giovedì, Novembre 14

Mozione Segre: quel ‘prima gli italiani’ di triste memoria Quella affermazione ‘prima gli italiani’ è esattamente la stessa che durante il fascismo e il nazismo identificava negli ebrei una razza diversa da discriminare, anzi, addirittura da sterminare

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In vari articoli recenti e meno recenti mi è capitato di parlare, di dover parlare, di ipocrisia, di quella maledetta abitudine, tipica in particolare del nostro ceto politico e del ceto politico in generale di molti stati, di affermare cose che poi nella pratica quotidiana non vengono fatte, o che vengono addirittura contraddette.
Qualche giorno fa, inoltre, del tutto incidentalmente, ho fatto un riferimento molto sintetico alla vicenda relativa alla ‘mozione Segre’ in materia di linguaggio di odio, definito con una formula in inglese, tanto per evitare di non passare per provinciali oltre ogni misura, hate speech.

Ad evitare equivoci, dico subito chiaro e tondo, che il comportamento disgustoso di quei parlamentari che oltre a non votare per quella mozione, hanno espresso disprezzo verso di essa e verso le sue motivazioni, è stato appunto disgustoso e ingiustificabile in un Paese civile, e risulta poi aggravato e reso ancora più sordido dal fatto che, poi, alcuni parlamentari sono andati a scusarsi verbalmente con la proponente della mozione, con motivazioni che sono anche più ignobili di quelle del voto di astensione o del restare seduti nel momento di un applauso alla proponente: che è anche maleducazione.
Se poi si pensa che quel comportamento, giustificazioni personali incluse (ma beninteso rese subito pubbliche … il solito piede in de scarpe), è stato adottato da parlamentari che, a dir poco, si accompagnano abitualmente con esponenti di idee e pratiche fasciste o peggio, nei confronti di una persona che da quelle ‘idee’ ha subito danni gravissimi, usando spesso come motivazioneprima gli italiani’, la cosa è ancora più grave. Anche perché, scientemente o no (in gran parte credo no, perché il livello di ignoranza e insensibilità nonché umana, culturale di gran parte dei nostri parlamentari è ben noto) la motivazioneprima gli italianiè profondamente e deliberatamente razzista, perché costruisce una differenza, anzi, una contrapposizione tra gli ‘italiani’ e gli altri o meglio ‘altri’, che pure, nel caso, sono italiani ma vengono indicati come ‘non italiani’ e, visto il clima in Italia, indicati proprio all’odio.

Non è un caso, assolutamente no. Benché la mozione non indicasse solo l’antisemitismo (e su ciò tornerò fra un istante, in termini fortemente critici) come oggetto di odio, quella affermazioneprima gli italianiè esattamente la stessa che durante il fascismo e il nazismo identificava negli ebrei una razza diversa da discriminare, anzi, addirittura da sterminare.

Si tende spesso, sempre più spesso, a sorvolare su queste espressioni, come se fossero poco più chevoci dal sen fuggite’, perdonabili: sarà un caso, in corrispondenza ad un apparente ‘addolcimento’ strumentale (quindi ipocrita) delle posizioni oltranziste di Salvini & co., in vista della sua adesione al Partito popolare europeo, dove peraltro già siede comodamente Orbàn. Non lo sono, perché rivelano il profondo animo razzista di chi le dice, che non riconosce in un italiano come lui un uomo come lui.

Attenzione, perché è proprio su questa base che fascismo e nazismo (e finiamola di autoconsolarci o, peggio, autoassolverci, immaginando che il fascismo sia stato ‘più dolce’ del nazismo: era una schifezza come quello, per di più gran parte delle idee dei nazisti tedeschi erano state ‘pensate’ dai fascisti italiani) hanno costruito e giustificato il massacro sistematico e organizzato (in Germania come in Italia, chiaro?) di ebrei, ma anche di rom, di slavi, di omosessuali, di handicappati, ecc.

Nel momento in cui si diceio sono italiano e tu no e quindi i miei diritti sono diversi dai tuoi’, si mettono le basiculturaliper qualcosa di più dell’odio, per la volontà di distruzione. Molti degli ebrei ecc. massacrati in Italia e Germania erano fedeli cittadini italiani e tedeschi, avevano fatto i soldati, servito lo Stato; così come oggi (per ora solo o quasi) gli stranieri (sprezzantemente i migranti) non accettati perchéaltri’, diversi.

Quando la signora Giorgia Meloni grida sguaiatamente ‘io sono Giorgia, donna, italiana’ e via urlando, ‘cattolica …’, quando Matteo Salvini biascica preghiere (fasulle) e sbaciucchia santini e rosari, e quando entrambi sbraitano contro il Cardinale di Bologna che fa preparare i tortellini anche col pollo (Giovanni Rana, ci mette di tutto dentro, perché Monsignor Zuppi non può … vogliamo organizzare una manifestazione in piazza contro Giovanni Rana, sù coraggio, vengo anch’io) tortellini, tra l’altro, utili per chi ha il colesterolo alto e non solo per i mussulmani, mettono semplicemente le basi per una distinzione che diventa razziale, cioè che afferma che chi non è come te è un nemico, va allontanato, eliminato, cancellato: il contrario della cultura e del progresso.

E dunque, nel lunghissimo elenco della ‘mozione Segre’ (verboso e ridondante, spesso incoerente quando cita varie forme di discriminazione, ogni volta aggiungendone o togliendone qualcuna) si fa, beninteso al contrario, esattamente questo. Se tu indichi chi non deviodiare’, intanto indichi quelli che secondo te sono odiati, ma specialmente escludi quelli che non citi.

Il principio di civiltà, ma anche di cultura (non ‘liberale’, cultura e basta) è che siamo tutti uguali, tutti proprio tutti, e quindi ogni elenco è in sé limitativo e pericoloso, pericolosissimo.

Inoltre, mi ha colpito non perché sia molto importante né perché rappresenti un riferimento culturale del quale curarsi più di tanto un intervento, al solito urlato sguaiatamente, di Vittorio Sgarbi (per presentare il suo rituale libro settimanale) che diceva «chi critica o è contro Israele, è antisemita» . È proprio questa la quintessenza di quello che dicevo, mi sorprende (e lo ho scritto senza timore, quindi posso ripeterlo) che la senatrice Segre su ciò non abbia avuto nulla da ridire. Così come gli ebrei italiani, pronti a lamentarsi giustamente delle discriminazioni e delle minacce che subiscono, non hanno mai una volta una parola da dire noncontro’, ma anche solosullapolitica di Israele verso i palestinesi, dei quali un giorno sì e l’altro pure, uno ne muore ammazzato dai soldati israeliani, ebrei.

Ebbene, no. Israele è quello che è. Anzi, sarebbe bello e utile se proprio gli ebrei italiani (escludendo però Sgarbi) aprissero un dibattito serio, intenso approfondito sulla natura e sulle responsabilità di Israele, dove parlare di rispetto dei diritti dell’uomo e di legalità potrebbe essere a dir poco dubbio.

Il principio di civiltà, ripeto, è l’uguaglianza, che vale per gli ebrei, i curdi, gli armeni, i palestinesi, i Tuareg, ecc., ecc., ecc.
Se un suggerimento (che tanto non seguirà) posso dare alla signora Segre, sarebbe proprio di correggere, rileggere con attenzione quel documento, per renderlo più coerente con i principi di fondo della cultura liberale.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.