giovedì, Ottobre 29

Moscovici e i timori della UE sul voto in Italia Corea: Cina pronta a lavorare con gli Usa per un accordo appropriato sulla questione nucleare. Ma il Pentagono pensa a nuovi missili nucleari

0

«L’Italia al voto. Quale maggioranza? Quale programma, quale impegno europeo? In un contesto in cui la situazione economica dell’Italia non è certamente la migliore al livello europeo, felice chi potrà dirlo…». Parola del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, che in conferenza stampa a Parigi ha evidenziato la situazione dell’Italia e i rischi per l’Europa che derivano da questo voto.

«Oggi è difficile immaginare quale coalizione uscirà dal voto, con quali ambizioni europee, anche se con l’approssimarsi delle elezioni tutti i partiti rivedono il loro posizionamento rispetto all’euro», ha ribadito Moscovici, che riferendosi poi alla situazione economica in Europa, alla Grecia, alla Brexit e alla crisi migratoria, ha detto: «Credo di poter dire che siamo usciti dall’era delle grandi crisi europee. L’Europa ha ripreso colore, può contare su una crescita solida e duratura».

E parlando di economia, è tornato sul nostro Paese: «Possiamo avere fiducia nella ripresa dell’Italia», aggiungendo che diverse riforme sono state svolte e altre sono ancora da fare. Ma ha poi ribadito che il principale motivo di preoccupazione è l’incertezza politica per le elezioni del 4 marzo. Nel merito, ha contestato la proposta di Luigi Di Maio di sfondare il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, definendo questa scelta «un controsenso assoluto»: «Sul piano economico, questa riflessione non è pertinente: il tetto del 3% ha un senso molto preciso, quello di evitare che il debito non slitti ulteriormente. Ridurre il deficit significa combattere il debito e combattere il debito significa rilanciare la crescita».

Moscovici ha poi ribadito la convergenza di vedute con Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan e il governo, ma ha poi specificato: «La Commissione e io stesso, come d’abitudine, lavoreremo con il governo democraticamente eletto dagli italiani».

Per Moscovici comunque quello italiano è solo uno dei tre rischi che incombono sull’Europa, insieme alle tensioni in Spagna per la crisi con la Catalogna e la formazione di un governo in Germania. «Identifico tre rischi che, se dovessero materializzarsi, potrebbero condurre ad elezioni europee più difficili di quanto auspicato. Il primo rischio è politico: l’Europa, per sua natura, ha orrore del vuoto ancora più paralizzante dell’assenza di consenso. Non nascondiamoci che la governance di diversi grandi Paesi europei è oggi complicata».

Poi, per Moscovici, c’è «il governo spagnolo, oggi minoritario e confrontato alla crisi catalana che è l’archetipo delle crisi regionali in Europa». Infine, ha concluso, «attendiamo sempre il nuovo governo in Germania ma mi rallegro per l’accordo di principio trovato venerdì. La strada verso un nuovo esecutivo è ancora lunga ma voglio rendere omaggio al senso di responsabilità dei miei amici della Spd. Credo che i social-democratici sanno che la Germania ha bisogno di un governo stabile, che ne sono la chiave e che l’Europa necessiti di una Germania ambiziosa».

Tra le prime reazioni alle sue parole quella del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: «Inaccettabile intrusione di un burocrate europeo nelle elezioni italiane. Le politiche di immigrazione incontrollata e di sacrifici economici imposte dall’Europa sono state un disastro e verranno respinte dal libero voto degli italiani, i burocrati di Bruxelles stiano tranquilli».

La Cina è pronta a lavorare con gli Usa per un «accordo appropriato» sulla questione nucleare della penisola coreana. A dirlo il presidente Xi Jinping in una telefonata con il suo omologo Donald Trump, riportata dall’agenzia ‘Nuova Cina‘. Secondo il presidente cinese, le parti dovrebbero «creare le condizioni per la ripresa dei colloqui». Inoltre auspica che i due Paesi aprano di più i rispettivi mercati e rafforzino la cooperazione, nel mezzo delle crescenti tensioni sugli squilibri commerciali.

Nel frattempo però il ‘Wall Street Journal‘ parla di un Pentagono pronto a mostrare un nuovo piano per sviluppare due nuovi missili nucleari a basso potenziale. Secondo il quotidiano, si tratta della risposta dell’amministrazione Trump alla crescente capacità degli arsenali di Russia e Cina. Una strategia che però preoccupa perché rappresenta un passo indietro sulla strada della non proliferazione e potrebbe spingere a riprendere la Corea del Nord a espandere il suo arsenale e l’Iran a riprendere il proprio programma nucleare.

Mentre ci sono novità per quanto riguarda il Russiagate. L’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon ha ricevuto infatti dal procuratore Robert Mueller un mandato di comparizione per testimoniare davanti ad un grand jury nell’ambito delle indagini. Lo scrive il ‘New York Times‘, sottolineando che è la prima volta che Mueller usa un mandato per ottenere informazioni da un membro (seppur ex) dello staff del presidente.

«In nessun caso lasceremo che una ‘Giungla’ possa riformarsi»: così il presidente francese Emmanuel Macron, rivolgendosi alle forze di sicurezza a Calais, città simbolo della crisi migratoria nel nord della Francia, dove, dopo 15 mesi dallo sgombero del campo irregolare di migranti, rimangono oltre 600 persone. La missione di Macron è anche quella di placare le crescenti polemiche rispetto alla futura legge su asilo e immigrazione allo studio del governo di Parigi.

Sempre in Francia, tensione al vertice di Radio France, la radio pubblica francese, dopo la condanna, ieri, del presidente Mathieu Gallet ad un anno con la condizionale con l’accusa di aver favorito due società di consulenza fra il 2010 e il 2014, quando era alla testa dell’INA. Gallet ha escluso di dimettersi, ma oggi la ministra della Cultura, Francoise Nyssen, definisce ‘inaccettabile’ che resti in carica.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore