domenica, Agosto 25

Moscopoli: le inquietudini di Stati Uniti ed Europa Non è solo questione di finanziamenti illeciti, ma delicati rapporti ed equilibri internazionali. E’ questo che deve chiarire Salvini, e il suo silenzio non è rassicurante

0

Dice, il leader della Lega, Matteo Salvini: «Io mi occupo di fatti, di cose serie che interessano gli italiani, non di favole». Qualcuno lo avverta che Moscopoli non è una versione della Bella addormentata o di Cappuccetto rosso. E’ una cosa molto seria.

Non racconta favole palazzo Chigi quando rende nota una irritata nota direttamente ispirata dal presidente Giuseppe Conte: «Un doveroso chiarimento. Continuano a pervenire alla presidenza del Consiglio richieste di informazioni sulla presenza del signor Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin. Come già anticipato, il Presidente del Consiglio non conosce personalmente il signor Savoini». Puntigliosa, la nota di palazzo Chigi fa sapere che alla cena hanno partecipato «tutti i partecipanti al Forum di dialogo italo-russo delle società civili, che si è tenuto il pomeriggio dello stesso giorno presso la Farnesina», e che Savoini è stato accreditato al forum Italia Russia da Claudio D’Amico, consigliere per le attività internazionali di Matteo Salvini. La sua partecipazione alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, nel corso della visita del Presidente Putin in Italia non presuppone alcun legame di Savoini con palazzo Chigi».

Non è una favola che il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio abbia colto la palla al balzo per stanare Salvini. Il cerchio degli ‘intimi’ di Di Maio di uno sfogo la cui diffusione evidentemente è ‘autorizzata’: «Basta con queste mezze battutine. Non può usare l’aula come gli pare. Venga a riferire così come quando fece lo show sulla Sea Watch».

No è una favola che nel blog pentastellato si legga: «Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione. Peraltro quando si ha la certezza di essere strumentalizzati, l’aula diventa anche un’occasione per dire la propria, difendersi e rispondere per le rime alle accuse, se considerate ingiuste».

Non è una favola che il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti abbia alzato la cornetta del telefono e sillabato ai presidenti del Senato, Elisabetta Casellati, e della Camera, Roberto Fico, la richiesta che il Governo riferisca alle Camere i contorni della vicenda che un po’ tutti definiscono ‘Moscopoli’.

Non è una favola la perentoria presa di posizione del presidente del PD Paolo Gentiloni, persona sempre molto posata e abituata ai toni soft e mai definitivi: «Palazzo Chigi smentisce Salvini su Savoini. A questo punto non basta riferire in Parlamento. Chi dice falsità per coprire truffe e truffatori non può fare il Ministro dell’Interno di un grande Paese democratico».
Non è una favola che il PD accusi senza perifrasi Salvini di aver mentito, e che sia formalmente convocato in aula per riferirne.

Salvini può continuare a salmodiare, come in una giaculatoria, che «mi occupo di fatti, di cose serie che interessano gli italiani, non di favole».
Il fatto è che quella che all’inizio si è provato a liquidare come una piccola storia ignobile, si rivela, ora dopo ora, un bubbone pestifero, che può esplodere con imprevedibili conseguenze. Il classico granello di sabbia in grado di far deragliare un treno ad alta velocità.

Moscopolinon è solo una vicenda di presunti finanziamenti illeciti ad un partito politico. Fosse così, pur se grave, la si potrebbe relegare nel nutrito catalogo del malaffare, cui, ormai (e non è bello), s’è fatto il callo. La vicenda rivelata dal sito ‘BuzzFeed’, gli incontri e le conversazioni nella cornice splendida dei saloni liberty dell’hotel Metropol di Mosca, è un vero e proprioaffaire’. Per una volta ha ragione Di Maio: non è cosa che si può liquidare con battute.

Gianluca Savoini, di tutta evidenza, non èsemplicementeil presidente di un’associazione di amicizia italo-russa collegata con la Lega di Salvini; ora c’è chi lo descrive come millantatore (può essere); altri lo dipingono potente e influente lobbista che opera per conto della Lega (può essere). Come sia, Savoini ai suoi interlocutori russi promette accordi che hanno oggetto il petrolio, pressioni sull’ente petrolifero italiano, e interventi a vario livello per mettere fine alle sanzioni dell’Occidente nei confronti della Russia.

Salvini si dice all’oscuro di tutto; smentisce, minaccia querele a raffica nei confronti di chiunque mette in dubbio l’onestà e la ‘pulizia’ sua e del partito che capeggia. Figurarsi: fino a prova del contrario, Salvini e la Lega sono innocenti, è affare della procura di Milano che ha aperto doverosamente un’inchiesta, stabilire come stanno le cose, e se vi siano profili penalmente rilevanti e punibili.

