giovedì, Ottobre 22

Movimento Cinque Stelle: buttare il bambino con l’acqua sporca? Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 13

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Di fronte all’acquiescenza (o non piuttosto insipienza?) di Luigi Di Maio e sodali nei confronti di Matteo Salvini e del suo arrembàggio, il termine marinaresco è usato non casualmente, delle questioni politiche non solo in tema di Mediterraneo e migranti. Di fronte ad una Lega che vede premiata anche in termini di consensi popolari ed elettorali la propria strategia politica. Di fronte ad un centrodestra ed una destra che sembrano padrone del gioco, almeno momentaneamente. Di fronte a tutto questo la tentazione di prendersela con i ‘ragazzi di Beppe Grillo’ da parte di chi ha affidato loro il proprio consenso il 4 marzo 2018, ed ancor più le proprie speranze ché la forza del M5S è soprattutto nel dar corpo a speranze che parevano quasi estinte, insomma la tentazione di ‘scaricare’ Di Maio, Grillo e tutto il cucuzzaro è forte. Specie in certi ambienti, e soggetti, della sinistra, o di ciò (poco, proprio poco) che ne rimane.

Abbiamo affrontato direttamente la questione già in ‘Di Maio e Cinque Stelle: ma fino a che punto il fine giustifica i mezzi?’, ‘L’Indro’ 20 giugno (2018), di cui questo rappresenta una sorta di seguito e ‘Seconda puntata’. Ché la tentazione di ‘buttare il bambino (Cinquestelle) con l’acqua sporca’, anche se parlare di ‘acqua’ a questo proposito significa aggiungere scorno a dramma, è per l’appunto forte. E la tentazione di cedere alle tentazioni quasi irresistibile, essendo notoriamente l’unico vera maniera per liberarsene (credit: Oscar Wilde). Ma forse è tentazione cui al momento è bene invece opporre resistenza, dando ancora credito agli uomini ed alle donne eletti in Parlamento sotto il simbolo del MoVimento. Sino a prova del contrario «Wait and see», aspettiamo e vediamo cosa sapranno fare. Pur essendo noi della scuola gandhiana per cui «Il fine non giustifica i mezzi, ma i mezzi prefigurano il fine», ed oltretutto con il rischio corrente che, sia a livello dirigenziale che di base ed elettori, il cedimento congiunturale a Salvini divenga strutturale. E pensiero comune.

Elena Ferrante (chiunque essa o esso sia) ha appena offerto le proprie riflessioni a proposito del Movimento Cinque Stelle sul quotidiano britannico ‘The Guardian’. «(…) penso anche che sia un grave errore considerarlo un pericolo per la democrazia italiana e, più in generale, per l’Europa. (…) Mi è sembrato un importante contenitore per lo scontento generato dal modo disastroso con cui i governi di destra e di sinistra, in Italia come in Europa, hanno affrontato la crisi economica e il cambiamento epocale che stiamo vivendo». (Riprendiamo da Marco Travaglio su ‘il Fatto Quotidiano’ di martedì 26 giugno, ‘#senzadivoi’). E in effetti i Cinquestelle, oltre ad altre ‘virtù’, hanno rappresentato e forsanche rappresentano un freno pure ad una possibile nostrana ‘Alba Dorata’. Ma se poi il ‘freno’ lascia sfrenare il pur più frequentabile Salvini… Insomma: il rapporto Movimento Cinque Stelle-Lega, o Di Maio-Salvini che dir si voglia, è cruciale. E passerà di certo attraverso altre, ed al momento imprevedibili, fasi. (Intanto: ‘Di Maio e Salvini, la disfida dei ballottaggi’ e ‘Ballottaggi: ‘Il Caso Italia’ e  ‘Il Caso Imola’, ‘L’Indro’ 22 e 25 giugno 2018). Quanto a ‘The Guardian’ ed ai ‘guardiani’, ne avremmo gran bisogno pure noi. Anzitutto della Costituzione, delle ‘Regole del gioco’ e dei comportamenti della classe dirigente, dai politici ai giornalisti passando per tutti quelli che stanno in mezzo. Allora anche fare ‘i guardiani del mare’ avrebbe un suo giusto decoro.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’