaro e i finanziamenti occulti al terrorismo internazionale e di formulare un piano di azione per monitorare i trasferimenti finanziari tramite Mobile Money. L’articolo, pilotato dai servizi segreti ugandesi secondo le nostre fonti, ometteva una notizia fondamentale: l’Intelligence ugandese, dal giugno 2018, stava già lavorando sul monitoraggio dei trasferimenti tramite Mobile Money e aveva individuato molti sospetti di riciclaggio di denaro, finanziamento illecito a leader dell’opposizione e finanziamenti occulti a terroristi e gruppi eversivi compiuti da una compagnia straniera di telecomunicazioni operante in Uganda.  
Indagini che hanno portato la scorsa settimana a smantellare un segreto e ben strutturato network di spie all’interno di MTN – Uganda che stavano seriamente compromettendo la Sicurezza Nazionale.

Mentre il manager generale di MTN Uganda Anthony Katamba rimane in custodia delle autorità giudiziarie ugandesi, i tre top manager se la sono cavata con qualche ora di pesanti interrogatori e la deportazione. La domanda è sul perché di queste deportazioni. Se l’Intelligence aveva le prove di attività eversive e di spionaggio compiute dalla Mussolini, Prentout e dalla Tabura perché non sono stati incarcerati e sottoposti al giudizio del Tribunale? nel caso ugandese quello militare.

Le ragioni delle rapide deportazioni risiederebbero nel fatto che la Intelligence avrebbe constatato, durante gli interrogatori dei tre sospettati, convivenze e complicità di alcune persone tra le alte sfere del Governo e dell’Esercito. Questa scoperta avrebbe forzato il Presidente Yoweri Museveni a optare per le deportazioni per evitare che i tre top manager indagati potessero, in un qualche modo, fare dichiarazioni compromettenti, e per non correre il rischio di fughe di notizie. Questo spiegherebbe il loro silenzio, nonostante che, al sicuro nei rispettivi Paesi, Mussolini, Prentout e Tabura potrebbero rilasciare interviste per spiegare la loro versione dei fatti nel tentativo di scagionarsi. «Spesso il silenzio salva la vita», recita un proverbio ugandese…

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