La vicenda, tuttavia, presenta rilevanti risvolti politici. Una premessa: è sempre buona regola prendere in considerazione le rivelazioni diBuzzFedcon le debite molle. Non è certo la prima volta che in uno scenario turbolento come quello italiano si faccia ricorso a manovre torbide per sbarazzarsi di un avversario politico. Insomma: fino a quando non si esibiscono prove concrete meglio esser cauti, quando si vocifera di scambi di denaro tra Russia e Lega.

Indubitabile, tuttavia, che la linea assunta da Salvini non solo sia arrogante, ma anche insostenibile. E’ perfettamente legittima la richiesta che fornisca chiarimenti in Parlamento.
E’ il caso di avvertire Salvini che non si tratta di ‘favole’; sono cose molto serie, vanno ben oltre presunti finanziamenti.

Savoini è immortalato a tavoli e incontri ufficiali del Governo italiano con Vladimir Putin. Anche un bimbetto lo capisce che Savoini non si è imbucato, come può accadere in un matrimonio con centinaia di invitati. A nome e per conto di chi lavora e ha lavorato? Anche perché continuare a mantenere l’iniziale versione (un lavorio a ‘insaputa’), al di là dell’incredibilità della cosa, sarebbe perfino più grave.

Savoini, in quegli incontri di cui ‘BuzzFed’ ha divulgato la trascrizione, testualmente dice, nel suo stentato ma comprensibile inglese: «È molto importante che in questo periodo storico geopolitico l’Europa stia cambiando. Il prossimo maggio ci saranno le elezioni europee. Vogliamo cambiare l’Europa. Una nuova Europa deve essere vicina alla Russia come prima, perché vogliamo avere la nostra sovranità. Vogliamo davvero decidere sul nostro futuro, sugli italiani, per i nostri bambini, per i nostri figli… Non dipendere dalla decisione di illuminati a Bruxelles, negli Usa. Vogliamo decidere. Salvini è il primo uomo che vuole cambiare tutta l’Europa. Insieme ai nostri alleati, colleghi e altri partiti in Europa. Freiheitliche Partei Österreichs in Austria, Alternativa Tedesca per la Germania [Alternative für Deutschland], Francia: Madame Le Pen, e in altri Paesi lo stesso, Ungheria con Orban, in Svezia Sverigedemokraterna. Abbiamo i nostri alleati. Vogliamo davvero iniziare ad avere una grande alleanza con questi partiti che sono proRussia, ma non proRussia per la Russia ma per i nostri Paesi. Perché per stare bene con la Russia… le buone relazioni sono per [servono]i nostri Paesi. Quindi questo è il mio unico inizio [la mia unica introduzione]alla situazione politica. Ora voglio i nostri partner tecnici, che possono continuare questa discussione. Grazie tante».

Questa è la carne del problema, che inquieta e impensierisce le cancellerie occidentali, da Washington a Berlino, da Parigi a Bruxelles: «Salvini è il primo uomo che vuole cambiare tutta l’EuropaVogliamo davvero iniziare ad avere una grande alleanza con questi partiti che sono pro Russia…».

Mosca ha tutto l’interesse a mettere fine alle sanzioni che penalizzano la sua economia; non da ora la Russia lavora per mettere la parola fine a queste sanzioni. Si può anche comprendere il lavorio della Lega per superare le sanzioni: i bacini elettorali del partito di Salvini sono concentrati nel Nord-Est d’Italia, in particolare Lombardia e Veneto: regioni con tante piccole e medie industrie con solidi legami commerciali con la Russia, e che dalle sanzioni sono fortemente penalizzate. La Lega da sempre difende e si erge a tutela degli interessi di questo elettorato.

Il partito di Salvini non ha mai negato la sua contrarietà alle sanzioni. Ma ora la Lega è il partito maggioritario; il suo capo è il perno su cui si regge il Governo; e ricopre la carica, ‘pesante’, di Ministro dell’Interno. Ecco, dunque, che si possono comprendere le preoccupazioni di Stati Uniti, Germania e Francia.
La vicenda investe come uno tsunami la credibilità del Governo Conte rispetto agli alleati della NATO. In questa vicenda non sono in ballo finanziamenti illeciti, ma delicati rapporti ed equilibri internazionali. Certamente non sono “favole”, come dice Salvini; sono cose molto serie.

Le inquietudini, le perplessità che sirespirano a Washington, Parigi, Berlino, Bruxelles sono relative a questa frase di Savoini: «Salvini è il primo uomo che vuole cambiare tutta l’Europa». Cambiare per avvicinare l’Italia e l’Europa a Mosca: «perché questi sono i nostri interessi». Gli accordi unilaterali con la Cina, i rapporti con l’Iran, ora la Russia…La diffidenza suscitata dallapoliticasovranista del Governo Salvini-Di Maio-Conte appare pienamente giustificata. E’ questa la carne del problema, è questo che deve chiarire Salvini. L’aver o no intascato del denaro da Mosca, è questione suggestiva, ma irrilevante.
Il silenzio del leader della Lega su questo aspetto della questione, è eloquente; per nulla rassicurante.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore